Di nebbie, di viaggi, di valigie. Partire o rimanere?

di Elisa Di Dio

Quando Terra Matta qualche mese fa mi propose di scrivere per il suo blog ho immaginato per un attimo che sarei diventata come quelle social media writers capaci di raccontare i loro tormenti/dubbi/propositi più o meno buoni, relativi al teatro sì, ma magari anche a costume, società, moda. Io ci ho sempre provato, lo giuro, ma non ci riesco. A volte desidero lambire il lato frivolo della vita nella scrittura, ma niente, non ce la faccio proprio. Però, ci sto lavorando. È che quando mi ritrovo con un foglio bianco davanti, va beh, lo schermo bianco, subito mi viene voglia di urlare al cambiamento, che sia sociale, culturale, green, sostenibile, etico, politico, locale o globale, ma di quello mi piace occuparmi. Sarà l’effetto dei tempi, chissà. E stasera, ancor di più. Questo è il pezzo da consegnare durante la Settimana santa. Qual è il nesso, penserà chi mi legge. Eh no, il nesso, se vivi a Enna, lo trovi, eccome se lo trovi. Il mondo si ferma da noi durante la settimana santa, e circa un paio di migliaio di uomini, di età diversa, dagli otto agli ottantotto anni e oltre, nonché donne, in ruoli lievemente subalterni, ma ugualmente significativi, preparano una straordinaria rievocazione della storia narrata dai Vangeli, a proposito della passione morte e resurrezione di Cristo. È materia di fede, senz’altro, ma anche di uno straordinario dramma sacro che fa di Enna una delle città d’Italia in cui è affascinante rivivere i riti pasquali, immersi in un silenzio ovattato e austero, complice anche la nebbia che da noi non va via quasi mai, ostinata più di ogni possibile primavera. Fatto sta che la Pasqua, così come il Natale, o le vacanze estive, diventa il tempo dei ritorni. Quelli dei parenti lontani, e soprattutto, da un ventennio a questa parte, dei giovani che, dopo gli studi presso le scuole superiori del territorio, partono per formarsi in atenei di città diverse, quasi sempre oltre lo Stretto di Messina, per poi continuare a vivere altrove, perché anche il lavoro e la carriera diventano prospettive reali, ancora una volta, solo fuori dalla Sicilia.

La città immobile e rituale, consegnataci dai secoli della dominazione spagnola, si confronta con quella in continuo divenire, cangiante e frenetica di chi parte, curioso e fiducioso nel futuro, torna per un po’, e dopo, spesso sfiduciato e colmo di disincanto, vorrebbe non potersene andare ma sa che non può, perché queste terre che hanno Mito, Storia, Tradizioni e Natura non sanno come vivere tutta questa esuberante bellezza, farla conoscere, trasformarla in ricchezza, prosperità condivisa, scenario di sviluppo. No, niente, qui tutto è sublimemente giocato sul vuoto a perdere del sentimento di chi se ne va, e andandosene lascia da queste parti un pezzo di sé, come se fosse un ricciolo di nebbia impigliato fra le case mangiate dal tempo: tutto è giocato sulla nostalgia feroce, a volte smarrita, di chi resta, e assiste, sgomento, al vuoto creato in ogni contesto sociale: parrocchie, scuole, locali pubblici, associazioni, gruppi di amici, tavole apparecchiate solo per due o per uno, senza più figli né nipoti, senza più voci né risate.

L’assenza è un vuoto che pesa, da noi. Mi viene in mente questo ossimoro, mentre leggo e guardo intenerita e ammirata la locandina che promuove un evento dal titolo La nebbia e la valigia. Chi resta, chi parte e chi torna, forum sull’emigrazione dei giovani, che si terrà presso il caffè letterario Al Kenisa, il 20 aprile alle ore 17:00. Questo incontro, con aperitivo, scambi di storie, pensieri ed esperienze, è un’iniziativa dell’associazione ex alunni del Liceo Classico Napoleone Colajanni di Enna, e ha come immagine chiave della sua comunicazione il dipinto celeberrimo del Viandante sul mare di nebbia, del tedesco Caspar David Friedrich, manifesto del Romanticismo nordico, e anche elemento iconico di riferimento per noi che, studiando i dolori di Werther, i tormenti a mezzo lettera de la Nuova Eloisa rousseuiana e quelli di Ortis a Lorenzo Alderani, ci immaginavamo tutti un po’ così, titanici pellegrini dell’essere, nelle brume incerte del  futuro, simbolicamente condensato nella massa in tempesta di quell’oceano di nebbia.

Per la generazione dei nati fra gli Ottanta e i Novanta, i cosiddetti millennials, o generazione Y, figli dell’Erasmus o Next generation e via definendo, la nebbia è divenuta l’orizzonte perenne del loro vivere e muoversi nel mondo. Da qui il titolo, La nebbia e la valigia, che ha sapore d’endiadi, non riuscendo più a capire cosa venga prima, se la nebbia da cui si proviene, o la valigia che ragazze e ragazzi, a un certo punto, sono costretti a impugnare, in un’altalena di sentimenti contrastanti: attesa e speranza, voglia di farcela e sogno, tanto bruciante quanto improbabile, del ritornare. Scrivere di questo appuntamento per questo blog ha un sapore dolceamaro, perché proprio Terra Matta è una realtà concreta e virtuale dentro cui si intrecciano le storie e l’impegno dei tanti collaboratori, che sono veri e propri migranti culturali, o forse perché io carico l’evento di giorno 20 di timori che mi appartengono, essendo madre di un’adolescente che, presto o tardi, immagino, chiederà di andare altrove per provare a realizzare progetti che, se coltivati  esclusivamente in terra di Sicilia, rischiano di rimanere solo sogni a mezz’aria. Mi piace ricordare che una delle anime di questo momento di approfondimento e confronto sarà l’ennese Michele Pedone, ricercatore di Storia romana, autore di pubblicazioni, con corsi tenuti presso l’università di Pisa e non solo. Ho avuto il piacere di riabbracciare Michele durante una recente trasferta teatrale romana, ritrovando in lui la brillantezza e l’entusiasmo che trasferisce, non solo nei suoi studi e nel confronto con gli allievi, ma anche nella guida dell’associazione dei giovani ex studenti del liceo cittadino.

Facciamocela un’idea, da qualsiasi parte stiamo, con il cuore, con la testa, con gli affetti, il lavoro. Il 20 aprile sarà il momento giusto, ad Al Kenisa, per cercare di capire, sperare, progettare, condividere equilibri più stabili, e orizzonti più liberi e magari un po’ più luminosi di quelli del quadro di Friederich.

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: