Confessioni di un uomo morto. Il viaggio.

A volte tutto appare limpido e chiaro nelle nostre menti.
Come in un crudele dipinto settecentesco, avverti il grigiore del tempo perduto e l’incertezza di quello che lentamente ti lacera dentro.
Immobilizzato su di una sedia, fissi le lancette che, inesorabilmente, scandiscono il nostro tempo, perdendo di vista l’obiettivo più importante: te stesso.
La mente vaga, in cerca di un luogo sicuro, un rifugio in cui terminare il proprio pellegrinaggio inaspettato.
I tuoi ricordi, i tuoi pensieri, finiscono sempre nello stesso dannato abisso che da origine a un vortice d’insicurezze e infondate paure.

Per la prima volta avvertii il silenzio non come angosciosa assenza ma come vitale e oscura presenza.
Forse illusione, forse pazzia, o un meschino scherzo del destino, ma nella notte ho ritrovato me stesso. Nel buio la mia luce.

Ho intrapreso un viaggio per ricordare un tempo ormai passato.
Tutto finisce con la ricerca di una felicità che noi disprezziamo.
La luce ci colpisce nudi e indifesi.
Di fronte a noi solo il silenzio di una (lunga) attesa.
Nulla ha più un suo significato

Il cielo diventa sempre più scuro.
L’illusione del ritorno sembra svanita per sempre.
Sento Il mio volto coperto da una nube,
non sono certo di questa stessa vita.
Ho paura di morire.

Mi sono perso,
perso nella mia mente.
Il ritorno indietro è impossibile.
Bisognerebbe abbandonare tutto
e ricominciare dall’inizio.
Mi sono perso,
perso nella mia mente.

Distinguere il bene dal male non è più un gioco.
Non possiamo continuare a lottare.
Dobbiamo andare avanti.

Mi sono perso,
ma da oggi questa strada diventerà la mia vita.

Fabio Lolicato

Fabio Il viaggio

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