23 marzo 2019 Il diario di Q.

di Michele Dello Spedale Venti

Lo scorso mese mi ha colto in positivo una serendipità. Questo mese mi coglie in negativo. Non si può avere tutto, no? Però anche stavolta le vicende mi danno spunti per riflettere. Perciò, prego, accomodatevi e ingoiate con me questo boccone amaro.

Ieri in prima serata, su una emittente televisiva nazionale, si è consumato uno spettacolo che ha del grottesco: “FamilyDay” contro “GayPride” su Ciao Darwin, ma ciao core proprio!
Da un lato un movimento escludente che nega l’esistenza di persone, corpi e orientamenti altri (dall’eterosessualità, ndr), dall’altro un movimento teoricamente (e dico teoricamente a ben vedere, data la deriva del movimento LGBTQIA+ italiano e non solo, sul quale mi sono già espresso qui) includente le diversità più disparate.
Adesso, appunto, mi chiedo come sia possibile contrapporre due movimenti del genere, uno che chiede di togliere visibilità e diritto all’esistenza di alcunɜ, l’altro, invece, che gioiosamente lɜ accoglie e ne rivendica uguaglianza sul piano esistenziale e sociale.

La prossima settimana avrà luogo a Verona il World Congress of Families (Congresso Mondiale sulle Famiglie). Quel plurale, famiglie, potrebbe anche far ben sperare: finalmente qualcuno che si interroga e discute su come non ci sia un unico modo di essere famiglia, qualcuno che dice che la genitorialità e la famiglia sono, nei fatti, delle esperienze che ognunǝ vive in maniera propria e molto soggettiva.
Mi spiace deludervi, ma questo WCF è l’ennesimo modo che hanno ricchi maschi cis ed etero di decidere per tuttɜ.

Poveri maschi fragili. Come quello che ha ucciso la sua compagna per una “tempesta emotiva” dato che lei aveva deciso di lasciarlo. O come quello che ha ucciso la sua compagna e i giudici lo hanno compatito e hanno deciso di togliere il risarcimento ai figli della donna “perché era un gesto inevitabile” (anche se lei aveva sporto ben 12 denunce).

A prendere parola, patrocinati dal Comune di Verona, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Regione Veneto e dal Ministero per la Famiglia e la disabilità (con tanto di logo della Repubblica Italiana), relatorɜ del calibro di Lorenzo Fontana (quello che ha negato l’esistenza delle famiglie omogenitoriali, ad esempio), Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione (e che istruzione!), Silvana De Mari, nota per le sue teorie su come il sesso anale sia legato a pratiche sataniste, e Simone Pillon, quello che praticamente non vuole che ci si separi e tante altre cose fantastiche (per lui e basta, però!). Vi pare poi che potesse mancare anche Matteo Salvini?

Ecco, a me questi eventi fanno molta paura.

È lecito, o meglio dovrebbe esserlo, dare spazio a questo genere di eventi che impongono una sola e unica visione della vita, delle relazioni, della famiglia? E non vogliono soltanto imporla a livello ideologico (questo per me sarebbe già abbastanza per farmi dire di no), ma vorrebbero imporla (come sta cercando di fare Pillon con il suo DDL) anche a livello normativo e introdurla nella vita di tuttɜ come unica scelta possibile.

Per me no, in una società democratica non dovrebbe esserci spazio per l’intolleranza. E no, non penso neanche per un secondo che “Non condivido la tua idea ma darei la vita perché tu possa esprimerla” (che poi Voltaire non ha mai detto questa cosa, ma lasciamo stare): no, se dici o pensi qualcosa che ha a che fare anche con la mia vita e vuoi impormela non ci penso per niente. Anche perché quel modo di pensare è abbastanza fascista, e i fascisti non li difendo nemmeno per un attimo.

Quello, appunto, che mi fa paura è proprio questo apparentemente irrefrenabile ritorno al pensiero unico tipico dei totalitarismi, in cui anche una manifestazione pacifica di dissidenza viene repressa dalle forze dell’ordine a colpi di manganello e spintoni.
Mi fa paura questa completa mancanza di critica su ciò che succede e sul pensiero portato avanti da alcunɜ, sul fatto che non tutto è opinione e quindi ha diritto in quanto tale, alla faccia di anni e anni di lotte delle minoranze per guadagnare briciole rispetto ai privilegi di qualcuno.
Mi fa paura, soprattutto, che siano proprio le istituzioni ad autorizzare, patrocinare e sostenere questo genere di iniziative, quelle stesse istituzioni che dovrebbero, invece, essere garanti per tuttɜ e in particolare dovrebbero tutelare le minoranze.

Oggi concludo con una domanda: che fare in questi casi?


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