23.02.2019 Il diario di Q.

di Michele Dello Spedale Venti

Oggi devo ringraziare due persone. Grazie a loro nasce questo articolo.
Potrei parlare di una serie di fortunati eventi, o comunque di eventi consequenziali che arrivano e che mi permettono di scrivere questa pagina del diario.

La prima persona da ringraziare, secondo l’ordine cronologico degli eventi, è Filo(mena) Sottile.
Filo l’ho conosciuta vedendo qualche giorno fa un suo spettacolo dal titolo “La Punk spiegata alla nonna – spettacolino spiritista e transitorio”.
“Esiste una filosofia, una modalità di vita che spinge le persone a contrapporsi alle leggi scritte, alle norme non scritte, alle consuetudini, alle convenzioni, ai principi imposti e assoluti, al più becero realismo. È una filosofia antica e ha avuto tanti nomi. Noi la chiamiamo la punk.
La punk spiegata alla nonna è una seduta medianica in cui una reietta, una non-persona di questo mondo, prova a raccontarsi a una non-persona migrata all’altro mondo, con i soli mezzi a sua disposizione: parole tumultuose, strumenti poveri, melodie straccione.”

Questa la descrizione del suo spettacolo.
Filo mi/ci racconta, e racconta alla nonna, del suo modo di essere punk, ossia di contrapporsi ad uno stato di cose che la vuole come reietta e non-umana.
Maschio o Femmina; Uomo o Donna; Etero o Gay. Binari, binari, binari. Rette parallele che solo all’infinito si incontrano, ma sappiamo che l’infinito è qualcosa di intangibile, quindi queste due benedette rette non si incontreranno mai. E qualcosa che sembra destinata a non incontrarsi mai potrà vivere insieme? Attraverso lo spettacolo, Filo ci dice che un altro modo di vivere sarebbe possibile se solo lottassimo contro tutto ciò che ci vuole separatɜ e divisɜ. E ciò che ci vuole separare, vuole creare categorie e rendere esseri umani legittimati a trattare altri esseri umani come dei sub-umani, altro non è che questa società capitalista, fondata sull’inseguimento dell’utile e del guadagno personale, che con i suoi sottili giochi decide chi avrà potere e chi no, chi potrà usufruirne e chi invece potrà solo subirlo (e quando cita Realismo Capitalista di Mark Fisher ho avuto quasi un orgasmo). Il capitalismo decide cosa è “decoroso” per l’esistenza e cosa invece non lo è, e quindi praticamente non è legittimato ad esistere. E per lottare contro queste esclusioni, per includere, bisogna essere punk, mettere disordine ed affermare fortemente l’esistenza di ciò che brilla nel caos e nel caso.

L’altra persona che devo ringraziare è Elisa Di Dio ed il suo ultimo articolo su questo blog (questo il link per chi se lo fosse perso https://terramatta.net/il-mondo-salvato-dai-ragazzi/ ).
Un articolo che parla di persone che si contrappongono allo stato attuale di cose e lo fanno in modo in un certo senso punk, almeno per come ho letto io l’articolo sopracitato.

Probabilmente è stato proprio lo spettacolo di Filo a darmi questa chiave di lettura all’articolo di Elisa. Il nesso tra l’articolo e lo spettacolo a me appare  quasi scontato: adolescentɜ e giovanɜ che si contrappongono al governo e alle norme attraverso la disobbedienza, non dando assolutamente peso alla figura che hanno davanti. Anzi, osano metterla a nudo e ritrovano nella ridicolizzazione dell’istituzione e di quello che in questo momento rappresenta una via per uscire da questa dimensione violenta e che ci vuole ɜ unɜ contro ɜ altrɜ in un gioco al massacro.

Credo molto nell’utilizzo dell’immaginazione e nella costruzione di immaginari alternativi a scopo politico. Quello che è sempre mancato alla politica istituzionale è proprio  l’immaginazione: ce lo vedete un legislatore, così tanto imprigionato da parole altisonanti come “legge”, “Costituzione”, “Parlamento”, a disegnare nella propria mente qualcosa di alternativo? Anche perché, la domanda qui è d’obbligo (e per me anche retorica), conviene al sistema di potere attuale e a chi ne fa parte cercare di mettere in atto alternative che ne decreterebbero la fine?

Proprio per questo motivo a mio parere è soltanto a partire da queste pratiche che diventa davvero possibile costruire qualcosa di diverso per approdare a nuove possibilità di esistenza.  Possibilità che non marchino differenze tra gli individui, ma che includano e che comprendano tutto ciò che è diverso e variegato. Che permettano all’individuo di cercare veramente il proprio posto nel mondo, invece di accettare quel maledetto posto in un call center che non solo ammazzerà i suoi sogni, ma che lo subordinerà ad un circolo vizioso di idee e di mancate soddisfazioni in tutti i campi.

È questo che manca alla politica: la volontà di creare un altro mondo possibile e la capacità di sognare nuovi lidi. A dirci che un’alternativa è possibile ce lo dice chi, come Filo, ad esempio, ogni giorno sgomita per trovare il proprio posto nel mondo.


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