ARROSTICINI -Poesia-

di Roberta Truscia

Cerco
di acchiappare
il sapore
degli arrosticini
che mangiai
quando eravamo
tutti assieme.

È un rummulo questo ricordo
che il nome degli spiedini
ha lanciato per terra
e la trottola ha cominciato
a girare.
Si muove con potenza,
gira negli spazi del chi, del come, del dove: io lo seguo con gli occhi
riconoscendo gradualmente
gli spazi in cui va.
Ma il sapore,
il sapore è uno spazio
che il rummulo
evita, al principio sazio
degli elementi che roteando ha.

In un altro dove, in un altro come,
mangio degli arrosticini
ora
con un chi diverso da quello di allora.
Il rummulo continua a girare.
può specchiare i suoi spiedini
con quelli del piatto,
uguale la forma, uguale il nome,
la sensazione all’olfatto.

Il rummulo continua a girare
in attesa caparbia che
il mio palato confermi
il sapore antico
che bisogna salvare:
il mio palato è uno spazio in cui
il rummulo gira
cercando una papilla gustativa
che manifesti il suo segreto.

Ma gli arrosticini che
mi entrano in gola
hanno sapore appena
e, comunque, hanno un sapore nuovo, indesiderato.
perciò
il mio corpo diventa
lo spazio che si accontenta
di un rummulo stanco
che si è fermato. 

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