Caffè con penna: Vivere in piccolo

Less is more.

Mai, come in quest’ultimo periodo, mi sono imbattuta così di frequente in questa frase. È praticamente ovunque: sui social, sulle riviste, persino sulle pareti delle case. Ebbene sì, in un’epoca dove l’abbondanza rischia di dare un generale senso di pienezza (e di nausea), spesso fine a sé stessa, il poco, l’essenziale, torna in auge e, tale concetto, viene generalizzato a diversi ambiti della nostra quotidianità. Vi è quasi un desiderio comune a molti abitanti della società contemporanea, così fluida e piena di mille opportunità, di un ritorno al “poco”. Dalla fotografia all’arte, dalla moda al design, dall’arredamento al food, e chi più ne ha più ne metta, si registra una forte tendenza al minimalismo.

Recentemente, complice anche un imminente quanto improvviso trasloco in una nuova (piccolissima) casa, ho avuto l’occasione di leggere uno dei testi che, dall’ alto della mia libreria, mi osservava pazientemente da un po’. Il libro in questione si intitola Vivere in piccolo. La gioia di abitare in un pugno di metri quadrati di Dominique Loreau, scrittrice francese che da anni vive in Giappone.

La filosofia (ed è veramente in chiave filosofica che bisogna approcciare la lettura del testo) alla base di questo libro è alquanto chiara: il possedere poco è fonte di felicità in quanto riduce le preoccupazioni e restituisce tempo alla vita. Pertanto, vivere in una casa piccola, con pochi e selezionati oggetti, ridurrebbe lo stress e le ansie ad essa legate. Secondo l’autrice, trarrebbe beneficio la persona, le sue relazioni (familiari in primis) e gli aspetti intellettuali e spirituali della sua esistenza.

Insomma, anche gli irriducibili del consumismo, se incontrano per qualche istante le pagine della Loreau, non possono far altro che riflettere, fosse anche solo per un attimo, circa la potenziale concretezza e utilità di tali argomenti, o, in ogni caso, sull’aspetto quanto meno curioso e interessante di una vita votata ad un maggiore minimalismo a beneficio di una pienezza interiore che, certamente, nessun costosissimo oggetto di design, nessun appartamento enorme, con mobili che si pagano a rate per anni e anni e anni (concedendoci la volgarità della lamentela continua per tali pagamenti), può conferire alla vita dell’essere umano. 

Ecco che, dopo la lettura del testo della Loreau, anche chi, come me, vive (o sta per andare a vivere) in pochissimi metri quadri, non può far altro che sentirsi fortunato, leggero e con meno peso sulle spalle (e sul cuore). Anche perché, diciamocelo, il fine settimana si allunga se, anziché passare una giornata intera a pulire una casa troppo (e inutilmente) grande, puoi impiegare, a tal fine, solo un paio d’ore del tuo tempo, lasciando il resto del weekend libero per attività certamente più eccitanti e costruttive. 

“È importante vivere in un’abitazione che, più che grandiosa, sia confortevole. Non sono le dimensioni della nostra dimora a garantirci riposo. Al contrario: più questa è piccola e più invita alla calma, alla serenità, alla pulizia e all’ordine. […] E se vi aggiungete alcune piante verdi, un mazzo di fiori, luci soffuse, musica rilassante, non dovrete far altro che staccare il telefono, rannicchiarvi in una comoda poltrona e sprofondare nella lettura, nella musica, in un buon film o dare libero sfogo alla vostra immaginazione. Sono queste le attività che regalano realmente energia e spazio. Spazio interiore, ovviamente.”

Ovviamente il tutto è un inno alla semplicità, al ritorno alle piccole cose, all’autenticità. Ai piaceri banali e ovvi che riempiono la nostra vita quotidiana ma che, ahimè, a volte diamo per scontati dimenticando, di conseguenza, che spesso è in loro che si celano piccoli (grandi) sprazzi di felicità.  Quella felicità tanto agognata che, il più delle volte, ci cammina già accanto. Basta semplicemente eliminare il superfluo per poterla vedere. E, dunque, perché non cominciare dalla propria casa? 

Laura Ventimiglia

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