30.03.2020 Il diario di Q.

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di Michele Dello Spedale Venti

30.03.2020

Isolamento e quarantena.
Questo mese mi trovo tutto il tempo del mondo per scrivere, e come sempre riesco a ridurmi all’ultimo minuto. Dopotutto una quarantena non fa miracoli.

Non so come voi stiate vivendo questa dimensione.
Io penso di star vivendo in una dimensione sospesa.

Avete presente una di quelle puntate di “Black Mirror” (una serie Netflix, per chi non la conoscesse – consigliatissima, ma non in questo periodo) in cui sapete bene che quello che state vedendo è realistico ma non del tutto reale? Che quello che sta succedendo è realistico, verosimile, potrebbe accadere ma manca quel qualcosa per renderlo reale per davvero?
Ecco, il mio stato d’animo momentaneo è questo: sospesə tra una specie di incredulità e una sorta di inquietudine legata al futuro, prossimo e anteriore.
L’inquietudine, soprattutto, è dovuta ad una specie di splitting del desiderio: un lato di me, quello più quieto, vorrebbe che tutto tornasse alla situazione precedente molto presto: come un risveglio brusco da un sogno un po’ troppo lungo, ma che rimane tale; l’altro lato brama e teme allo stesso tempo qualcos’altro: il cambiamento.

Questa pandemia ha in un attimo soltanto fatto saltare in aria tutte le abitudini e le certezze che avevamo, che anche io avevo.
Ha fatto breccia in modo del tutto inaspettato in un sistema che fino a poco tempo fa si riteneva equo e solido: tuttɜ hanno la possibilità di essere tutto con Mr. Capitalismo. Basta una buona dose di merito, di buona volontà e tuttɜ possono essere chiunque.

Davvero è così?

Oggi stiamo assistendo alla fragilità di questo sistema, a come chi ha quei privilegi di cui ho parlato nei miei precedenti articoli adesso si trova a tenerli stretti con le unghie e con i denti.

Ad esempio, Forchielli (imprenditore, giornalista e blogger) in un suo tweet di qualche giorno fa:

Lui dice che i sindacati lo stanno pugnalando alle spalle invitando ɜ operaɜ a scioperare.
Le fabbriche e i mezzi di trasporto usati daɜ operaɜ per andare sul luogo di lavoro erano diventati gli unici luoghi in cui si creavano assembramenti di persone, assembramenti che, come sappiamo ormai tuttɜ dai fantastici spot televisivi che passano ogni cinque minuti in TV, aiutano al massimo il virus a diffondersi.
Quasi allo stesso modo Renzi che nella sua intervista ad Avvenire (qui) invita a riaprire scuole ed aziende il 4 maggio, in barba a qualsiasi norma di buon senso e di cautela.
Insomma, come diceva Salvo nel suo articolo di qualche giorno fa (qui), chi può rimanere a casa, chi ha il privilegio di poterci restare, ci resta. Chi non ce l’ha no.
Sia le aziende che ɜ operaɜ e chi lavora chiedono l’intervento dello Stato per ristabilire l’ordine e la tranquillità sociale.
Addirittura tantissimɜ diligenti cittadinɜ si son messɜ a denunciare chi sta fuori di casa, partendo da chi fa una corsetta attorno a casa per scaricare la tensione, anche se da solə e rispettando tutte le norme preposte, sia chi magari sta solo facendo una passeggiata perché vive da solə in un monolocale di 20 mq e si sente alienatə da questo stato di cose.

Ma, ovviamente, la responsabilità è del singolo individuo, mai di una collettività e di un sistema senza freni.

Ed è a questo punto che l’inquietudine si fa più viva.
Perché moltissime persone non hanno la possibilità di arrivare tranquille a fine mese già in tempi normali. Figurarsi adesso che moltissimɜ hanno perso il lavoro o stanno per perderlo, chi già non ce l’aveva e adesso non può neanche cercarlo, e molto probabilmente non potrà neanche nei prossimi mesi.
Questa situazione potrebbe portare a scenari non proprio tranquilli, per usare un eufemismo.
Non voglio fare ə profeta dell’Apocalisse, ma se questa situazione si protrarrà più di quanto il sistema consente, probabilmente il mondo come lo conoscevamo è destinato a cambiare in modo radicale.

Come, però?

La domanda è aperta.

Un piccolo esempio, con mille risvolti, potrebbe essere l’introduzione nella normalità, della teledidattica che al momento è stata allestita per tuttɜ: immaginate che sia nelle scuole che nelle università diventi la norma. Quantɜ studentɜ non dovrebbero più essere costrettɜ a lasciare casa e trasferirsi (abbassando di molto le spese familiari per l’istruzione) magari lontano e potrebbero comunque seguire una qualsiasi lezione di un qualsiasi ateneo nel mondo?

Questo è solo un esempio per provare ad immaginare questo cambiamento, e lasciarvi con questa domanda: se da domani aveste carta bianca per poter cambiare questo stato di cose, il mondo che vi circonda come lo immaginate? O meglio, come lo disegnereste?

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