Come si forma una costellazione – Mitologia Pop

di Salvo Balistreri

Orfeo, Euridice e la costellazione della Lira

Oggi vi parlerò di uno degli amori più grandi di tutti i tempi. Un amore che arriva a sfidare la morte, che supera i confini imposti sulle umane membra.

Orfeo è quello che oggi definiremmo “figlio d’arte”. Non poteva che finire per fare il musicista avendo Apollo, dio della musica, come padre e Calliope, musa del canto, come madre.
Il padre, notando le incredibili capacità del figlio, gli donò la Lira. Questo strumento a sua volta era stato donato ad Apollo dal fratello Hermes, che appena nato lo aveva costruito tendendo delle corde sul carapace di una tartaruga.
La musica di Orfeo incantava ogni creatura vivente e non. Gli uccelli restavano sospesi a mezz’aria, i pesci si sporgevano sopra la superficie dell’acqua pur di sentirlo cantare; si narra che pure gli alberi e i monti si muovessero per cercare di udire meglio le sue note.

Orfeo, Pierre Amédée Marcel Béronneau, 1897 

Un giorno conobbe una ninfa, Euridice, di cui si innamorò follemente. Euridice era una Amadriade, ninfe che vivono all’interno degli alberi e sono ad esso strettamente legate. Secondo il mito, se l’albero muore anche la ninfa cessa di vivere. Per questo gli dei puniscono violentemente coloro che non rispettano gli alberi (Greta avrebbe sicuramente approvato la cosa!).
Euridice contraccambiava l’amore del giovane e, ammaliata dalla sua arte, decise di accettarne la proposta di matrimonio.

Ma Orfeo non era l’unico spasimante della ragazza. Anche Aristeo, uno dei suoi fratelli dedito alla pastorizia e all’apicoltura, ne era infatuato. Il giorno delle nozze Aristeo decise di prendere Euridice contro la sua volontà mentre la ninfa stava facendo il bagno in un lago. Per scappare dalle grinfie del suo carnefice, Euridice pestò un serpente velenoso che la morse su di un tallone e la uccise. Per vendetta le altre ninfe distrussero gli alveari di Aristeo.

Euridice, marmo bianco, Joseph Edgar Boehm 1880

Quando Orfeo apprese la tragica notizia non esitò un attimo e decise di andare a riprendere l’amata direttamente dal Mondo dei Morti. Imbracciò la sua lira e partì (ovvio no?).

L’accesso all’Aldilà non è consentito ai vivi e gli dei avevano ideato una serie di durissimi ostacoli per evitare che i mortali vi entrassero. Grazie alla sua musica Orfeo riuscì a superare ogni limite imposto.
Le note della sua lira convinsero il vecchio traghettatore Caronte a fargli attraversare il grande fiume Stige. Anche il feroce Cerbero, il cane a tre teste che impediva ai morti di tornare nel mondo dei vivi e ai vivi di entrare nel Regno dei Morti, si fece mansueto al passaggio del musicista.

Orfeo giunse al cospetto di Ade, il dio degli inferi, e della moglie Persefone. Qui l’eroe dovette far sfoggio di tutto il suo talento per convincere i due a restituirgli Euridice. Dopo un lungo concerto Ade cedette e assecondò la richiesta ma ad una condizione: Orfeo non avrebbe dovuto guardare l’amata fino a che entrambi non avessero lasciato l’Oltretomba.

Non tanto semplice come clausola. Mettetevi nei panni del nostro eroe: avete alle spalle la persona che amate e che pensavate persa per sempre ma non potete girarvi a guardarla.

Così iniziò la risalita degli amanti dalle profondità degli inferi, accompagnati da Hermes che aveva l’incarico di verificare il rispetto del patto.
I tre si inerpicarono per un arduo sentiero denso di opaca caligine e circondato da mutuo silenzio.*
In quel silenzio Orfeo, avanti a tutti, continuava a suonare la sua lira ma era divorato dal dubbio che Ade lo avesse ingannato. Il dio degli Inferi non era di certo noto per la sua lealtà. Più volte tentennò non sentendo i passi dell’amata dietro di lui ma proseguì consapevole che le anime non fanno rumore nel loro cammino (che poi non è che fosse del tutto certo di questa cosa!).

Molte volte Orfeo fu tentato dal voltarsi ma il desiderio di riabbracciare Euridice gli diede la forza per resistere e riprendere il cammino. A volte smise di suonare cercando di udire un sospiro…ma niente (mi sa che le anime non sospirano neppure).

Finalmente il suo corpo venne investito dal calore dei raggi solari. Impaziente si voltò a cercare lo sguardo di Euridice ma la ninfa si trovava ancora nell’Oltretomba. Si era attardata, il piede morso dal serpente le provocava ancora dolore. Così l’Amadriade morì per la seconda volta.

Hermes prese il braccio della ragazza e la riportò indietro.

Orfeo ne fu sconvolto, nulla ebbe più senso per lui. Decise di non voler vedere più altre donne e di viaggiare per il mondo portando con sé soltanto la sua Lira e la sua musica che dal quel momento fu molto cupa e non trattò più d’amore. Durante il suo vagabondare incontrò le menadi, devote a Dioniso, il dio della vitalità e del vino, nel pieno di un rito orgiastico. Orfeo rifiutò di unirsi a loro e per questo venne ucciso e smembrato e la sua testa gettata in un fiume vicino.

La testa di Orfeo finì proprio sopra la sua Lira che galleggiava sul corso d’acqua e proseguì nel suo canto. Zeus, il dio di tutti gli dei, colpito dalla scena decise di prendere la Lira e porla in mezzo al cielo sotto forma di stelle.

Così si formò la costellazione della Lira che ancora oggi, nelle notte estive, possiamo ammirare esattamente sopra la nostra testa.

Versioni alternative

Vi sono molte versioni di questo mito (SPOILER nessuna di queste finisce bene).

·In una versione durante la risalita Euridice continua a chiedere ad Orfeo di girarsi.
-Amore mio, perché non mi guardi?-Non mi riconosci più?-Non mi ami più?-Le tue orecchie hanno dimenticato il suono della mia voce?-

Finché il ragazzo, sconfitto dal dolore nel sentire quelle parole, si volta e perde per sempre la possibilità di poter riavere con sé la sua amata.

·Un’altra versione vuole che Orfeo si volti verso Euridice prima che questa sia uscita perché durante il tragitto ha capito che riportare in vita l’amata è solamente un gesto egoista che non farà altro che costringerla a morire una seconda volta. Orfeo capisce l’ineluttabilità della morte propria mentre sta per sconfiggerla.

·Una cosa è comune a tutte le versioni: Orfeo si volta prima che Euridice sia tornata nel mondo dei vivi. In una delle versioni recenti, Hermes dice:

-Orfeo si è voltato-

Ed Euridice risponde:
-Orfeo chi?-
Perché, secondo questo mito, dopo la morte perdiamo la memoria di quello che siamo stati.

Orfeo ed Euridice nelle cultura contemporanea

Orfeo solitario, Olio su tela, Giorgio de Chirico, 1973
Euridice, canzone dell’album Blumùn di Roberto Vecchioni, 1993
Al di là dei sogni (Where dreams may come, 1997) di Vincent War
Orfeo, canzone dell’album Stato di necessità di Carmen Consoli, 2000
Caliti junku, canzone dell’album Apriti sesamo di Franco Battiato, 2012
Poema a fumetti, (racconto per immagini del mito di Orfeo in chiave moderna) di Dino Buzzati, Mondadori.

Orfeo Solitario, Giorgio de Chirico

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