Achille Piè Veloce di Stefano Benni

di Amalia

Stefanno Benni, Feltrinelli, 2007

Un giovane scrittore di nome Ulisse e un malato terminale di nome Achille. Sullo sfondo Pilar e una continua intromissione degli “scrittodattili” che ossessionano la vita dello scrittore.
Tutto intorno, una serie di personaggi che danno l’impressione di correre sempre ma di riuscire a essere comunque sempre in ritardo; tutti, escluso Achille, lui è un puntuale.

La sua puntualità non è solo di chi è costretto su un velocissimo “Pegaso” a forma di sedie a rotelle, chiuso in una camera e costretto a comunicare attraverso un computer. È per lo più intellettuale, è una necessità, un desiderio ma anche una condanna. L’ira funesta del nostro Achille si manifesta attraverso questa caratteristica riuscendo così ad attraversare e intrecciare tutta la narrazione. Non a caso, l’autore, nel primo contatto tra nostri personaggi dai nomi omerici, da subito confessa “la vita di un puntuale è un inferno di solitudine immeritate.”

L’essere puntali nel tempo e nelle parole, il bisogno – nelle relazioni con le persone, con i corpi e con gli spazi che abitiamo – di arrivare sempre in quello spazio centrale che spesso viene offuscato o volutamente nascosto da ciò che lo circonda, lotta però con la mancanza di tempo dettato dalla malattia del nostro protagonista influenzando così il corso delle parole che scorrono nel testo. Allora tutto si muove in un marasma di richieste, pensieri, scoperte, confessioni e grandi quesiti.

Voglio la lista dei grandi dolori da niente”

Si, ho un uccello portentoso, […] chi non si darebbe una ritoccatina? Io ad esempio se l’avessi più lungo, potrei farlo scendere dalla finestra, strisciare lungo il muro con una piccola telecamera annodata per scegliere la preda, e sulla cappella metterci un biglietto con scritto: «Il mio padrone è timido io no. Faccia di me quello che vuole»

Quanti cristi inchiodati a una sedia o a un letto la gente scavalca per inchinarsi a un cristo di legno?”

Una relazione affascinante e tormentata che attraverso questa continua ricerca di puntualità di pensiero, riscrive le vite dei personaggi del romanzo. Un Achille piè veloce e un Ulisse polìtropo che grazie alla penna di Stefano Benni riescono a riconfigurare e a non perdere il dono dei loro maestosi epiteti.

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