Caffè con penna. Cattiva – Rossella Milone

«Passiamo ore così, a fissarci e a non sapere che fare. Mi viene da dirle, ma che vuoi da me. Io non ti merito. E lei mi guarda. Perché sa che in qualche modo la merito, anche se non sa come dirmelo».

La maternità. Argomento soventemente oggetto di riflessioni, dibattiti, studi, chiacchiere popolari, opinioni più o meno autorevoli, leggi, provvedimenti, sedute psicoterapeutiche, post su Facebook.

Insomma, un tema arduo entro il quale addentrarsi.

La maternità è un argomento che, a seconda del vissuto personale e delle prospettive di ciascuno di noi, suscita tenerezza e desiderio, lotte e indignazione, presunzione di conoscenza e prese di posizione.

Tant’è, in questa sede non voglio trattare nessuno di questi aspetti.

Rossella Milone, con una crudezza e un realismo poetico quanto doloroso, restituisce realismo e umanità a quella che è una fase delicatissima del diventare madre, soprattutto se è la prima volta, ovvero i primissimi mesi dopo la nascita, quelli in cui ti poni mille domande, sentendoti anche incapace e sbagliata perché non riesci ad interrompere un pianto, a comprendere un bisogno, ad allattarlo al seno.

Perché sì, tutti quanti hanno una risposta, un consiglio, un dogma da tramandare alla nuova, inesperta e acerba madre, ma nessuno, spesso davvero nessuno, le dà una pacca sulla spalla dicendole “sbaglia, segui il tuo istinto, resta umana”.

«E allora capisco che è questo, il nodo: quando una nube bianca di gioia e una nube nera di disperazione si incontrano al centro della madre, e la madre non sa che fare. Sa che ci deve passare dentro. La madre questa cosa la sa bene; ma è il come, che non sa. A imparare il come uno ci mette tempo, che è sempre troppo lungo rispetto al tempo veloce che ti chiede una neonata»

Il problema è che siamo abituati a sentir parlare di maternità come di qualcosa di assolutamente desiderabile e ameno, le madri dipinte come angeli perfetti e pazienti, il mondo concentrato sul neonato, pochi soffermano il proprio sguardo sulla madre. Su quanto incida la sua naturale imperfezione sul suo umore e sul suo senso di autoefficacia. Su quanto provata possa essere fisicamente e psicologicamente da un evento di una grandezza inimmaginabile.

C’è chi dice che quando nasce un figlio nasca anche una madre (e un padre, in molti casi), dunque è una nuova vita che investe l’intero nucleo familiare, nessuno escluso. Tutti devono imparare qualcosa. Anche ad accettare cattivi pensieri, non tipicamente da “angelo”, figli di disperazione, ansia e impreparazione fisiologica e naturale, non giudicabile.

Normalizzare questa imperfezione, lasciare andare queste edulcorazioni della maternità prive di realismo e di vita, è ciò che fa la Milone in un’opera dove il flusso di coscienza di una madre che nasce diventa anche del lettore, annullando limiti spazio temporali e trascinandoci in un mare in tempesta.

“Tu non hai figli, non sei una madre, non puoi capire”. È vero, ma lavoro anche con i genitori, spesso ossessionati dalle loro imperfezioni e, soprattutto, osservo molto il mondo, per curiosità e per necessità.

Nell’epoca in cui tutto è condivisibile online e in tempo reale, e il genitore posta prodezze e foto del pargolo a cadenza mediamente settimanale, scatenando magari una tacita competizione tra gli altri genitori connessi, impariamo a scollegarci, di tanto in tanto, e parlare anche di che cosa realmente è la maternità (e la paternità). Magari scoprire che anche per altri genitori non è (o non è stato) tutto rose e fiori come le bacheche dei social vorrebbero farci credere, potrebbe diminuire ansie, sconforto e spaesamento creando, invece, spazi concreti di condivisione e scambio, preferibilmente reali, non virtuali. O, quantomeno, imparando ad accettare che, insieme ad un bambino, nasce anche un genitore, perfettibile ma non perfetto.

Ho amato tanto Cattiva, e ne consiglio la lettura perché in un marasma di gioie spesso artificiali e omologate, la Milone ha avuto il coraggio di descrivere, anche estremizzandoli, pensieri ed emozioni umane, a volte appunto “cattive”, ma senza alcuna falsità che, certamente, non giova a nessuno.

«Io avvicino il mio viso al suo e lei non fa una piega, come se mi desse per scontata, ed è così, è così che deve essere; che la madre deve essere invisibile ma inevitabile. E la madre questo deve fare, diventare acqua senza prosciugarsi»

N.B. questa recensione è frutto di un buon consiglio. Grazie Enrica, senza il tuo input, magari, quel libro non l’avrei mai aperto, perdendomi molto.

Questa recensione la dedico a M., madre adorabilmente imperfetta di A. da quasi 6 mesi.

La sua preoccupazione più grande? Darle serenità.

Laura Ventimiglia

cattiva

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