Caffè con penna: Un uomo – Oriana Fallaci

“Alekos, cosa significa essere un uomo?” “Significa avere coraggio, avere dignità.

Significa credere nell’umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’ancora. Significa lottare. E vincere. Guarda, più o meno quel che dice Kipling in quella poesia intitolata Se”.

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Tra le pagine di “Un uomo”, Oriana Fallaci domanda ad Alexandros (detto Alekos) Panagulis cosa significhi essere un uomo. Lui risponde con la poesia. Non una poesia qualsiasi, eh. Ma una poesia che parla a tutti gli uomini e a tutte le donne. La poesia della resilienza, della forza, del coraggio. 

Ma, per deformazione professionale, la chiamerei anche “la poesia dell’educazione”, perché se ogni genitore/educatore la raccontasse/leggesse tutti i giorni ai bambini e ragazzi delle nuove generazioni, probabilmente vivremmo in un mondo diverso, magari migliore. 

Per chi non lo sapesse, Alekos fu un rivoluzionario, politico e poeta greco, che subì persecuzioni, torture e prigionie violente a causa del suo pensiero e di un fallito attentato ai danni dell’allora dittatore greco Papadopoulos. Siamo nella prima metà degli anni ’70, dopo la prigionia, e per gli ultimi tre anni della sua vita, Alekos sarà il compagno di vita (di idee, di lotte e di scontri) di Oriana Fallaci. 

Fu lo stesso Panagulis, morto in circostanze ancora misteriose nel 1976, a chiedere ad Oriana di scrivere un libro su di lui, sulla sua lotta, sulla sua prigionia, sulla sua vita (e, non poteva certamente saperlo, ma probabilmente lo immaginava, sulla sua morte).

Quello che ci racconta la Fallaci è proprio questo, ma è anche uno spaccato di storia recente poco conosciuta e, a volte, mal interpretata. 

Ma quello che scrive la Fallaci, è anche un meraviglioso inno alla libertà e all’importanza della verità. Il Panagulis raccontato dalla Fallaci è un uomo che si batte contro le dittature e contro la loro ferocia (sia psicologica che fisica), di qualsiasi orientamento politico esse siano. 

Ed è con rabbia che ci parla del suo odio per le stesse. Ebbene sì, proprio lei, l’Oriana spesso citata con l’ignoranza tipica del “sentito dire” (ma in quanti, davvero, l’hanno letta?); proprio lei, quella che postate ad ogni nuovo attacco terroristico di matrice islamica come ignara paladina delle vostre virtuali battaglie (che, ne sono certa, combatterebbe in maniera diversa); lei che fin da bambina ha sempre lottato per la libertà contro qualsivoglia tipologia di dittatura e ingiustizia  (mi pare utile ricordare, a riguardo, la partecipazione della giornalista alla resistenza dei partigiani sul finire della seconda guerra mondiale. E cito solamente uno dei molti fatti che la vide attivamente in prima linea per la difesa della libertà). 

Dicevamo, la rabbia…quella stessa rabbia che si è concessa in molti dei suoi scritti (a volte cinica e presuntuosa), in questo testo acquisisce anche una chiave di lettura e, contemporaneamente, si mescola ad un sentimento che pochi hanno creduto potesse provare una donna scomoda e diretta come lei: l’amore.

La Fallaci, attraverso queste meravigliose pagine, difende anche la libertà e la potenza dell’amore, sottolineandone la forza distruttiva e sconvolgente. Parlando di un amore che non ha paura e che, al contempo, è fuori da qualsiasi convenzione. Un amore a tratti duro, certamente ben lontano dai “brividini del cuore” (cit. Per approfondimenti guarda qui).

Un amore di testa, un amore di corpi, un amore di anime che si vogliono riconoscere nonostante la consapevolezza dell’imminente fine. Un amore imperfetto, senza pretesa alcuna se non quella di far “sentire”. Un amore autentico, nel senso più semplice ed elementare del termine, quello che solo un Uomo e una Donna (o un Uomo e un Uomo, o una Donna e una Donna) riescono a vivere, tempeste incluse. 

Ho conosciuto la Fallaci attraverso questo libro, ed attraverso “Un uomo” ho capito cosa può essere una Donna. Cosa può essere l’Amore. 

Laura Ventimiglia

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