4 Maggio 2020 – Fase 2

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Ilaria Miccichè

Da giorni si parla del 4 Maggio e di come “cambieranno” le vite di molti.
Scusate, “forse cambieranno”.
Scusate, pressoché “proseguiranno invariate”.
Scusate, il DPCM del 26 Aprile mi ha un po’ destabilizzata. 

Quando il 26 Aprile 2020 il Presidente Conte ha tenuto il tanto atteso discorso alla popolazione, sulle norme che sarebbero entrate in vigore a partire dal 4 Maggio, mi sono resa conto di quanto in molti nutrissero la speranza di un “liberi tutti”;

io al contrario ne sarei stata indubbiamente preoccupata.

Sono ben cosciente di quello che un’apertura totale potrebbe rappresentare per la popolazione italiana, per il sistema sanitario e per tutti quelli che ogni giorno si ritrovano a dover fronteggiare il “virus sconosciuto” siano essi medici, infermieri, personale dei supermercati, panettieri, fruttivendoli, giornalai, membri delle forze dell’ordine e chiunque altro si trovi, per lavoro o necessità, a rischio di un potenziale contagio. 

Pertanto ritengo sacrosanto il diritto e il dovere dello Stato di invitare alla limitazione dei contatti sociali ed educare all’adozione di tutte le strategie utili alla riduzione del contagio.

Al momento, infatti, non sarebbe prudente secondo le valutazioni del Comitato Tecnico Scientifico dare il “via libera”; gli esperti hanno studiato i dati in loro possesso che, per quanto parziali, possono con ragionevolezza analizzare una determinata situazione epidemiologica e determinare delle previsioni. Pertanto sono favorevole al seguire le indicazioni fornite da chi dovrebbe avere una visione complessiva certamente più chiara della mia. 

C’è un però.

Anche io rientro tra quei tanti italiani che hanno cercato sul dizionario la parola “congiunti”, facendola schizzare sui Google Trends, chiedendosi cosa potesse comprendere quella definizione. Come cittadina italiana, che sente di far parte di una repubblica democratica e che crede nella democrazia, mi sono chiesta cosa sarebbe stato lecito fare a partire da oggi, in che modo avrei dovuto limitare temporaneamente la mia libertà al fine di garantire un bene collettivo pubblico di enorme valore, il diritto alla salute.

Su dizionario Treccani alla parola “congiunti” si legge: chi è legato ad altri da un vincolo di parentela, affine, consanguineo, familiare, parente. 

Si comprende bene come questa soluzione di iniziale riapertura possa essere stata considerata come retrograda, familista e paternalista dando vita a critiche e malcontenti. Da qui la decisione del governo per calmare le acque: tra i congiunti possono rientrare anche i fidanzati ma, anche in questo caso, è stato come voler mettere una toppa su un jeans strappato limitando un danno che di fatto continuerà a risaltare agli occhi. 

In Italia il 33% della popolazione è single, ci sono anziani che vivono da soli e che vengono supportati da amici o conoscenti, ci sono studenti o lavoratori fuori sede che vivono lontani dalla propria terra e dalla propria famiglia, c’è chi non ha più legami relazionali con i propri parenti ma che ha costruito intorno a sé degli affetti stabili di pari importanza a quelli che vengono ritenuti leciti da questo provvedimento; per loro e per molti altri la possibilità di ottenere un conforto risiede in quelle persone a cui non sono legati da un legame di sangue o da una relazione amorosa. 

Verosimilmente gli amici; ed è evidente come in questo contesto la parola “amico” non sia legata a quella di “party”. 

Una fetta consistente di popolazione inevitabilmente non si è sentita rappresentata e tutelata perché un conto è dire a tutti di stare a casa per limitare il contagio, un altro è arrogarsi il diritto di stabilire a priori una scala degli affetti ed in questo modo legittimare solo alcuni rapporti definendo chi è lecito frequentare e chi no. Se è stato deciso, spero coscienziosamente, di ridurre le restrizioni sul contatto sociale con lo scopo di fornire sostegno a quanti si sono trovati psicologicamente provati dall’isolamento, non si può non tenere conto della complessità della popolazione che si sta rappresentando e dell’esigenza di garantire l’uguaglianza dei diritti che è alla base di una repubblica democratica.

Il nostro Governo si è dimostrato per l’ennesima volta paternalista perché piuttosto che limitarsi a fornire una regola generale di comportamento, che potesse essere applicabile da tutti i cittadini con consapevolezza e coscienza, è entrato nel merito della validità e della natura delle relazioni e si è comportato in modo fortemente antidemocratico.

Se di fatto viene concessa fiducia a quella fetta di popolazione che rientra nelle categorie “privilegiate” del DPCM, mi viene difficile comprendere come il negarla a quanti non hanno una relazione di coppia stabile (o non standard) oppure una famiglia che vive nel proprio territorio di residenza, possa non essere considerata come una privazione di diritto, tale che le suddette condizioni si configurino quasi come una colpa dell’individuo.

Indubbiamente, al di là delle frequentazioni ammesse o meno, la situazione generale ha fatto risaltare all’occhio una realtà ben oltre più complessa e che meriterebbe molteplici approfondimenti basti pensare alla riduzione dei fondi alla sanità pubblica negli ultimi anni, alla mancanza di diritti per le coppie di fatto, allo scarso riconoscimento delle famiglie in difficoltà e alla mancanza di dignitose agevolazioni, alle autonomie regionali che talvolta agiscono in modo illegittimo, al troppo spesso dimenticato diritto all’istruzione, al mancato riconoscimento del valore delle attività culturali per la nostra società, ai lavoratori in nero, a chi un lavoro l’ha perso o a chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, alla disparità di ricchezza, a chi vorrebbe la libertà di poter oltrepassare i confini del proprio paese ma allo stesso tempo vorrebbe negare lo stesso diritto a chi viene verso il nostro… 

Probabilmente non sono la persona adatta a sviscerare questi temi ma spero che, adesso che sono venuti a galla come la punta di un iceberg, aumenti la presa di coscienza e la consapevolezza.

È innegabile che il contesto della pandemia che tutti ci stiamo trovando a fronteggiare sia una situazione nuova ed immagino le complessità di gestione dal punto di vista sanitario e politico ma, se le premesse sono queste, mi chiedo:

stiamo veramente procedendo verso la direzione giusta o si naviga a vista?

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Linda Biondo

    Come darti torto? Impossibile. È una fedele fotografia della realtà. Mi dispiace solo il finale… Speravo forse in un messaggio di speranza, ho colto altro e ho bisogno di sentirmi dire che possiamo farcela.

  2. ilaria miccichè

    Mi dispiace di averti trasmesso tristezza 😊.. Non era l’effetto che intendevo dare. Anzi penso che una presa di consapevolezza possa essere solo un modo per migliorarsi e per migliorare la nostra società..
    Ce la faremo senza ombra di dubbio, ne sono certa! 💪

  3. Linda Biondo

    E se lo dici tu, ci credo. Rinnovo la mia stima per te. In bocca al lupo, Dott.ssa Ilaria

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