Al cinema con Salvo: Tre manifesti ad Ebbing, Missouri

Titolo originale: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri

Lingua originale: inglese

Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito

Anno: 2017

Durata: 115 min

Rapporto: 2,35: 1

Genere: commedia, drammatico, poliziesco

Regia: Martin McDonagh

Sceneggiatura: Martin McDonagh

Produttore: Graham Broadbent, Peter Czernin, Martin McDonagh

 

“Stuprata mentre stava morendo”, “E ancora nessun arresto”, “Come mai sceriffo Willoughby?”, ecco sentire la celebre frase del regista, “ciak si gira”, dal momento in cui queste tre frasi fanno la loro apparizione  sul grande schermo attraverso tre manifesti pubblicitari, nella cittadina immaginaria di Ebbing, Missouri, presi in affitto dalla nostra protagonista Mildred (Frances McDormand) per denunciare il disinteresse delle forze dell’ordine locali nelle indagini sulla morte della propria figlia.

Il bersaglio di tali accuse è il gigantesco Woody Harrelson nei panni dello sceriffo Willoughby, malato di cancro, ragione per cui la compassione iniziale dei cittadini per la madre privata di sua figlia si sposta totalmente verso lo sceriffo, che sostiene però di aver utilizzato qualsiasi tipo di risorsa per trovare il colpevole senza alcun risultato.

L’odio e la frustrazione dell’inarrestabile Mildred non conoscono compassione, sempre più decisa andrà avanti nella sua battaglia scontrandosi anche con l’infantile agente Dixon (Sam Rockwell), dagli atteggiamenti che non faranno altro che suscitare in voi quella grandissima voglia di lanciare contro lo schermo il pacco di pop-corn ogni qualvolta apparirà quel viso, su cui è stampata la parola ignoranza.

Alcuni minuti di film sembrano dare il quadro completo delle caratteristiche dei nostri personaggi e della situazione nella piccola cittadina del Missouri dove l’odio si è propagato come i peggiori virus, litigi ed episodi di violenza sembrano aver preso il sopravvento, Martin Luther King e Mahatma Gandhi si rivoltano nella tomba e lo spettatore non riesce più a capire se esistono dei buoni e dei cattivi a cui attribuire colpe o meriti.

Un appiglio di speranza il regista lo lascia e lo si percepisce dagli sguardi tra i protagonisti del film che lasciano trasparire attimi di vicinanza e solidarietà tra loro, sentimenti che esplodono solo dopo aver letto le lettere scritte dal caro sceriffo Willoughby a Mildred e Dixon. Queste lettere attraverso una escalation sentimentale stravolgono il quadro descritto, dipingendone un altro completamente diverso: l’infantile e arrogante agente diventa un audace e perspicace detective intenzionato ad offrire il proprio aiuto alla madre sofferente che sembra trovare una relativa pace grazie a questa pseudo collaborazione. I due si destreggeranno in un finale che potrebbe anche lasciare l’amaro in bocca, ma, se riusciste ad assaporare l’ultima scena con la giusta zona della vostra lingua, altro che amaro, sentireste il dolce della speranza che la giustizia possa in qualche modo, superando parecchi ostacoli, fare il giusto corso ed avere la meglio sulla disonestà altrui.

L’egoistico desiderio di mantenere la pace scatena le guerre. E nasce l’odio per proteggere l’amore.

Salvo Di Venti

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