Giulia. 2292 chilometri.

2292 Km. 1525 km. 1753 Km. 1861 Km.

Parigi. Torino. Chambéry. Lione.

Chilometri: per ricordare a noi stessi che qualunque viaggio, per quanto lontano, presuppone un punto di partenza e con esso un orizzonte di cose e persone verso il quale sempre guardare.

È curioso ma il primo ricordo che mi viene in mente quando penso ai viaggi e agli spostamenti degli ultimi anni è l’immagine della strada abituale, appena prima del rientro a casa.

Quando ero piccola e con la mia famiglia uscivamo da Enna, mi capitava di sonnecchiare nei sedili posteriori e quando rientravamo, di sera tardi, guardavo l’immagine prima di avvicinarci ad Enna: il profilo inconfondibile del monte e della sua catena di luci attorno che nella mia mente di bambina sembrava una collana di perle attorno al collo di una giovane donna. Di lì a poco sapevo che mi sarei stesa sul mio letto e coperta col piumone al dolce tepore di “casa mia”.

È un’immagine che ho portato sempre con me in questi anni.

Prima tappa: Parigi, la città dei desideri.

La prima volta che sono atterrata a Parigi è stata un’emozione enorme intravedere la Tour Eiffel dall’aereo! Era il mio primo viaggio completamente da sola e me la sarei dovuta cavare per un anno.

Parigi è una città immensa da tutti i punti di vista: la vastità delle strade, la folla, la complessità della burocrazia… Per la prima settimana ogni volta che ho messo piede fuori da casa, mi sono persa. Uscivo sempre armata di mappa e buona volontà (non avevo ancora lo smartphone7 anni fa!).

La bellezza di questa città è quasi una promessa: vedi sfilare tutti i tuoi desideri davanti a te, alcuni dei quali nemmeno sapevi di avere.

Quando vivi in una piccola città e conosci da sempre le persone che fanno parte della tua vita, qualcosa in te si cristallizza. È come se la tua identità non potesse cambiare. Ecco, io credo che nella particolare fase di vita in cui sono partita per l’erasmus – a 21 annuzzi – questo processo era ancora in atto. A mano a mano che camminavo per quelle strade enormi e alzavo lo sguardo meravigliata verso i monumenti e le persone che popolavano i miei nuovi orizzonti, qualcosa in me cambiava. Mutando i paesaggi soliti, scoprivo di avere altro in me e le strade che fino ad allora avevano delimitato la mia visuale si ampliavano a dismisura per disegnare un profilo incerto, ma entusiasmante.

Penso di essermi persa tante volte e non intendo solo per le strade di quella magnifica città.

Ho fatto tutte le cose che ha fatto un qualunque studentello erasmus in qualunque posto sia andato: cose in sé di nessunissima importanza o tantomeno eroismo. Quello che trovavo eroico di quella città è stato l’entusiasmo delle persone che ho incontrato: quella sensazione contagiosa di aver avuto dalla vita un’occasione unica e la voglia di mostrare il meglio di sé. Ogni persona che ho incontrato in erasmus – e a Parigi se ne incontrano tante – ti raccontava un po’ di sé e del suo paese e poi ascoltava con sincero interesse la tua storia. Che faccia sbalordita mostrava di solito il mio interlocutore, quando scopriva che venivo dalla Sicilia. “Che fortuna!”, mi dicevano. E alla fine mi sono convinta anch’ io: e chi lo sapeva, prima di partire a Parigi, di vivere in un posto così bello?

Ma è così: le cose in aperta esposizione non ci sorprendono più e dobbiamo percorrere molti chilometri per vederle davvero. Perché a furia di vedere una cosa, alla fine non la vedi più.

I miei due posti preferiti (a parte le innumerevoli bellezze storico-artistiche che potete trovare in qualunque guida) sono la biblioteca del museo George Pompidou e l’’Île aux Cygnes.

Alla biblioteca si accede dalla parte opposta rispetto all’ingresso del museo e spesso devi pure fare la fila di un’ora, un’ora e mezza (le file a Parigi sono praticamente per qualunque cosa, ma ne vale sempre la pena). Ci si può innamorare decine di volte mentre si fa la fila a Parigi.

Una volta dentro, ti sedevi a questi tavoli enormi e ogni tanto ammiravi i tetti della città dalle enormi vetrate trasparenti. Così ti poteva capitare di ritrovarti accanto a un matematico assorto nei suoi calcoli o ad una stilista di moda che perfezionava i suoi numerosi modelli e disegni.

Più di ogni altra cosa quella città mi dava la sensazione – per una provinciale come me – di partecipare a un qualcosa di più grande e maestoso, di essere al centro del mondo (ma può darsi anche che fosse il delirio di onnipotenza tipico della gioventù).

L’Île aux Cygnes, invece, è un isolotto artificiale sulla Senna, meno frequentato dai turisti, che ti permette di vedere la città dal suo ventre : le due sponde della città sfilano a lato e alla fine appare imprevedibile la replica della Statua della Libertà. Questa statua è stata costruita dallo stesso ideatore della Statua della Libertà di New York – Bartholdi– e fu offerta alla città di Parigi dai francesi residenti negli Stati Uniti, in occasione del primo centenario della Rivoluzione francese. È un posto molto suggestivo.

Fine prima parte

Leggi qui la seconda parte. Giulia. 1186 chilometri.

Giulia Lodato

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