DOGMAN di Matteo Garrone

di Salvatore
Di Venti

Tempo di lettura: 3 minuti

Lingua originale: italiano
Paese di produzione: Italia, Francia
Anno: 2018
Durata: 102 min
Rapporto: 2,39:1
Genere: drammatico
Regia: Matteo Garrone
Soggetto: Matteo Garrone, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso, Fabio e Damiano D’Innocenzo, Marco Perfetti, Giulio Troli
Sceneggiatura: Matteo Garrone, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso
Produttore: Matteo Garrone, Jean Labadie, Jeremy Thomas, Paolo Del Brocco

Dogman è un film tratto da una storia vera, quella del cosiddetto “delitto del canaro”, che vede Francesco De Negri, detto “er Canaro”, uccidere e seviziare l’amico-persecutore Giancarlo Ricci, ex pugile noto per furti e risse, temuto e malvisto nel quartiere della Magliana di Roma.

Al contrario di come si possa pensare, il film non ripercorre esattamente i fatti accaduti con l’intento non di farci rivivere esattamente l’atrocità del gesto, ma il regista, Matteo Garrone, ti trascina, senza possibilità di fuga, in quel mondo caratterizzato da vendetta, rassegnazione, alienazione e indifferenza.

Ad aiutare il regista c’è la tetra ma funzionale fotografia di Nicolaj Brüel, che ci porta all’interno della periferia di Roma, dove la brutta edilizia e la desolazione nelle strade fanno da padrone. Scenario dell’inquietante vicenda, tre i luoghi principali: un compro oro, una vecchia sala giochi e il piccolo locale di toelettatura per cani del rispettato e rispettoso Marcello (interpretato da uno straordinario Marcello Fonte) innamorato del proprio lavoro, dei suoi clienti a quattro zampe e della figlia Alida.

Amore e rispetto però non sempre hanno la possibilità di camminare su strade sicure, spesso sono costretti a soccombere a dei mostri più potenti di loro.

Infatti al protagonista si pianta davanti il più grande ostacolo che potesse capitargli di incontrare, quello delle scelte sbagliate, della malavita, della droga, e, il peggiore di tutti, quello dell’indifferenza del mondo. Semplificando tutto, possiamo dire che si impone davanti al gracile Marcello il possente Simone (interpretato da Edoardo Pesce).

Simone è il bullo di zona, autore di furti e violenze verso gli abitanti del quartiere, accanito cliente di Marcello, che gli procura la droga e partecipa con lui ad alcune rapine subendo i suoi soprusi. I due sono legati da un rapporto che subisce continue metamorfosi, andando dall’odio e dal disprezzo più profondo a sentimenti di grande amicizia, facendo trasparire la difficile condizione del “debole” che, in una società assente e disinteressata, si trova a spesso a cedere davanti al più forte.

Io mi sono ritrovato a seguire il racconto senza conoscere nei dettagli il delitto della Magliana né lo stile del regista, quindi con addosso solamente una coperta di emozioni che man mano andava stringendosi sempre più forte al petto, quasi a non lasciarmi respirare. Più venivano fuori le difficoltà del protagonista nell’affrontare il suo rapporto con l’arrogante Simone e di conseguenza con quello degli altri abitanti e con la sua amata Alida, più avevo difficoltà a godere dell’ossigeno della mia stanza. Ma la curiosità di scoprire il finale mi spingeva ad andare avanti: potevo riprendere a respirare bene o mi sarei consapevolmente spento tra i brutti pensieri?

Tranquilli, sono vivo e per fortuna respiro ancora. Ma il finale, dove vittorioso non sarà Simone né tanto meno Marcello, lascia veramente l’amaro in bocca, perché ad avere la meglio è qualcosa, qualcuno che io sinceramente non ho ancora capito cosa o chi sia, se esiste realmente o è solo immaginazione, se chiamarla paura o vigliaccheria, se definirla realtà o finzione. Non saprei, però ciò che ha vinto è qualcosa che spesso ha la meglio ai danni della serenità, della gioia di vivere e dei sacrifici.

Si dice “conosci il tuo nemico e riuscirai a sconfiggerlo”. Ecco cosa è importante: la conoscenza dei nostri nemici, che siano astratti o reali, perché in fondo possediamo le giuste armi per poterli sconfiggere, tutto dipende dalle nostre scelte e dai nostri sì.

Nel 2018 è uscito Dogman, nel 2019 Joker. Vedo molte similitudini tra i due lungometraggi. Spero che nel 2020 possa uscire un film dove il debole possa avere la meglio.

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