31.10.2020 Qualcosa si è mosso. Il diario di Q.

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di Michele Dello Spedale Venti

                                        31.10.2020

Vi è mai successo di volere sparire? O di volere essere qualcun altrə?

Intendo proprio sparire dalla circolazione e potere ricominciare da capo, da qualche parte nel mondo in cui nessuno vi conosce. Di recente ho avuto l’occasione di pensarci: l’occasione me l’ha fornita la sfiga. Ho perso o mi hanno rubato il portafoglio, con all’interno tutti i documenti, il bancomat, l’abbonamento ai mezzi pubblici… Insomma, praticamente qualunque cosa attestasse la mia identità.

Avrei potuto essere letteralmente chiunque, e nessunə allo stesso momento.
Sicuramente ero nessunə nell’ufficialità delle istituzioni, ma ero sempre ə solitə davanti alle persone che mi conoscono. E sicuramente, guardandomi allo specchio, non potevo che essere sempre lə stessə: la solita faccia assonnata e con le occhiaie la mattina, il solito difetto che sta lì da che io abbia memoria. Insomma, anche senza un pezzo di carta che riportasse i miei dati anagrafici lo specchio mi ricordava perfettamente. E anche le persone intorno a me.

Quindi possiamo dire che la questione dell’identità può essere affrontata in diversi modi, almeno su tre livelli: l’identità percepita da sé, l’identità che ci attribuisce chi ci conosce, e l’identità “istituzionale”. E sono tutte e tre estremamente intrecciate e difficilmente districabili tra loro. E questo le persone transgender/transessuali/non-binary lo sanno bene.

Non entro assolutamente nel merito della questione della cosiddetta “disforia”, non volendo parlare al posto delle persone trans/non-binary né per sovradeterminarle dalla visione di una persona cis-.
Quello che però voglio raccontare è che finalmente a livello nazionale si è mosso qualcosa per aiutare chiunque voglia fare un percorso di transizione: dal primo di Ottobre di quest’anno la terapia ormonale sostitutiva è gratuita per tuttɜ e a carico del Sistema Sanitario Nazionale (Determina della Gazzetta Ufficiale 23 Settembre 2020).

Tornando alla questione dell’identità, è un enorme passo avanti per le persone trans il poter ricorrere gratuitamente alla terapia ormonale sostitutiva, dato che fino a poco tempo fa i farmaci erano a carico della persona interessata, e che non è detto tuttə potessero permetterseli.
Questo perché pur facendo pace con il proprio corpo, non sempre si riesce a passare per ciò che si è. E per le persone trans la terapia ormonale è un passo essenziale per poter “passare” per l’identità di genere che hanno. La terapia ormonale aiuta la peluria a crescere, le corde vocali ad ingrossarsi o assottigliarsi, il seno a crescere… Insomma, a modificare i caratteri sessuali secondari e il corpo a modificarsi e allinearsi maggiormente alla propria identità di genere.
E per “passare” intendo proprio il non subire “misgendering” da parte soprattutto di persone sconosciute, che si basano su caratteristiche fisiche e di abbigliamento per decidere come rivolgersi a qualcunə. Lo facciamo tuttə, più o meno inconsciamente ed inconsapevolmente: diamo per scontato che una persona in giacca e cravatta sia un uomo e che una persona con una gonna sia una donna; o che una persona che ci chiama alle spalle con una voce acuta sia una donna, e che una tonalità più bassa e meno “musicale” sia da attribuire ad una voce maschile.
Insomma, la solita annosa questione del binarismo di genere, delle identità prestabilite in base alla biologia molto care ad ArciLesbica e alla Rowling, ormai non più definite TERFs (che stava per Trans-Excludent Radical Feminists) ma FARTs (Feminism-Appropriating Reactionary Transphobes – divertente anche l’acronimo). Nei Paesi e nell’Internet anglofono, grazie anche all’introduzione del pronome “They/Them” come neutro, si è presa anche la buona abitudine di specificare preventivamente o chiedere prima il proprio pronome, non basandosi soltanto sul nome o sulla foto della persona in questione.

Ciò, però, non succede e non può succedere a livello istituzionale. Soprattutto in Italia, dove ancora il cambio anagrafico del nome e del sesso sui documenti può avvenire solamente dopo l’intervento definitivo di cambio di sesso (per intenderci: asportazione di pene e testicoli con vaginoplastica per le donne trans, istero-annessiectomia e falloplastica per gli uomini trans). Intervento che, oltre a comportare il cambio di genitali, determina anche una sterilizzazione per queste persone, con conseguenti problemi non solo rispetto alla possibilità di avere eventualmente figlə, ma spesso e volentieri con problemi per quanto riguarda la sfera sessuale (assolutamente non trascurabili per la dimensione personale). Da diversi anni è ormai arenata la proposta di modifica del D.Lgs. n. 150/2011, articolo 31, comma 4, che prevede che la rettifica del dato anagrafico è subordinata all’intervento chirurgico. Due sentenze della Corte di Cassazione si sono mosse già in questa direzione, ma la legge non si è ancora mossa in questa direzione.

Che sia il momento di farlo?

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