Altri tempi

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di Roberta Truscia

Ce l’eravamo detti tante volte,
a noi stessi nel buio feroce della notte,
nella luce clemente della luna
a cui ti aggrappi come ad un domani,
avremmo lasciato quell’uomo con cui si sta 
come su una montagna russa,
ma quando il divertimento è finito e 
non sai più perché continui la corsa

che avremmo smesso 
di cercare cose rotte per poterci 
con i cocci tagliare,
perché qualsiasi dolore è meglio di niente

che avremmo chiamato nostra sorella e
detto che niente importa
più di lei, oppure detto di meno,
comunque, detto qualcosa

E poi, ogni volta, il sole riportava 
il ritmo del cartellino da timbrare, 
della bolletta da pagare,
del film da vedere per non pensare,
perché fa male,
e ce l’eravamo detti, ma non era servito a nulla.

Ora ce lo diciamo in tempi 
in cui il ritmo è così lento
che per la prima volta, dopo tempo,
a volte il cuore è più veloce,
e l’incanto è che il pianto può diventare canto, 
ma se lo si ascolta, se gli si da spazio,
come ora, lì dove sei, 
con il tuo cuore in mano.

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