Campionato spezzatino… indigesto?!

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di Valerio Adamo

In Italia, abbiamo, purtroppo, il brutto vizio di emulare spesso e volentieri gli altri paesi: nelle mode, nel linguaggio, nelle pessime abitudini… Anche il nostro amato mondo del calcio non si esime da questa balorda tendenza.

Di cosa parliamo nello specifico? Arrivo subito a spiegare il mio disappunto… Tanti di voi, come me, saranno cresciuti con il mito delle partite domenicali delle ore 15:00. Almeno per me era un momento in cui ero certo di vedere mio padre, sempre impegnato con il lavoro e mio fratello, seduti sul divano per un paio d’ore a guardare e commentare ciò che accadeva nelle sette e ribadisco bene, sette partite, che la serie A offriva. Probabilmente sarò troppo conservatore e non riesco a vedere oltre le mie abitudini, cercando di boicottare tutte le innovazioni di questa era calcistica, di non capirne l’avanguardia del pensiero che porta ad un’astrazione del tifoso al punto tale da offrirgli partite per ben tre giorni e su fasce orarie diverse in modo da poter godere in lungo e in largo del suo sport preferito… Questa visione molto cattolica della lega benefattrice che porge l’altra guancia è sicuramente una lieta novella per lo spirito e un toccasana per la nostra continua ricerca della felicità, ma… ma… ahimè non corrisponde a verità. Una visione un po’ meno Pascoliana del mondo mi suggerisce di vederne, indovinate un po’?! Un fenomenale tornaconto economico… Diritti TV, scommesse orbitano intorno a questo palinsesto come avvoltoi pronti a sfamarsi senza scrupoli.

Ricordiamo però che il nostro obiettivo, non è mai quello della polemica fine a sé stessa, ma deve essere sempre quello di una critica costruttiva che porti ad una soluzione in più che migliori il modo di approcciarci alla nostra quotidianità. Il disappunto e il malessere generale per questa soluzione sono stati palesati nelle dovute sedi, ma i poteri forti hanno lasciato abbaiare chi forza, se non ascoltato, non può averne. Non posso consigliare di non seguire più il calcio o non abbonarsi più perché predicherei bene e razzolerei male, pertanto procedo con questa metodologia: cerco di non dimenticare mai il motivo che mi ha spinto sempre ad interessarmi al calcio, cioè trascorrere del tempo con i miei cari e non pongo mai al primo posto la TV qualora essa precludesse attività alternative da condividere in famiglia, oppure ancora mi do un limite da non sforare per dedicare il tempo libero del mio fine settimana ad altri interessi come lo sport o la lettura. Non è possibile che secondo loro, l’appassionato avanzato, non un simpatizzante, debba trascorrere ininterrottamente dalle 12:30 alle 23:00 la propria domenica seduto sul divano, non è eticamente e fisicamente corretto. “Il calcio è là fuori!” recitava un noto slogan di una pubblicità, ecco, appunto! Pertanto dovremmo invogliare a convogliare il tutto in un orario storicamente comodi per poi lasciare spazio a tutto il resto, alla vita, quella vera, quella “là fuori!”. Non lasciamo che atrofizzino il nostro cervello, non facciamo della nostra passione la nostra condanna, ribelliamoci pacificamente spegnendo la TV dopo qualche ora e soprattutto, se la prima scommessa va male, non fa nulla, evitiamo di buttare patrimoni perché il match delle 12:30 non è andato come da previsione della scommessa… Deve vincere sempre la ragione, l’autocontrollo, la volontà reale della nostra personalità. Lo spezzatino? Non mi è mai piaciuto.

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