Alt-right. MONDOVISIONI

di Pierluigi Bizzini

Alt-right – age of rage

La storia ci insegna che la storia non insegna – Friedrich Hegel

Perché è illegale odiare qualcuno? – Jared Taylor

Anders Behring Breivik.
Michael Page.
Alexandre Bissonette.
Dylann Rooff.
Darrenn Osborne.
Hames Alex Fields Jr.
Robert Gregory Bowers.
Brenton Tarrant.

Otto nomi per 160 morti, carneficine che divampano come rush cutanei sulla pelle del mondo, dalla Norvegia alla Nuova Zelanda, dall’Inghilterra agli Stati Uniti.
L’indagine del regista Adam Bhala Lough parte da Charlottesville, Virginia, l’11 agosto 2017, dove un’auto si lancia su un corteo che protestava contro una manifestazione di suprematisti bianchi: Heather Heyer, 32 anni, viene uccisa, mentre molte altre persone restano ferite. Quell’11 agosto erano presenti i due protagonisti del racconto: Richard Spencer, figura di spicco del movimento suprematista bianco, creatore del termine Alt-Right (Alternative Right, destra alternativa) che oltre a dare il titolo al documentario, è il vero motore delle storie e degli eventi del film, e Daryle Lamont Jenkins, attivista afroamericano e fondatore del movimento antifascista One People’s Project. La narrazione rimbalza tra queste due voci che si seguono e si cercano, vittime e prede di un sistema sociale, culturale ed economico al collasso, dove il vuoto istituzionale va colmato con un attivismo radicale, violento e aggressivo. Il regista segue il polarizzarsi delle voci e dei gruppi che si muovono uno contro l’altro come placche tettoniche su un mare d’odio e paura; cittadini vittime dello sgretolarsi delle informazioni che viaggiano a velocità inaudite nei social network, attivisti bulimici che galleggiano a stento sul fiume delle fake news e che, proprio su queste, imbastiscono politiche, organizzazioni e movimenti. Sarà inevitabile lo scontro tra queste placche tettoniche che porterà all’orrore dell’11 agosto di Charlottesville.
Il regista ci mostra che l’odio è la lingua franca del mondo e non è un caso che Brenton Tarrant, autore del massacro di 49 persone in Nuova Zelanda, avesse scritto sulle armi e sui caricatori usati nell’attentato anche il nome del neofascista italiano Luca Traini, autore di un attentato di matrice razzista a Macerata nel febbraio del 2018.


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