Al cinema con Salvo. Will Hunting – Genio ribelle.

Titolo originale: Good Will Hunting

Lingua originale: inglese

Paese di produzione: Stati Uniti d’America

Anno: 1997

Durata: 126 min

Rapporto: 1, 85:1

Genere: drammatico

Regia: Gus Van Sant

Sceneggiatura: Matt Damon, Ben Affleck

Produttore: Lawrence Bender

Due ancora inesperti e giovanissimi Matt Damon e Ben Afflek insieme a Robin Williams, vincitore dell’Oscar come miglior attore non protagonista, sono i protagonisti di un grande capolavoro cinematografico, che mi ha portato a scavare uno dei tunnel più profondi della mia vita, un varco introspettivo nella mia personalità, alla fine del quale si nascondono le mie paure più nascoste e tutte quelle emozioni che difficilmente io stesso riesco a decifrare.

Al contrario di quello che si possa pensare, dopo questa premessa, il film con semplicità e chiarezza, sia nei dialoghi che negli atteggiamenti dei protagonisti, riesce a mettere a fuoco su una delle paure più difficili da affrontare, il terrore di dover attraversare periodi di intensa tristezza a causa dell’abbandono della persona che si pensava di amare per sempre. Spesso, precedenti situazioni hanno provocato una ferita quasi impossibile da rimarginare nell’animo dell’individuo che li porta a vivere con questo pesante peso addosso.

Will Hunting (Matt Damon) è sempre riuscito con astuzia a nascondere le proprie debolezze agli altri, che vedevano in lui soltanto un genio che prima o poi avrebbe abbandonato le sue rozze abitudini e sfruttato al meglio il suo prezioso talento. Egli però deve fare i conti con il proprio triste passato, fatto di sofferenza e mancanza di affetto, aggrappato a quell’unico dono che la vita gli ha concesso: uno straordinario talento in matematica e una sorprendente memoria fotografica che gli permette di ricordare tutto ciò che nel tempo libero legge. Ma a poco servono queste sue prodigiose capacità, che oltre a scatenare spesso l’invidia degli altri, vanno a scontrarsi con la personalità tormentata di Will, che è incapace di fidarsi degli altri per la paura costante di essere tradito e di poter soffrire ancora. Sceglie, così, di non approfittare delle sue capacità, rifiutando vantaggiose offerte lavorative e prediligendo spazi ristretti e intimi.

Ecco come ci si sente quando non riusciamo ad aprirci e mostrarci al mondo per quello che siamo, e allora ci chiediamo sempre: cosa potrebbe esserci più d’aiuto? Amici apparenti che sembrano essere sempre presenti e affettuosi? Qualcuno che ha messo gli occhi solo ed esclusivamente sul nostro talento e invidioso cerca in ogni modo di far di noi quello che avrebbe voluto essere lui stesso? O qualcuno che abbia conoscenze ed esperienza tanto da metterle da parte per avvicinarsi a noi come persona, utilizzando il cuore, in dialoghi intensi e, perché no, a volte anche pieni di rabbia, cercando così di farci riflettere come farebbe un vero ed affettuoso padre con il proprio figlio?

Un colossale Robin Wiliam e penso: “voglio poter essere quel viso anche solo per una volta, se non per mio figlio per qualcuno almeno che un giorno ne avrà bisogno.”

Salvatore Di Venti.

PS: ho visto questo film dopo aver letto la recensione di Andrea Lo Gioco, proprio su questo blog. Per questo lo ringrazio.

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