C’era una volta a..Hollywood

di Salvatore Di Venti

Tempo di lettura: 2 minuti

Titolo originale: Once Upon a Time in… Hollywood
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito
Anno: 2019
Durata: 161 min
Genere: commedia, drammatico
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Produttore: Quentin Tarantino, David Heyman, Shannon McIntosh

Anni 60… gli anni della rinascita dopo la guerra, della leggerezza, degli spaghetti western e delle prime minigonne, gli anni che Quentin Tarantino sceglie per la sua nuova produzione: C’era una volta a….Hollywood.

Titolo azzeccato, a mio parere, dato che si tratta di una vera e propria “favola” ispirata a una storia vera. La pellicola non ripercorre esattamente i fatti accaduti ma ci mostra una realtà alternativa di stampo tarantiniano.

Tarantino rispolvera un particolare evento reale, l’eccidio di Cielo Drive, che vede protagonisti il regista polacco Roman Polanski, la sua bellissima moglie Sharon Tale (interpretata da Margot Robbie) e l’assassino Charles Manson, e vi inserisce dei personaggi di fantasia che avranno il compito di modificare gli eventi, soddisfacendo il senso di giustizia e anche un “pizzico” di vendetta che risiede nel cuore del caro regista.

Per questo non poteva mancare l’attore che ha già soddisfatto Tarantino modificando uno degli eventi più significativi della storia, il “bastardo senza gloria” Brad Pitt nei panni dello stuntman Cliff Booth, controfigura di Rick Dalton, popolare protagonista della serie televisiva western Bounty Law, interpretato dal bravissimo Leonardo Di Caprio. Dalton deve vedersela con la nascita di un nuovo cinema ed è alle prese con un ruolo cinematografico diverso dal solito, cosa che gli procura una temporanea mancanza di fiducia in sé stesso che droga e alcool alimentano.

Il focus è totalmente incentrato alla vita dei due amici e colleghi Booth e Dalton e dell’attrice Sharon Tale: un primissimo piano su problemi, stati d’animo, stile di vita e pensieri dei tre protagonisti intenti a farsi strada nell’industria cinematografica Hollywoodiana.
È come se al regista interessasse solo osservare i propri protagonisti, a voler trasmettere allo spettatore quella magia che c’è nel guardar vivere gli altri.

Insomma, difficilmente a mio parere questa pellicola si apprezza a prima vista. Credo che essere a conoscenza della vera storia e lasciarsi trasportare con pazienza dalla finzione costruita attorno possa essere una chiave di lettura che ti porta a vedere il cinema di Tarantino come “il cinema delle seconde”. Le seconde opportunità.  Vivere per una seconda volta determinati eventi con la possibilità di cambiarne il corso dando libero sfogo ai nostri desideri, accarezzando la possibilità di un mondo come vorremmo che fosse, e perché no anche con un pizzico di sanguinaria rabbia, inutile nasconderlo, è il desiderio di un po’ tutti noi quando vediamo andar tutto per il verso sbagliato.

Viene spontaneo chiedersi, il cinema può salvare il mondo? Oppure è solo un mezzo per permettere ai vinti di regolare i conti con i propri carnefici in un mondo parallelo?

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