Caffè con penna: L’insostenibile leggerezza dell’essere.

Un palloncino rosso tende verso l’alto, tuo padre ti lega il filo stretto al polso per evitare che la tensione del palloncino si trasformi in una sua fuga inarrestabile. La sicurezza, la felicità e la spensieratezza in un unico gesto. La tensione accattivante e liberatoria del palloncino che tende verso l’alto e il gesto amorevole di un padre che blocca la sua fuga e lo assicura verso il basso. Una lotta tra leggerezza e pesantezza che cerca un equilibrio.

È questa la prima immagine che mi viene in mente quando parlo di “leggerezza”, un’immagine di cura e amore, ma anche di libertà che protende verso l’alto, lontano da sé, da tutto, ignara di ciò che c’è al di là del limite, ma pronta a pagarne il prezzo per un attimo di fuga. Conscio del fatto che tutto ciò può essergli fatale. È tutto questo, la leggerezza? E se è così, perdonatemi l’apparente cacofonia di ciò che sto per scrivere, è davvero così leggera la leggerezza?

Crescendo capisci che le sfumature insite in questo concetto sono molteplici e mai banali. Quella tensione verso l’alto, quella voglia di fuga, rimane insita al concetto di leggerezza, rendendolo affascinante come nient’altro. Chi di voi non ha mai desiderato quella leggerezza che sembra possa farci spiccare il volo da un momento all’altro, che ci fa sentire la terra sotto i piedi un po’ più lontana perché siamo in pieno volo cerebrale ed emotivo?

Eppure, c’è un momento, quando sei nel pieno di questo volo leggero, che la forza di gravità torna a far sentire tutto il suo peso, allora ti senti appiattire di nuovo verso il basso. Senti un fardello nel petto e nella tua esistenza. Non c’è modo di tornare su leggeri. Perché è la leggerezza stessa a schiacciarti col suo peso.

È in questo momento che la leggerezza diventa insostenibile. Come può accadere ciò? Semplice: leggerezza e pesantezza sono due facce della stessa medaglia. La leggerezza altro non è che uno specchio dietro al quale nascondiamo la pesantezza dell’esistenza. Sorridiamo a questo specchio, stordiamo i sensi, proviamo a dimenticarci del peso della nostra mente e del nostro mondo provando a fuggire dal caos e sorridiamo, ancora, a quello specchio. Ma il sorriso forzato, dopo un po’, non è più sostenibile e le labbra tornano a contrarsi in una smorfia cupa che tende verso il basso.

Non c’è via di scampo, allora? È possibile l’equilibrio? Certamente sì, ma non è affatto naturale. È una scelta dettata dalla consapevolezza e dalla volontà di ciascuno. Ogni giorno si può incontrare il peso e/o la leggerezza dell’esistenza. Spetta all’individuo decidere come viverle: se cedere alla leggerezza o farsi sopraffare dalla pesantezza o, magari, trovare un equilibrio tra questi due poli, scegliendo come guida l’amore per se stessi.

Non potrò mai ringraziare abbastanza Milan Kundera per avermi posto dinnanzi a queste e ad altre riflessioni in tutti i momenti di leggerezza e pesantezza della mia esistenza, portandomi a riflettere su quanto vitale sia trovare l’equilibrio tra i due poli, specialmente quando il peso della leggerezza diventa, appunto, insostenibile.

Consiglio questo libro per sentirci un po’ più umani e clementi con noi stessi e con le nostre debolezze. E amarci un po’ di più, imperfetti.

Laura Ventimiglia

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