CATARTICA – Marlene Kuntz

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di Pino Puglisi

Non so se vi è mai capitato di mettere da parte un gruppo dopo averlo ascoltato e riascoltato diversi anni. Ovviamente il tempo passa, arrivano nuovi stimoli, in alcuni casi cambiano i gusti e si ascolta di tutto… Però può succedere che, a un certo punto della vita, questo gruppo ritorni e in realtà ti accorgi che non lo hai mai lasciato, un po’ come un amico/a che non vedi da molto tempo, con cui rincontrarsi è un’emozione fantastica.

Questa è la sensazione che ho provato con i Marlene Kuntz.

Più di dieci anni fa erano presenti nella mia testa in continuazione. Poi nel 2017 sono tornati definitivamente quando ho deciso di andare a un loro concerto LIVE, tour organizzato per celebrare i vent’anni del loro secondo disco “Il vile”. Lì mi sono reso conto che in realtà non sono mai andati via, riascoltare le loro canzoni è stata una goduria.

Se dovessi elencare tre gruppi fondamentali della scena rock alternativa italiana non sarebbe possibile non inserire i Marlene Kuntz (gli altri due sono gli Afterhours e i Verdena). Per iniziare l’ascolto dei Marlene è fondamentale partire dal loro album d’esordio Catartica, pubblicato nel maggio del 1994.

I Marlene arrivavano da Cuneo e nel 1994 avevano già alle spalle una buona gavetta, costruita su esibizioni più o meno fortunate. Cristiano Godano, il frontman del gruppo, nonché autore dei testi, è affiancato dall’altro chitarrista Riccardo Tesio, il batterista Luca Bergia e il bassista Luca Viano. Il duo Godano/Tesio sembrava costruito con precisione scientifica: tanto sfrontato e carismatico il primo, quanto (almeno in apparenza) timido e riflessivo il secondo. Assieme fondevano linee di chitarra inconfondibili, spigolose e accattivanti. Grazie ai Marlene Kuntz molti fan hanno iniziato a conoscere gruppi del calibro dei Sonic Youth o dei Pixies solo dopo aver ascoltato “Catartica”.

Tutto l’intero album merita di essere ascoltato fino in fondo più e più volte, però la sintesi più stupefacente risiede in Nuotando nell’aria, dove i quattro mescolano rabbia e melodia scrivendo i cinque minuti che faranno la fortuna della loro creatura musicale. Una storia d’amore terminata che resta nel ricordo del protagonista, la sofferenza per una figura femminile oramai perduta e le musiche caratterizzate da un crescendo finale ad altissimo contenuto emozionale. Gli altri sei minuti che entreranno nel mito saranno quelli di Sonica, vero manifesto musicale della band: un tripudio noise che sarà per anni un punto di riferimento delle loro esibizioni live.

“Catartica” è un susseguirsi di inni generazionali, a partire dall’iniziale M.K., acidissima critica contro il rap allora dilagante, che secondo la visione della band oscurava gli altri generi musicali. Per non parlare di Festa Mesta, altro manifesto rock che entrò subito nel cuore di tutti, tanto quanto le famosissime 1° 2° 3° e Canzone di domani.

I Marlene Kuntz hanno scritto un grande capitolo della musica alternativa italiana, riascoltare questo album rievoca gli anni Novanta, è sempre un piacere farsi trasportare nel loro mondo fatto di riff di chitarra graffianti e da un perfetto incastro tra batteria e basso.

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