Adozione di minori. Diritto di sapere

Tizia e Caia hanno contratto matrimonio all’estero ed hanno entrambe cittadinanza italiana.

Ai sensi dell’art. 32-bis della l. n. 218 del 1995, come introdotto dal d. Lgs. n. 7 del 2017 “il matrimonio contratto all’estero da cittadini italiani con persona dello stesso sesso produce gli effetti dell’unione civile regolata dalla legge italiana”. Analoga norma riguarda l’unione civile costituita all’estero.

Così, in Italia sono efficaci sia il matrimonio celebrato all’estero, sia l’unione civile celebrata all’estero, attribuendo a questi negozi la medesima efficacia dell’unione civile regolata dalla legge n. 76 del 2016 (Legge Cirinnà).

Tizia e Caia presentano così la domanda di adozione come persone che hanno contratto matrimonio all’estero, idoneo a produrre effetti in Italia.

Nell’ordinamento italiano il legame genitoriale può originare da un procedimento adottivo: il genitore diventa tale in assenza di legame biologico con il minore e a seguito di procedura giurisdizionale che sostituisce al vincolo biologico una attribuzione giuridica della responsabilità genitoriale.

La normativa in materia di adozione è la legge 4 maggio 1983 n. 184 secondo cui l’adozione è consentita a coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni. Tra i coniugi non deve sussistere e non deve avere avuto luogo negli ultimi tre anni separazione personale neppure di fatto. I coniugi devono essere affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendano adottare. Condizione necessaria perché l’adozione possa essere pronunciata, è che l’età degli adottanti superi di almeno diciotto e di non più di quarantacinque anni l’età dell’adottando.

L’adozione è sempre consentita a favore dei minori dichiarati in stato di adottabilità (art. 7 comma I): sono dichiarati in stato di adottabilità dal tribunale per i minorenni, i minori di cui sia accertata la situazione di abbandono perché privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a causa di forza maggiore di carattere transitorio.

L’art. 7 della legge 4 maggio 1983 n. 184 esclude l’adozione da parte di coppie formate dallo stesso sesso, atteso che il procedimento adottivo è riservato ai coniugi e non è esteso agli uniti.

Tuttavia, l’art. 44 della suddetta legge prevede alcuni casi particolari in cui è ammessa l’adozione da parte di coppie di fatto: ovvero, i minori possono essere adottati (“anche quando non ricorrono le condizioni di cui al comma 1 dell’articolo 7”): a) da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, anche maturato nell’ambito di un prolungato periodo di affidamento, quando il minore sia orfano di padre e di madre; b) dal coniuge nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge; c) quando il minore si trovi in condizione di handicap e sia orfano di padre e di madre.

L’adozione del configlio (in inglese stepchild adoption, ovvero “adozione del figliastro”) o adozione in casi particolari è un istituto giuridico che consente al figlio di essere adottato dal partner (unito civilmente o sposato) del proprio genitore purché vi sia il consenso del genitore biologico e a condizione che l’adozione corrisponda all’interesse del figlio.

Adozione piena e adozione in casi particolari rappresentano due diversi istituti giuridici.  

L’adozione cosiddetta legittimante abilita l’adozione (nazionale o internazionale) di bambini in stato di abbandono, prevedendo una corsia preferenziale in favore delle persone con cui il minore abbia instaurato legami affettivi significativi e un rapporto stabile e duraturo (si tratta, in genere, della cosiddetta famiglia affidataria).

La “adozione in casi particolari” è ammessa, invece, in ipotesi in cui vi è già una relazione genitoriale di fatto tra un bimbo ed un adulto. La stessa è consentita anche ai singoli ed alle coppie non sposate. Si tratta dell’ipotesi di bambini già curati da parenti o conoscenti e dell’ipotesi di bambini che hanno instaurato una relazione filiale col nuovo coniuge del proprio genitore.

Di recente alcuni Tribunali hanno incluso nella c.d. adozione in casi particolari l’adozione da parte di coppie non legate da vincolo matrimoniale e quindi anche a coppie omosessuali.

Così, nell’ipotesi di minore concepito e cresciuto nell’ambito di una coppia dello stesso sesso, “sussiste il diritto ad essere adottato dalla madre non biologica, secondo le disposizioni sulla adozione in casi particolari ex art. 44 lett. D della Legge 4 maggio 1983, n. 184 ed a prendere il doppio cognome, sussistendo, in ragione del rapporto genitoriale di fatto instauratosi fra il genitore sociale ed il minore, l’interesse concreto del minore al suo riconoscimento”.

Gabriella Motta

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