Barrelbook della memoria

Ci siamo, dopo quasi un anno di lavoro, inauguriamo una nuova piccola botte, conterrà storie davvero importanti. Sarà la prima botte tematica dove i libri racconteranno storie di donne ed uomini coraggiosi che durante la loro vita hanno sofferto, lottato e anche perso la vita contro il fenomeno mafioso.

Questa botte è stata realizzata in collaborazione con il presidio di Libera Enna “Patrizia Scifo” e verrà inaugurata, insieme al presidio, martedì 12 giugno, alla presenza di Don Luigi Ciotti presso il Centro Atlantis. Patrizia Scifo era madre di un’aderente al presidio ennese e ve ne vogliamo raccontare la storia.

Vogliamo ringraziare tutti gli autori, organizzazioni, associazioni e privati cittadini che hanno voluto contribuire tramite la donazione dei testi.

Per avere più informazioni sull’evento clicca qui.

Patrizia Scifo
Niscemi (CL) // 18 giugno 1983 // 19 anni

Patrizia Scifo, 19 anni, scompare a Niscemi il 18 giugno del 1983. Patrizia era la figlia di Vittorio Scifo, il famoso Mago di Tobruk. Personaggio notissimo in Italia e all’estero, protagonista delle cronache mondane al tempo della cosiddetta Dolce Vita, per seguire le proprie attività viveva tra Roma e Parigi tornando di tanto in tanto a Niscemi, dove la moglie gestiva un bar sulla piazza principale del paese. Qui la figlia diciassettenne si era innamorata di Giuseppe Spatola, sposato, affiliato a una delle due cosche mafiose locali, impegnate in una faida per il controllo di appalti pubblici. Spatola scappò con la ragazza per poi tornare a chiedere il consenso dei genitori di lei, una volta che avesse ottenuto la separazione dalla moglie. Vittorio Scifo e la moglie glielo negarono, ma la figlia Patrizia continuò a vivere con Spatola, anche quando, i rapporti si guastarono e cominciarono i pesanti maltrattamenti che portarono a una denuncia di lei, poi ritirata dopo che dalla relazione era nata una bambina. La sera del 18 giugno 1983 Patrizia Scifo portò la figlia a casa di sua madre, dicendo che sarebbe tornata a prenderla il giorno dopo. Ma non tornò mai più. Vittorio Scifo tornò subito a Niscemi e cominciò a cercarla insieme alla moglie, seguendo ogni voce, anche nei bassifondi. Ma il 18 luglio, mentre era seduto davanti al suo bar intorno alle 21.30, fu affrontato da uno sconosciuto che, chiamandolo per nome, lo aggredì sparando fino a colpirlo al volto uccidendolo.

(tratto da vivi.libera.it il portale di Libera dedicato a ricordare le vittime di mafia)

inaugurazione libera

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