28.04.2019 Il diario di Q.

di Michele Dello Spedale Venti

“Una volta eravamo camerate,
ma ora vi do ordini
perché sono un uomo – vedete –
e ho in mano il coltello
e vi opero.
La vostra clitoride, che custodite sì gelosamente,
io la strapperò, la getterò a terra,
perché sono un uomo, oggi.
Ho il cuore di pietra:
altrimenti non potrei operarvi.
Dopo vi cureranno la ferita,
ed io saprò molte cose:
conoscerò quelle che si curano,
quelle che si trascurano.”

(Canto iniziatico delle vecchie che praticano la escissione della clitoride alle ragazze Manja, Ubanghi, nell’Africa)

“Non parlate in tal modo, sorelle.
Il mio cuore è impaurito.
Ho grande terrore.
Se potessi mutarmi in uccello!
Come presto me ne volerei!”

(Canto rituale delle giovani Manja durante la suddetta operazione)

Ho da poco finito un libro, “Sputiamo su Hegel”, di Carla Lonzi. Una raccolta di pensieri e riflessioni scaturiti dai percorsi e negli spazi di autocoscienza femministi.

I versi sopra, presi dallo stesso libro, per me hanno avuto un enorme impatto.

Non che non conoscessi la problematica delle mutilazioni genitali femminili, ancora attuali in alcuni paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Ho sempre pensato si trattasse di barbare pratiche lontane da me, da qui.
Mi sono resǝ conto, sempre grazie a questo libro, che nell’“Occidente evoluto” non sono stati fatti molti passi avanti, invece, anzi, la mutilazione femminile si è mossa e si muove su fili molto più sottili e meno facilmente riconoscibili.

La psicologia e la psicoanalisi nel secolo scorso hanno preso piede in modo importante nella nostra cultura, e Freud per primo ha scritto e analizzato a fondo la sfera sessuale dell’individuo.
Proprio la psicoanalisi ha generato tutta una serie di mostri rispetto alla sessualità (Foucault ce lo mostra con estrema facilità e chiarezza nel suo “La volontà di sapere”), decidendo al posto dell’individuo cosa fosse bene per il suo piacere e cosa non lo fosse.

È proprio attraverso questa medicalizzazione della sessualità che psicologia e psicoanalisi hanno operato questo intervento sulla sessualità femminile: non hanno strappato materialmente la clitoride, hanno “soltanto” reso la clitoride l’organo del piacere sbagliato, immaturo ed infantile, hanno assunto e codificato il piacere femminile, spingendo la donna ad un piacere più mite, quello vaginale, giustificando questo spostamento del centro del piacere definendo quest’ultimo come il piacere maturo femminile.

È scientificamente dimostrato che la clitoride è un organo molto sensibile, e che se adeguatamente stimolato può portare le donne addirittura ad orgasmi multipli.
È l’anatomia femminile ad essere estremamente diversa rispetto a quella maschile: mentre per il maschio l’organo deputato alla riproduzione è anche l’organo deputato al piacere sessuale (anche se avrei molto da ridire su tutto ciò!), per la femmina i due non corrispondono.
E spesso anche chi si occupa di educazione e salute sessuale non si preoccupa di educare le femmine al proprio piacere, ma solo a come evitare gravidanze indesiderate.
Appunto, il filo sottile su cui si muove oggi il patriarcato fa in modo da non sviluppare il dualismo sesso-riproduzione come due concetti nettamente distinti per le donne, ma discute di come le donne dovrebbero stare attente se non desiderano una gravidanza. Chissà come mai, invece, non parli mai di come sviluppare la sessualità, anche maschile, fuori dal fallocentrismo.


Se prima l’aborto non era giustificabile e quindi doveva essere eseguito clandestinamente quando c’era qualcunǝ dispostǝ a praticarlo, oggi si concede alla donna di abortire (come se non dovesse essere lei, per principio, a scegliere sul proprio corpo), non dandole però gli strumenti per uscire definitivamente dal connubio sesso-procreazione.

Perché una donna che vuole fare soltanto sesso, e che non ha bisogno di essere penetrata per provare piacere, invece si ritrova a dover fare i conti con tutto ciò?

È presto detto: privando psicologicamente la femmina del proprio centro del piacere il patriarcato ha operato una vera e propria escissione della clitoride, rendendola dipendente dal maschio per il raggiungimento del suo piacere definito “maturo”.

L’educazione sessuale, i media, anche il porno mainstream (leggi la pagina del diario sul festival di porno alternativo) non escono mai da questo schema per cui la penetrazione sia l’atto sessuale per eccellenza. Non ci mostrano che si tratta dell’atto sessuale per eccellenza del patriarcato, quello che usano anche gli animali per dominarsi a vicenda, atto nel quale uno dei due individui “soccombe” e si ritrova sottomessǝ. E quindi perde la propria indipendenza e la propria individualità.

Ecco. Un libro degli anni ‘70 mi ha aperto gli occhi su questioni che assolutamente non vedevo, e su questioni che mi rendo conto sono assolutamente attuali.

Quello che penso con ancora maggiore convinzione, e Carla Lonzi me lo ricorda con maggiore forza riprendendo la corrispondenza tra Lenin e Clara Zetkin, è che non ci può essere una vera uguaglianza per tuttɜ se non si parte dalla liberazione femminile.


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