Camilo Catrillanca. Leader di un popolo che “Lucha y Resiste”.

di Rosamaria Randazzo

Tempo di lettura: 2 minuti

Era il 14 novembre 2018 quando Camilo Catrillanca veniva ucciso nella comunità di Temucuicui, a 600 km a sud di Santiago del Cile, per mano di alcuni membri del Comando Jungla, uno squadrone composto da 80 carabineros addestrati tra Colombia e Stati Uniti.

Camilo era un giovane di 24 anni, nipote del lonko (capo politico e spirituale) Juan Segundo Catrillanca della comunità mapuche di Temucuicui e figlio di Marcelo Catrillanca, storico attivista.

Il termine, composto dalle parole Che e Mapu, che nella lingua isolata mapudungun significano rispettivamente “Popolo” e “della Terra”, si riferisce al popolo originario del Cile centrale e meridionale (principalmente della regione Araucania) e del sud dell’Argentina.

La società mapuche, la cui economia è principalmente agricola, è composta da famiglie estese, sotto la direzione del lonko.

Camilo, importante portavoce di questa comunità, è morto a causa di un proiettile che lo ha colpito alla testa, mentre si trovava alla guida di un trattore accompagnato da un altro ragazzo mapuche di 15 anni. Quest’ultimo, testimone oculare dell’accaduto, è stato in seguito torturato affinché non contraddicesse l’ennesima messa in scena che forze armate comunicavano alla stampa.

In realtà, quello delle forze dell’ordine, è un attacco mirato a colpire la famiglia di un leader come lo era Catrillanca.

(mapuexpress.org)

Tra le varie proteste a cui Camilo ha preso parte, rilevante fu l’occupazione del comune di Ercilla, nell’agosto del 2011.

L’organizzazione per i diritti dei ragazzi mapuche Anide Pichiqueche ha registrato così  la testimonianza di Camilo pubblicata sulla rivista NATs:

“[…] Camilo Catrillanca (17  anni), portavoce dell’occupazione del comune di Ercilla, ha denunciato il razzismo e la discriminazione che colpiscono gli adolescenti negli istituti scolastici, il controllo della polizia che impedisce loro di muoversi liberamente nelle loro comunità e l’impossibilità a fare appello a uno stato che li reprime. <<Nella comunità di Temucuicui, alla quale appartengo>>  dice Camilo, <<stiamo facendo molte incursioni, non siamo più liberi, non possiamo più camminare sulle colline e prenderci cura dei nostri animali, la repressione è troppo forte. Lo stato è il principale repressore, quello che manda la polizia a uccidere, perché siamo esposti, stanno lanciando proiettili a distanza ravvicinata>>. ”
(Anide Pichikeche, 2011).

Il 29 luglio 2017, il presidente Sebastián Piñera aveva presentato a Temuco il Comando Jungla: un organismo addestrato ad hoc incaricato di svolgere operazioni preventive nelle regioni del Bio Bio e dell’Araucania. Queste sono aree che sin dai tempi della dittatura di Pinochet sono soggette a neo-colonialismo e accaparramento delle terre da parte delle più importanti multinazionali.

I Mapuche sono l’unico popolo originario a non essere stato conquistato e sottomesso al colonialismo spagnolo 500 anni fa. Sono rimasti indipendenti fino alla fine del diciannovesimo secolo.

Oltre ad essere il responsabile del land grabbing di tali aree, il regime fascista del comandante Pinochet è stato anche autore di una speciale legge antiterrorismo, ancora oggi in vigore, che permette carcerazioni preventive nei confronti degli attivisti mapuche che, da quegli anni, rivendicano l’appartenenza ai territori sottratti. Ben note sono le denunce dei continui abusi e molestie che lo Stato, tuttora, esercita contro tutte le minoranze.

(farodiroma.it)

Ad un anno dalla sua morte, ad opporsi alle disuguaglianze, oppressioni, molestie e abusi da parte dello Stato e delle Forze dell’Ordine, è il popolo cileno, vittima insieme a Camillo e altri diciannove mapuche prima di lui dell’insostenibile divario che frammenta la società cilena.

Per saperne di più, visita : https://mapucheit.wordpress.com

Questo articolo ha 14 commenti.

  1. Complimenti per questo spaccato, che va oltre alla semplice citazione storica. Una riflessione profonda e significativa.

    1. Grazie mille per il commento. 🙂

  2. È un articolo molto interessante. Leggerlo mi induce ad approfondire il triste destino di questa etnia di cui, lo confesso, conosco poco.

    1. Grazie infinite! È questo lo scopo dell’articolo, condividere con gli altri delle realtà poco conosciute!

  3. Rosamaria ho letto il tuo articolo veramente toccante e interessante, complimenti bravissima.

    1. Grazie mille Francesca, sicuramente ha delle pecche, ma ho fatto del mio meglio!

  4. Continua ad informarci!

    1. Ci proverò. Grazie del sostegno!

  5. L’articolo mette in luce un’altro angolo di mondo dove i diritti fondamentali delle persone vengono sistematicamente calpestati. La lotta e la protesta conducono alla morte nel silenzio assordante delle istituzioni internazionali

    1. A volte conosciamo quali sono i nostri vantaggi /diritti soltanto conoscendo realtà dove questo non avviene. Grazie e continuate a seguire questo meraviglioso spazio!

  6. Ringrazio e mi complimento per questo articolo che ho avuto l’opportunità di leggere. Triste purtroppo il destino di questo popolo il quale non riesce ad uscire da questa repressione.

    1. Grazie Milena. La sensibilità non è per tutti, ma informarsi e interessarsi a condizioni lontani da noi anni luce aiuterebbe molto la crescita del l’empatia.

  7. Un articolo di denuncia che, nel momento storico che stiamo vivendo ,di ritorno a forme di violenza sociale e di repressione del dissenso, praticamente in tutto il mondo, ci invita a non adagiarci nella rassegnazione, in America Latina come in Europa. Brava.

  8. Grazie mille per il commento! E grazie per averne colto il messaggio di fondo.

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