25 aprile: la nascita e la scoperta della nostra democrazia.

di Piergiovanni Zaffora

Cari figli,

…amate lo studio ed il lavoro. Una vita onesta è il migliore ornamento di chi vive. Dell’amore per l’umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili. Amate la libertà e ricordate che questo bene deve essere pagato con continui sacrifici e qualche volta con la vita. Una vita in schiavitù è meglio non viverla. Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli… Ma se così non può essere io muoio nella certezza che la primavera che tanto io ho atteso brillerà presto anche per voi. E questa speranza mi dà la forza di affrontare serenamente la morte. (Pietro Benedetti, 41 anni – ebanista di Atessa -Chieti- Partigiano, fucilato il 29.4.1944)

Non c’è speranza di vita per l’autore di queste parole eppure tanta ne viene data ai lettori e per primi ai suoi figli; il 25 aprile ci ricorda che siamo tutti figli di questa storia, il 25 aprile è il nostro Natale e la nostra Epifania: la nascita e la scoperta della democrazia, la nascita e scoperta di essere nazione libera. Nostri di chi? Appartengono a tutti i cittadini che amando i diritti non dimenticano i propri doveri, a uomini che perseguono l’uguaglianza e la dignità umana e sociale e, cosa importante, la pace. L’Italia ripudia la guerra. Appartengono a chi sentendosi nazione è cittadino del mondo che diventa patria, a chi non perde mai l’umanità nell’accoglienza e nell’aiuto ai bisognosi, a chi garantisce la libertà, la propria e l’altrui. Il 25 aprile è anche il 26, il 27, il 28 e tutti i giorni di ogni benedetto anno che è stato e che sarà. Ci comportiamo quotidianamente come veri partigiani: scegliendo, aiutando e difendendo, invocando giustizia sociale e chiedendo punizione per i corrotti e i corruttori; combattiamo. Contro l’indifferenza. Noi tutti siamo chiamati, e ripeto non solamente il 25 aprile, al rispetto, al ricordo, alla speranza che stiamo costruendo un mondo migliore per il quale, dal 1943 al 1945, (e ancora ai giorni nostri) molti uomini e donne diedero la vita. Come ci si sente con un’eredità di questa natura? E ancora, come ci si sente con il peso di queste morti a sentire riparlare di fascismo e nazismo? Più i testimoni di quel tempo scompaiono, più i “dimentichi” di quel tempo provano a riscrivere la storia. Di recente uno striscione davanti una scuola invocava “basta ANPI”, è abbastanza naturale provare a zittire le poche voci resistenti e depositarie della memoria storica di questo paese; difendere la Costituzione e onorarne i valori è il compito di noi tutti ed è per questo che la frase «A me non sta bene che no» detta da un quindicenne e rivolta ai neofascisti di CasaPound e di Forza Nuova mi sta più che bene e mi riempie di speranza.

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