Afterhours – Folfiri o Folfox

di Pino
Puglisi

La bellezza di avere un giradischi ed essere appassionati di musica è quella di poter ricevere all’improvviso regali fantastici e semplici come un vinile. L’altra cosa bella è inserire nella collezione uno dei gruppi che ti ha segnato e continua ad accompagnarti tutti i giorni con le loro canzoni. E quando queste ti ronzano per la testa per tanto tempo vuol dire che quel gruppo, quegli artisti, hanno fatto breccia nel tuo cuore, nella tua anima e difficilmente li potrai abbandonare; si crea un rapporto intimo, li ascolti in qualsiasi momento, li porti con te ovunque vai, ti accompagnano.

L’emozione che ho provato ascoltando dal vivo questo gruppo non è facile da descrivere, la loro musica è potente, spigolosa, i musicisti sono dei veri e propri “animali da palcoscenico”, ti prendono, ti sconvolgono, se capisci quello che vogliono trasmetterti ed accetti che loro entrino nella tua testa è fatta, ti travolgono nel loro mondo fatto da chitarre e basso distorti pieni di grinta, un drumming potente, armonioso, una voce graffiante e profonda e un violino incantatore.

Questo album degli Afterhours è il ritratto del percorso fatto dagli anni ’90 fino ad oggi. La maturità del  gruppo è evidente, si impongono come uno dei migliori gruppi di rock alternativo italiani.

“Folfiri o Folfox” è la celebrazione del momento esatto in cui qualcosa si spezza e cambia in modo radicale, ma il cambiamento è inevitabile, la chiave sta nel riadattarsi, nel rialzarsi e nel rinascere dopo i momenti più bui. Folfiri e Folfox sono il nome di due cicli chemioterapici. Tutto parte dalla scomparsa del padre di Manuel Agnelli, passando per altri lutti che hanno colpito i membri della band ma, nonostante questo, il potente doppio album che nasce dalla malattia, diventa un passo dopo l’altro un’esplosione di vita. Lo sconforto che diventa opportunità, una speranza, la prova che ci siamo ancora e possiamo essere felici, o almeno tentare di esserlo.

Non è facile descrivere l’intensità di questo album, perché è in costante equilibrio tra rock, brani dominati dalla chitarra acustica, contaminazioni sperimentali, e qualche canzone quasi pop. La cura dei dettagli è quasi maniacale, sembra che ogni traccia poggi sull’altra come se ne avesse bisogno e ne fosse il sostegno.

Gli Afterhours devono piacere, non ci sono mezze misure, però se piacciono sarà difficile togliere dalla testa le loro canzoni e il loro modo di affrontare la musica.

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