Andate Tutti Affanculo – Libro di Marco Amerighi e The Zen Circus

di Amalia Ruffolo

Tempo di lettura: 2 minuti

The Zen Circus con Marco Amerighi, Mondadori 2019

N.P.S. Nato per subire è il nome con cui hanno battezzato Andrea, il protagonista del romanzo.  È il marchio di fabbrica di chi è destinato a prendere un infinito quantitativo di calci in culo, fisici e metaforici. È il tatuaggio che si porta dietro chi ha accumulato epici fallimenti ma anche epici momenti di gloria. È il mantra di una religione senza dèi che torna nella testa di chi ha sempre voluto tutto e ha provato a ottenerlo perché tanto se sei nato per subire allora sei pronto a prenderle da subito e questo, proprio questo essere uno sconfitto di nascita, ti rende impossibile da sconfiggere fino in fondo.

Andrea, Ufo, Karim, Osso, Pinguani e una serie di altri discutibilissimi soggetti attraversano le pagine di questo romanzo con la leggerezza e la rabbia di quelle parole e di quella musica che abbiamo ascoltato per ore e urlato come se nessuno ci avesse mai dato retta nella nostra vita. 

Absolute beginners, On the road e Wild wild life sono le tappe di un romanzo che, per chi si è trovato almeno una volta davanti a un palco Zen, non stupisce, ed è questo non stupire a renderlo così piacevole e quasi confortante. Disseminato di riferimenti ai testi, ricco di aneddoti personali, il gioco della finzione si muove con agilità tra la realtà che tutti pensavamo di conoscere dei nostri musicisti e quella di un romanzo che pur dichiarandosi fiction non toglie nulla al percorso delle vite che lo attraversano. Il conforto più profondo però è quello che spunta dalle parole che con timidezza appaiono tra una sbronza colossale e l’altra, tra una dipendenza superata e una sempre pronta a iniziare, tra un amore che non poteva che finire e uno che non finirà mai, tra un centro sociale in fiamme, un corteo mancato, un G8 che ha lacerato l’anima e un padre che ti porta dalle puttane per suonare la chitarra intorno a un fuoco. E poi musica, concerti a non finire, strimpellamenti improbabili e note rumorosissime. Queste parole timide e introspettive sono quelle che fanno pensare che non c’è menzogna nei testi di quelle canzoni, non c’è nessuna costruzione di immagine. 

Nelle teste dei nostri personaggi ci sta come un temporale, perenne e implacabile. L’acqua che batte fa male e puzza e fa un casino della madonna ma si trasforma in musica. Andate tutti affanculo ci conferma che in questa trasformazione non cambia la sua natura, il temporale non diventa un bagno purificatore, continua a essere doloroso e male odorante e non ti farà dormire la notte, ma forse, e solo forse, è per questo che non riusciamo a smettere di ascoltarlo. 

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