Buchi neri e caramelle di zucchero

di Michele Stella

Il 10 aprile 2019 è stata pubblicata l’immagine dell’ombra del buco nero supermassiccio M87 al centro della Galassia Virgo, ottenuta dai dati raccolti dal progetto Event Horizon Telescope. Per realizzare la foto sono serviti più di 6000 TB di dati. L’immagine è allo stesso tempo un grande successo della ricerca scientifica e una rappresentazione di qualcosa che sino ad oggi si poteva solamente immaginare. Il successo della ricerca è evidente: una nuova prova della teoria della relatività, un risultato che apre a nuovi importantissimi studi e sviluppi, ma soprattutto un’ulteriore conferma dell’impatto della scienza e del progresso tecnologico e sul futuro della conoscenza umana.

Il 10 aprile, il caso ha voluto, fosse pure la giornata mondiale dell’omeopatia.

Non vi nascondo la neppur tanto velata amarezza nel vedere contrapposti, in una stessa giornata, due eventi che possono essere l’uno l’antitesi dell’altro: da un lato, come già scritto, l’ennesima dimostrazione di come il progresso scientifico illumini la conoscenza umana e apra sempre più nuovi orizzonti, dall’altro l’esaltazione di una pratica di medicina alternativa che nella sostanza propone acqua e zucchero.

In questo caso specifico ahimè, non avere una formazione da fisico mi porterà discutere di omeopatia.

Non tutti sanno che questa pratica non ha nessun fondamento scientifico ed è basata su alcune ideologie pseudoscientifiche (non lontane da creazionismo, terrapiattismo, draghi sputafuoco ed unicorni) risalenti all’ottocento. I rimedi omeopatici, ad oggi non hanno mai mostrato di avere un effetto superiore al placebo. Gli omeopati così come i ricercatori cercano di dimostrare che la teoria omeopatica abbia anche una minima ragione di essere reale… ci provano però da due secoli senza riuscirci.
Molte persone, non sapendo di cosa si tratta, confondono l’omeopatia con altre pratiche che invece hanno delle basi, per esempio la fitoterapia o l’erboristeria.

Cos’è l’omeopatia?

Una pratica di medicina alternativa formulata nell’Ottocento dal medico tedesco Samuel Hahnemann, che sostiene si possa stimolare la forza vitale dell’organismo per raggiungere la guarigione dalle malattie.
Alla base vi è l’indimostrata teoria dei simili: “il simile cura il simile”. Si tratta di un concetto privo di fondamento scientifico, secondo il quale il rimedio appropriato per una determinata malattia secondo cui per curare un sintomo bisognerebbe assumere una sostanza che ne provochi uno affine quindi un bruciore si dovrebbe trattare con una sostanza che provoca ugualmente bruciore come il peperoncino; l’insonnia con una sostanza che provoca insonnia, come il caffè, e così via. Questa sostanza costituisce il “principio omeopatico” ed una volta individuata viene somministrata al paziente in una quantità fortemente diluita e dinamizzata.

L’altro concetto su cui si basa l’omeopatia infatti è la diluizione. Il principio omeopatico quindi viene diluito diverse volte in acqua o alcol (i prodotti omeopatici di punta subiscono circa 30 diluizioni) e poi spruzzato su pastiglie di zucchero (o in soluzioni liquide). Per gli omeopati, anche se una sostanza non esiste più a livello chimico, l’acqua nella quale è diluita “ricorda”, per una sorta di “memoria” le caratteristiche di quella sostanza. Non è chiaro come faccia l’acqua a capire perché memorizzare l’effetto causato sull’uomo e non quello causato in un’altra specie (ogni specie animale può provocare effetti diversi dalla stessa molecola) e non si sa come mai l’acqua memorizzi le proprietà del principio omeopatico, ma non quelle degli eventuali contaminanti, o le proprietà degli atomi che compongono gli strumenti utilizzati nei vari processi di produzione.

Più la sostanza di partenza è diluita e più, sempre secondo le teorie alla base dell’omeopatia, sarebbe potente. Le diluizioni sono del tipo 1 a 100 (potenze centesimali o potenze C o anche CH) o diluizioni 1 a 10 (potenze decimali o potenze D o anche DH). In una diluizione C una parte di principio omeopatico viene diluito in 99 parti di solvente e successivamente “dinamizzato”, ovvero shakerato; in una diluizione D, invece, una parte di sostanza viene diluita in 9 parti di solvente e sottoposta poi alla stessa dinamizzazione. Queste diluizioni procedono in maniera seriale: ogni volta viene prelevata una parte da ogni diluizione successiva e addizzionata con 99 (nel caso di diluizioni centesimali), o 9 (nel caso di diluizioni decimali) parti di acqua, fino ad ottenere soluzioni diluite circa 30 volte (alcuni prodotti arrivano ad essere diluiti fino a 200 volte). È facile fare qualche calcolo, ogni volta che diluiamo una soluzione di un centesimale perdiamo due zeri, cioè restano un centesimo delle molecole: consideriamo per semplicità una sostanza con peso molecolare pari a 100 (per esempio il carbonato di calcio, CaCO₃). Se prendiamo un grammo di CaCO₃ e lo sciogliamo in 100 ml di acqua otteniamo una diluizione 1CH e avremo all’interno 6,022 x 10²¹ (6022000000000000000000 molecole). Una diluizione 2CH (prendendo un ml della diluizione appena ottenuta e diluendolo a sua volta in 100 ml di acqua) conterrà 6,022 x 10¹⁹ molecole. Una diluizione 11CH conterrà 6,022 x 10 molecole (cioè 60 molecole). Una diluizione 12CH conterrà 0,6022 molecole, cioè nei 100 ml non resta nemmeno una molecola. Se ora si continua (fino alla 30CH e oltre) si diluirà dell’acqua con altra acqua.

In un prodotto omeopatico oltre la 12CH non c’è traccia di nessun principio omeopatico di partenza, si tratta di semplici caramelle zuccherate. Bisogna quindi stare attenti a non farsi confondere: comprare omeopatia significa comprare caramelle.

Una volta accettata la diluizione e la teoria dei simili, la fantasia è il limite. Così non è difficile trovare rimedi omeopatici realizzati a partire da sostanze particolarmente strane, per esempio un pezzo del muro di Berlino (Murus Berlinensis), ma anche latte di cane (Lac caninum) e feci di cane (Excrementum caninum).

Come farebbe una sostanza molto diluita ad essere più efficace di quando è concentrata non si sa, nemmeno gli omeopati lo spiegano.

Ha senso? No. Non può averne, ma questo è quello su cui si basa l’omeopatia.

Per gli omeopati, la causa del problema non ha dunque importanza, ne ha solo il sintomo, di conseguenza l’omeopatia non avrebbe alcun ruolo curativo ma solo di sollievo.

Peccato che gli omeopati per primi non chiariscano di cosa stiano parlando perché altrimenti basterebbe un esperimento fatto bene per dimostrare come inesistenti le loro teorie. Le basi teoriche dell’omeopatia sono del tutto assurde: si somministra una sostanza che provoca un sintomo per curare una malattia che provoca lo stesso sintomo, ipotesi non dimostrata e senza senso, e per fare questo si somministra un granulo di zucchero che non contiene nulla e quindi non provocherà alcun sintomo o alcun beneficio reale.

Le “cure” omeopatiche sono pseudoscienza, un consumatore, e tanto meno un malato, non deve essere preso in giro, quindi è fondamentale informarlo con onestà e correttezza. Rifletta chi sostiene ” io ho curato  la malattia xxx con gli omeopatici e sono guarito”, si renda conto che sostiene di essere guarito con caramelle di zucchero, costosissime caramelle di zucchero.

NOTE E BIBLIOGRAFIA

National Health Service of England – NHS Choice, “Homeopathy”

Decreto legislativo 24 Aprile 2006, n.219

Istituto Superiore di Sanità – ISSalute “Omeopatia”

Shang A1, Huwiler-Müntener K, Nartey L, Jüni P, Dörig S, Sterne JA, Pewsner D, Egger M. Are the clinical effects of homoeopathy placebo effects? Comparative study of placebo-controlled trials of homoeopathy and allopathy. Lancet. 2005 Aug 27-Sep 2;366(9487):726-32.

www.queryonline.it

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www.medbunker.it

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