Bentornato a casa SuperMario!

di Giovanni Adamo

Tempo di lettura: 5 minuti

Poche ore dopo l’ufficialità della firma, annunciava così sul suo profilo Instagram il ritorno a casa: “Finalmente torno nella mia città, Brescia ci sono”. (clicca qui per guardare il profilo Instagram).

Super Mario non ha saputo dire di no agli spaghetti della mamma e alla grande opportunità di rimettersi in gioco in Serie A, nel pieno della sua maturità calcistica.

Domenica, nel match disputatosi al San Paolo contro il Napoli di Ancelotti e dell’amico Insigne, Mario è tornato a segnare in Serie A dopo 1.468 giorni, proprio sotto gli occhi della figlia Pia alla quale ha dedicato il gol.

Ripercorrere, seppur brevemente, la storia di Mario Balotelli Barwuah, risulta però fondamentale per capire tanti aspetti della persona e del calciatore che, di certo, è stato capace di lasciare il segno ovunque sia passato, dentro e fuori dal campo.

Nato a Palermo il 12 agosto 1990, dal padre Thomas e la madre Rose, immigrati di origine ghanese, i suoi primi anni di vita sono segnati da svariati interventi chirurgici legati a gravi problemi intestinali. 
Le difficoltà economiche ed i problemi di salute del figlio spingono i Barwuah a chiedere l’aiuto dei servizi sociali, che ne raccomandano l’affido familiare e, da quel momento, inizia per lui una nuova vita.
Mario viene, infatti, affidato dal tribunale per i minorenni alla famiglia Balotelli
Insieme alla coppia, è accolto e accudito dai fratelli maggiori Giovanni e Corrado e dalla sorella Cristina, figure fondamentali nella sua vita, ma, anche nella sua carriera calcistica.
Mario cresce nel bresciano praticando svariati sport, innamorandosi definitivamente del calcio.
Per sua stessa ammissione, i libri non sono di certo la sua più grande passione.
In base alla legge n. 91 del 5 febbraio 1992, ha dovuto attendere il compimento del 18º anno di età per essere riconosciuto ufficialmente un cittadino italiano.
Di seguito un suo pensiero a riguardo:

È una legge stupida. Ho passato 18 anni in Italia e non ero ancora italiano. Per questo motivo spero che tutti i ragazzi come me che vivono questa situazione diventino italiani prima di quando lo sono diventato io.”

Il 13 agosto 2008, in una cerimonia ufficiale, il sindaco di Concesio gli ha consegnato la carta d’identità italiana e proprio in quell’occasione Mario dichiara:

Sono italiano, mi sento italiano, giocherò sempre con la Nazionale italiana.”

Calcisticamente parlando, invece, la carriera di Super Mario ha inizio nelle squadre degli oratori parrocchiali di Brescia, dove, oltre al suo talento, viene notato anche il suo particolare carattere.
Nel 2001 approda al settore giovanile della Lumezzane e il 2 aprile 2006, non ancora sedicenne, esordisce con la prima squadra in Serie C1 contro il Padova, divenendo il più giovane esordiente nella storia della categoria grazie a una deroga speciale concessa dalla Lega. 
Nella stessa estate viene scartato da Fiorentina e Barcellona per alcuni dettagli di natura economica, accasandosi dunque in prestito all’Inter, con la cui maglia vince, a livello giovanile, un Campionato Primavera ed il prestigioso Torneo di Viareggio.  
Per volontà di Roberto Mancini, attuale CT degli “azzurri”, nella stagione 2007-2008 è aggregato alla prima squadra, e il 16 dicembre 2007, a 17 anni, esordisce in Serie A nel match Cagliari-Inter. Qualche giorno dopo segna le sue prime reti ufficiali con la maglia nerazzurra, realizzando una doppietta in Reggina-Inter (1-4), andata degli ottavi di Coppa Italia. 
Nella stessa competizione, il 30 gennaio 2008, nella sfida di ritorno dei quarti di finale contro la Juventus, firma un’altra doppietta, consentendo all’Inter di vincere 2-3 a Torino e di passare il turno, prendendosi la copertina della maggiori testate sportive italiane.

Il 6 aprile, contro l’Atalanta, segna il suo primo gol in Serie A.

Il resto è storia!

Con i colori nerazzurri, nell’arco di tre stagioni in prima squadra conquista, infatti, tre scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Champions League nel 2010, anno dello storico triplete.
Proprio in Champions, però, alla fine del match casalingo contro i marziani del Barça di Messi guidati da Pep Guardiola, vinto dai nerazzurri col risultato di 3-1, Mario si macchia di un gesto che la società non lascerà passare inosservato e che i tifosi nerazzurri non gli perdoneranno. 

A distanza di anni, le sue parole in merito a quanto accaduto quella notte: 

Nella vita non rifarei solo una cosa: non lancerei per terra la maglia dell’Inter.

In seguito a quel gesto, nella seguente sessione di calciomercato estivo, viene ceduto al Man City.

Balotelli? Lo riprenderei domani mattina. È tra i giocatori bravissimi, perché dire no? Ho sempre molta stima per lui. Pentito per aver perso Balotelli? Io non l’ho lasciato scappare ma sono successe cose per le quali era dura trattenerlo.”
Massimo Moratti

Si apre per l’allora giovanissimo Super Mario un nuovo ciclo, fatto di alti e bassi, ma che gli consente comunque di arricchire il suo palmares personale, collezionando una Premier League, una FA Cup e una FA Community Shield con la maglia dei Citizens.

Terminata quest’esperienza sponda blues di Manchester però, non riesce ad incidere quanto potrebbe in campo ed i suoi comportamenti fuori dallo standard british non lo aiutano di certo a migliorare la sua situazione:

[Riferito al suo periodo al Liverpool] 
A Basilea, in Champions, capii che era senza speranze. L’intensità nei suoi allenamenti era calata. Il suo comportamento peggiorato. Non c’erano frizioni tra di noi, anzi. Ho provato ad aiutarlo e a lodarlo pubblicamente, ma alla fine ho capito che Mourinho aveva ragione: è ingestibile. Ha il potenziale per diventare uno dei migliori al mondo, ma non ce la farà mai per colpa della sua mentalità e anche delle persone che ruotano attorno a lui. È un ritardatario, vuole sempre attenzioni, dice cose sbagliate sui social media, non lavora abbastanza durante gli allenamenti. Insomma, Balotelli è una battaglia persa.” 
Steven Gerrard

È un buon giocatore, ma deve parlare meno e giocare di più. In Premier, se saprà ascoltare e vorrà imparare, potrà diventare un grande. Io glielo auguro. Oggi però antepone alla professione troppe altre cose. E questo non va bene”. 
Cristiano Ronaldo

Durante gli anni da girovago tra le migliori piazze europee, Liverpool, Milano, Nizza ed infine Marsiglia, durante i quali alterna “balotellate” (termine entrato a far parte del Vocabolario Treccani) e sprazzi del suo immenso talento, Super Mario è capace di conquistare anche la copertina dell’edizione internazionale del TIME, nonché quella della rivista statunitense Sports Illustrated, che lo ha definito “The Most Interesting Man in the World“.

Sì, è proprio così. 

In effetti, il termine più corretto è “interessante”. 

Qualunque cosa riguardi Mario Balotelli, infatti, che si tratti di un gesto tecnico o di una balotellata fuori dal campo, diventa comunque un fatto, una notizia, un qualcosa capace di interessare e intrigare. 

Ci vorrei parlare un po’. Per me è uno dei giocatori più forti nel panorama mondiale. Ma sembra voler dare agli altri l’idea di quello che forse non è.” 
Roberto Baggio

Io adoro Balotelli. Lo adoro. Credo che ci sia bisogno di un giocatore come lui nel calcio. Personaggi un po’ pazzi come Mario fanno bene all’ambiente del calcio. Aggiungo anche che mi piacerebbe conoscerlo. Alla fine è un bravo ragazzo.” 
Noel Gallagher

Darne una definizione risulta praticamente impossibile, ma, in fondo è meglio ed è giusto così.
Di certo essere un personaggio pubblico richiede maggiori responsabilità e su questo Mario ha spesso peccato per inesperienza o proprio in virtù del suo modo di essere…  

Ma Nessuno ha il diritto di giudicare!

In fondo, è un bravo ragazzo…

Prego, la sera prima di addormentarmi, qualche volta alla mattina quando mi sveglio, non sempre. Mi rivolgo, a chi non so, Dio, credo, e non chiedo niente. Mica prego per vincere la Champions, non ha senso, non capisco quelli che pregano prima di una partita. Io dico solo grazie per quel che ho avuto
Mario Balotelli 

…Bentornato Super Mario!

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