Bivio. Confessioni di un uomo morto.

di Fabio Lolicato

Costretti a rincorrere il passato temendo che il futuro si sgretoli tra le nostre mani. Ripercorriamo lunghi tragitti della nostra esistenza con un’insolita apatia che ci rende distaccati e freddi. Non solo dal passato ma anche dal nostro domani.
Non più forti, spavaldi e intraprendenti ma indifesi, impauriti e forse anche troppo prudenti.

Ascoltiamo il nostro corpo, in ogni suo singolo sussurro. Amplificandolo a una catastrofe imminente, senza alcuna via di fuga.
Sì inizia al mattino, poco dopo aver aperto gli occhi, controllando che tutto sia in regola.
Controlli il respiro, il battito e subito dopo la vista. Che si sa, al primo risveglio non è subito nitida e perfetta.
Un riflesso sul volto, una coincidenza di luci e colori, e il tuo cuore entra in allarme.
Tanto basta da lasciar fantasticare la tua mente su chissà quale malattia, ovviamente non curabile e allo stato terminale.

Fortunatamente, è solo mattina, e la tua riserva di ottimismo giornaliera non è ancora terminata. Così ti alzi dal letto dicendoti: “non rompere il cazzo, non hai niente!”.

Arrivi in bagno e cominci a scrutare il tuo corpo. Alla ricerca di ogni minima imperfezione, asimmetria o qualche neo su cui riversare le proprie ansie e preoccupazioni.
Ossessionato guardi il colore dei tuoi bisogni alla ricerca di sangue.
Scruti attentamente i tuoi occhi e la tua lingua alla ricerca di qualche sintomo che possa finalmente farti dire: “Avevo ragione! Te lo avevo detto, ho qualcosa!”

Quando rientri a casa dopo il lavoro, inizi a cucinare. Guardi compulsivamente le date di scadenza di ogni singola scatola, buttando tutto al minimo dubbio.
Pulisci tutto accuratamente risciacquando due o tre volte per essere sicuri che il sapone non sia più lì. Che si sa, ingerendolo in quelle quantità, potrebbe essere fatale.

Arrivi la sera, ogni sera, stanco e senza più un briciolo di quell’ottimismo di cui la mattina ti sei fatto forte. Triste, ansioso ti catapulti sul divano. Piangendo.

Entri in un circolo vizioso, da cui non trovi la forza di uscire.

Sei senza forze ma, per qualche strana ragione, nessuno lo deve mai venire a sapere.

Hai solo due possibilità:
farti ingoiare da questo vortice mortale, alimentando le tue paure e fissazioni, o provare a reagire e andare avanti. Fregandosene dell’ansia. Accettandola.
[Resterai sempre col dubbio di avere una o più malattie mortali. Nonostante, statisticamente, sia impossibile avere tutte quelle su cui la tua mente ha fantasticato.]

È tua la vita, è tua la scelta.

Ascoltate la nostra storia.
Il canto delle ninfe urla il risveglio delle nostre perversioni.
Vi avverto, sta arrivando.
La fine delle nostre illusioni.

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