Arrivederci professore di Wayne Roberts

di Salvatore
Di Venti

Titolo originale: The Professor
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 2018
Durata: 90 min
Genere: drammatico, commedia drammatica
Regia: Wayne Roberts
Sceneggiatura: Wayne Roberts
Produttore: Brian Kavanaugh Jones Greg Shapiro

Geniale e carismatica la figura del cinquantenne Richard, professore di letteratura inglese in un college, inserita però in una sceneggiatura fin troppo sempliciotta seppur molto significativa. Sto parlando di Arrivederci professore, un film di Wayne Roberts del 2018, uscito il 20 giugno scorso in Italia.
Richard, interpretato da Johnny Depp, scopre di avere una malattia terminale e decide di cambiare drasticamente la sua vita, vivendo i suoi ultimi mesi fra la gioia infantile del politicamente scorretto e la dolcezza di sentimenti ritrovati.

Un richiamo all’Attimo fuggente di Peter Weir e al suo invito a godersi la vita uscendo da convenzioni e apparenze che ingabbiano e manipolano la nostra esistenza, imprigionandoci in un tunnel senza vie di uscita ma con un senso unico obbligatorio che ci costringe a omologare il nostro pensiero favorendo la mediocrità a sfavore del sublime.

Anche se non del tutto d’accordo nei metodi di Wayne Robert nell’incitare i giovani a godersi la vita, ho sempre sostenuto che spesso facciamo fatica ad accettare comportamenti di persone vicine o stentiamo a lanciarci in nuove esperienze, perché diamo per scontato che più in là la vita possa concederci possibilità migliori. Questo ci impedisce di rendere migliore ciò che la vita ha deciso di offrirci nell’immediato, così da vivere, come Godot, nell’attesa di un qualcosa che arriverà, o per usare una metafora più comune, come una principessa in attesa del principe azzurro sul cavallo bianco pronto a salvarci.

D’accordo invece con Robert e allo stesso tempo con Weir nell’identificare il personaggio ribelle con un professore di college, perché credo sia una delle figure, quella dei professori, sulla quale si dovrebbe lavorare maggiormente. Ovviamente non intendo dire che in ogni scuola professori e maestre debbano incitare alunni a bere, fumare e mostrare loro come sedurre una cameriera o un cameriere in meno di cinque minuti al bar, ma credo fortemente che si debba insegnare ai ragazzi l’importanza di possedere delle conoscenze e non quella di portare un buon voto a casa. Bisogna insegnare cosa voglia dire recitare e non imparare a memoria dei versi, capire l’evolversi della società attraverso la storia e non l’evolversi del libro attraverso i capitoli che lo compongono, comprendere le dinamiche che regolano il mondo e le leggi scientifiche che lo caratterizzano e non memorizzare solo stupide formule.

E poi per finire, dopo l’aspetto “istituzionale”, quello sentimentale: Richard seppur in chiave ironica ci mostra come facilmente si possa perdere il contatto con le persone a noi più care nonostante si stia seduti assieme a cena ogni sera. Non credo sia facile e nemmeno mi sento di predicare, però al cinema mi son detto che potrebbe essere meglio non aspettare di riuscire a convivere con un proprio malumore prima di provare a capire quello di altri a noi vicini perché poi potrebbe non essere più il momento giusto, o ancor peggio potrebbe non essere più il nostro momento.

Ma se al tutto il mondo fosse diagnosticato un male incurabile, secondo voi ci sarebbe più amore o più delinquenza? 

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