Coach Carter di Thomas Carter

di Salvatore
Di Venti

Titolo originale: Coach Carter

Paese di produzione: Stati Uniti

Anno: 2005

Durata: 136 min

Genere: drammatico, sportivo

Regia: Thomas Carter

Sceneggiatura: Mark Schwahn, John Gatins

Produttore: Brian Robbins, Mike Tollin, David Gale, Nan Morales (co-produttore)

Mi capita spesso di cercare nel titolo di un film, più che trama, sceneggiature e attori di valore, un paladino, si proprio così, un guerriero, un condottiero coraggioso, un saggio che sappia mostrarmi come affrontare alcuni problemi che girano  attorno alla mia vita.

Domenica mio fratello mi ha presentato un film con protagonista un guerriero realmente esistito, che di coraggio ne ha da vendere e che mi ha letteralmente trasmesso un grandissimo potere, di cui sto per parlarvi. Lui è Coach Carter (Samuel L. Jackson), ex giocatore professionista di basket, che si trova ad allenare gli Oilers della Richmond High School, scuola dove, tra l’altro, ha mosso lui stesso i primi passi.

Potrebbe sembrare il classico film sportivo, quello con i soliti discorsi motivazionali attraverso cui l’allenatore riesce a trasformare giocatori sfigati in veri e propri atleti di talento, vincendo ogni singola partita. Ma Thomas Carter, regista specialista in pellicole di formazione, ci parla di una vera e propria collaborazione tra coach e allievi, ragazzi privi di educazione e con scarse probabilità di salvarsi dal mondo della criminalità.
Usando un termine tecnico del basket, possiamo dire che Carter gioca un vero e proprio alley-oop (un passaggio alto vicino il canestro che permette ad un compagno di schiacciare). Con una faticosa parabola, deciso a scavalcare diversi avversari, tra cui la chiusura mentale dei genitori di ragazzi, la rassegnazione delle strutture educative che considerano gli studenti ormai spacciati e, concedetemi il termine, la merda che si trova facilmente per le strade. A ogni singolo giocatore Carter dona una palla ricca di sapere, speranza, cultura ed educazione da schiacciare a canestro elevandosi al di sopra degli avversari che vogliono impedire questo importante punto, un punto che chiamerei “salvezza di vita”.

E vorrei che Coach Carter fosse visto non per la fotografia ma per la quantità di speranza che trasmette, e che mi piace sottolineare citando uno dei ragazzi della squadra di  Carter:

La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. Ѐ la nostra luce, non la nostra oscurità, che più ci spaventa. Agire da piccolo uomo non aiuta il mondo. Non c’è nulla di illuminante nel rinchiudersi in sé stessi così che le persone intorno a noi si sentiranno insicure. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che c’è dentro di noi. Non è solo in alcuni di noi. Ѐ in tutti noi. Se noi lasciamo la nostra luce splendere, inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso. Appena ci liberiamo dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.


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