Cedi la strada agli alberi, di Franco Arminio

di Laura Ventimiglia

La prima volta non fu quando ci spogliammo
Ma qualche giorno prima,
mentre parlavi sotto un albero.
Sentivo zone lontane dal mio corpo
Che tornavano a casa.

8 aprile 2019, nella mia città inizia una settimana dedicata ai libri e alla lettura, da circa 10 anni un piccolo, grande appuntamento con la cultura e l’immaginazione. L’incontro che dà il via all’evento, quest’anno, è con il poeta Franco Arminio. Appena letta la notizia il mio pensiero vola subito ad una sua raccolta di poesie che ho amato molto e che ho deciso di raccontare in questo spazio. Avrei voluto parlare di altro questo mese, ma si sa, sono i libri che scelgono te, mica il contrario, e non puoi farci niente, il richiamo è irresistibile. Soprattutto in questo caso.

Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra è una raccolta di poesie che parlano di sud, di caldo, di terra, di radici, di amore, di famiglia, di origini, di antico… ma in un linguaggio nuovo, assolutamente contemporaneo, vicino ai giovani e al quotidiano e che passa attraverso la rete e i suoi social network. Una poesia non elitaria, dunque, bensì dei versi che arrivano a tutti, proprio nel posto in cui fake news e mediocrità sembrano farla da padrona e non c’è più spazio per la lentezza. Eppure anche lì, dietro quegli schermi incantatori e con sfumature patogene, anche lì può nascondersi la bellezza elegante e profonda della poesia, se poi a parlare è Franco Arminio: zitti tutti! Si può solo leggere con lentezza, accogliendo ogni singola parola con dolcezza, proprio quella che lui decanta…

Abbiamo bisogno di contadini,
di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.

Attenzione, fragilità, dolcezza. Tutti temi urgenti, oggi più che mai. E questa urgenza traspare dalle parole di Franco Arminio, poeta delle piccole cose, delle piccole grandi gioie (e dolori) del quotidiano. Poeta del sentire. Già, perché in un’epoca alessitimica, riuscire a sentire qualcosa dentro di sé attraverso i versi di una poesia è un piccolo bagliore di speranza per il domani. Per l’oggi, per l’esserci in un hic et nunc sempre più fugace. E ti viene da pensare che l’umanità, in fondo, non è morta.

Una passeggiata in campagna, sotto il sole, in piena estate, con una punta di comune dolore, quotidiano e sopportabile. È difficile parlare di poesia, parlano così bene i versi, arrivando al cuore, che spesso risultano superflue le parole in più.

Perciò riporto qua un’ultima poesia, e poi il silenzio.
Ringrazio mio padre
per il malumore,
mia madre per l’ansia,
il mio paese per la neve e il vento,
ringrazio uno per uno
tutti i disamori,
ringrazio i rancorosi,
gli scoraggiatori militanti,
ringrazio i morti,
gli ammalati,
i malestanti.

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: