“Ave Daniè, morituri te salutant!”

di Giovanni Adamo

L’invocazione di Svetoniana memoria presente nel De Vita Caesarum: “Ave Imperator, morituri te salutant”, pronunciata dai partecipanti in occasione della naumachia indetta dall’imperatore Claudio nel lago Fùcino, è diventata, per tradizione, la frase che i gladiatori rivolgevano all’imperatore, appunto, prima dell’inizio dei giochi.

La rivisitazione delle celebre espressione latina, qui utilizzata metaforicamente come titolo, è, probabilmente, la più consona per salutare e omaggiare nel giusto modo e con la stessa malinconia di chi era pronto a morire con gloria, chi, come Daniele De Rossi, gladiatore lo è stato veramente sino in fondo, dentro e fuori dal campo.

La notizia del mancato rinnovo contrattuale resa pubblica dalla società giallorossa la scorsa settimana ha, infatti, quasi del tutto spento in ognuno di noi la speranza di credere in un calcio fatto ancora di bandiere e di sentimentalismi, rendendoci in un certo qual modo dei “morituri”.

Per una strana coincidenza l’acronimo DDR rappresenta sia le iniziali di Daniele De Rossi, così come quelle della Deutsche Demokratische Republik, più comunemente nota come Germania Est, Stato esistito dal 1949 al 1990 sul territorio corrispondente alla zona di occupazione della Germania legata all’Unione Sovietica alla fine del secondo conflitto mondiale.

Il legame tra il centrocampista romano e la Germania, però, non è soltanto frutto di un curioso intreccio di lettere e storia. Il classe ’83, infatti, ha raccolto proprio in terra tedesca i suoi più grandi successi in campo internazionale: nel 2004 si è laureato campione d’Europa con gli “azzurrini”, gettando le basi per diventare, due anni più tardi, campione del mondo nella famosa notte di Berlino con la nazionale maggiore guidata dall’allora CT Marcello Lippi, affermandosi come uno dei maggiori interpreti nel suo ruolo a livello mondiale. Con 117 presenze e 21 gol è, inoltre, il giocatore della Roma che conta più presenze e gol in maglia azzurra, superando addirittura l’ex compagno di squadra e di vita Totti, a cui è secondo, però, con quelle della squadra giallorossa con la quale “Er Capitano” ha stabilito il record di 786 presenze, mentre, Daniele si fermerà a 616\617 in 18 anni.

Una carriera ricca di emozioni, cominciata in quel Roma-Anderlecht del 30 ottobre 2001, ma, forse, mai ricompensata a dovere in termini di vittorie. Sono, infatti, solo tre le coppe sollevate: 2 Coppe Italia (06/07 e 07/08) e una Supercoppa Italiana (07/08).

Ma chi ama la Roma sa benissimo che essere un giocatore giallorosso significa andare oltre i risultati e, soprattutto, significa metterci il cuore e la faccia, soprattutto quando tifi per la magica!

Proprio per questo giallorossi come Daniele ce ne sono pochi!

Gli striscioni apparsi a Torino durante Juventus-Atalanta e lunedì sera all’Olimpico mentre si giocava Lazio-Bologna, testimoniano il riconoscimento della grandezza dell’uomo e del giocatore, anche da parte dei rivali di sempre, cosa di non poca rilevanza nel calcio italiano, non ancora totalmente incline a questo tipo di educazione sportiva.

Di seguito troverete un estratto di una simpatica chiacchierata con un tifoso romanista proprio il giorno della notizia del mancato rinnovo del contratto del capitano giallorosso:

Da romanista, cosa rappresenta per te Daniele De Rossi?

Un simbolo, un romanista, un capitano che pensa alla squadra in ogni circostanza. Un uomo che ha rinunciato alla propria carriera pur di sperare di poter vincere qualcosa con la sua seconda pelle, quella giallorossa. Un esempio per chi tifa Roma e per chi ama giocare in mezzo al campo. In sintesi, uno dei motivi per cui si tifa la Roma.

Cosa ne pensi in merito alla scelta fatta dalla società?

Una scelta inaccettabile! Al netto degli infortuni che hanno inciso parecchio sulla sua stagione, Daniele ha dimostrato di essere ancora il miglior centrocampista della Roma, facendo alla grande da collante tra i reparti. Ha purtroppo pagato l’età e la sua trasparenza nel criticare la società, ma, anche se stesso, dimostrando grande umiltà. Persona vera ed intelligente, oltre che allenatore in campo. Sa e ha saputo motivare i compagni e i tifosi anche nei momenti più difficili. Valeva la pena rinnovare il suo contratto nonostante lo stipendio alto alla sua età.

Qual è il momento più emozionante per te legato alla carriera in giallorosso di De Rossi?

Sono sicuramente più di uno, ma, il passaggio del turno l’anno scorso col Barça resterà indimenticabile…il suo prendere la palla dalla porta e riportarla a centrocampo dopo il gol, come un gladiatore che ha inferto il primo colpo con orgoglio e che non ha assolutamente voglia di arrendersi. Ricordo, inoltre, la sua esultanza dopo il gol del 1-0 fatto all’Inter del triplete, quel bacio alla maglia, simbolo della suo attaccamento immenso alla Roma.

Come può essere riassunto il messaggio lasciato da De Rossi alla Roma e, più in generale, al mondo del calcio?

Nel calcio moderno purtroppo ormai tutto ha un prezzo. Ci sono, però, giocatori che non si sono piegati ai soldi ed alla fama personale, che hanno creduto e credono al valore della vittoria con la squadra del proprio cuore, quella della sua gente ed alla gioia dei propri tifosi. De Rossi è indubbiamente uno di questi, uno degli ultimi! Daniele ci racconta due grandi verità: la prima riguarda lo svuotamento di valori del nostro calcio e la seconda, invece, la necessità di combattere questa triste tendenza! Senza tifosi, sentimenti e passione, questo meraviglioso sport si priva della sua cosa più bella, la capacità di regalare emozioni…senza tutto questo, il calcio non avrebbe più motivo di esistere.

Da un tifoso di un calcio che tu hai saputo interpretare al meglio e nella sua totalità
Grazie Daniè!

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