Al cinema con Salvo. Big fish

Lingua originale: inglese

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Anno: 2003

Durata: 125 min

Rapporto: 1.85:1

Genere: drammatico, fantastico, avventura

Regia: Tim Burton

Soggetto: tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Wallace

Sceneggiatura: John August

Da piccoli siamo assolutamente affascinati dalla trasformazione dei nostri genitori in abili cantastorie, amiamo il modo in cui ci tranquillizziamo per poi prender sonno, ammaliati dai mondi fatati all’interno dei quali veniamo trasportati per conoscere personaggi dalle inconsuete caratteristiche. Crescendo ci allontaniamo sempre più da quell’atteggiamento e ci troviamo alla continua ricerca di dare un reale senso alla nostra vita. Lo cerchiamo nella quotidianità e nelle cose materiali, in quello che ci da sicurezza e ci sembra concreto. Troppo tardi ci rendiamo conto come tutto quello che ci siamo costruiti attorno non è il senso della vita, anzi, è più finto di Alice e del coniglio con l’orologio da taschino o di Peter Pan e l’Isola che non c’è. Con la sola differenza che da quel mondo fantastico riusciamo a spremere una morale mentre da quello che pensiamo essere reale, spesso, non ti resta che una secca finzione.

Così introduco il complesso e meraviglioso rapporto tra un padre e il proprio figlio, in particolare quello di Edward Bloom (interpretato da Ewan McGregor nella versione giovanile e da Albert Finney da anziano) con il figlio Will Bloom (Billy Crudup). Edward è solito raccontare a chi lo circonda le proprie esperienze di vita fantasticandole e rendendole delle vere e proprie fiabe, motivo per cui il figlio, ormai divenuto uomo, ritenendolo poco serio, decide di allontanarsene.

Solo alla notizia delle precarie condizioni di salute del padre, Will decide di spalancare gli occhi per la curiosità e ascoltare le avventure del padre, di intraprendere egli stesso un viaggio tra le fantasiose peripezie di Edward scoprendo quanto di reale ci fosse in quelle fantasie, ma anche e soprattutto il modo in cui il padre avesse incarnato nella realtà le proprie storie.

Ed allora, nel momento in cui padre e figlio si prendono per mano, affrontando insieme questo viaggio tra i ricordi, che esplode la bravura, quella che personalmente amo, del regista Tim Burton, che riesce ad entrare nella mente degli spettatori con l’utilizzo di strambi personaggi, teschi parlanti, costumi bizzarri, canzoncine divertenti, e riesce sempre a macchiarti il cuore di emozioni indelebili che acquisiscono, a pensarci bene, grande valore nella vita di tutti i giorni.

Plasmarsi di fantasia è ben diverso da plasmarsi di menzogne.

Salvo Di Venti

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