Donne e calcio: un binomio storico tutto da scoprire.

di Giovanni Adamo

Il binomio tra il sesso femminile e il calcio è sempre stato, nella nostra società, un qualcosa di misterioso e controverso, ma la storia insegna che ritenere questi due universi diametralmente opposti sia soltanto un mito.

Tornando indietro nel tempo, infatti, le prime partite di calcio tra donne risalgono addirittura al 1795 nei pressi di Musselburgh, in Scozia. La prima associazione di giocatrici femminili è stata fondata, invece, nel lontano 1894 in Gran Bretagna, dove, negli anni della Grande Guerra, alle donne fu permesso di lavorare in ambiti da cui erano state sempre escluse, come quello industriale. Nel 1917, le operaie della Dick, Kerr & Co., fabbrica di munizioni di Preston, pensarono di trascorrere le loro pause di lavoro facendo attività sportiva, scegliendo proprio il calcio come passatempo preferito. Nel Natale dello stesso anno sotto lo sguardo quasi incredulo di circa 10mila persone, fu organizzato il loro primo incontro “ufficiale” contro le colleghe della Arundel Coulthard Factory. Le “signore del Kerr”, sotto la guida del capitano Alice Kell, vinsero per 4-0, devolvendo l’incasso della partita, circa 600 sterline di allora (poco meno di 40mila sterline di oggi), per la cura dei soldati feriti. La Dick, Kerr’s Ladies F.C. fu sciolta nel 1965, dopo 828 partite disputate, di cui 758 vinte.

Nonostante un precoce e speranzoso esordio, il calcio femminile ha avuto, tuttavia, uno sviluppo abbastanza tormentato negli anni centrali del Novecento, tanto da essere persino vietato dalla Football Association dal 1921 al 1971.

Da allora, però, ci sono stati notevoli progressi a livello internazionale: negli Stati Uniti d’America, le donne costituiscono, infatti, più del 40% di tutti i giocatori di calcio; in Sudafrica, nel 1974 è stata costituita la South African Women’s Football Association (SAWFA), un’organizzazione gestita da donne bianche, ma, aperta anche ad altre etnie. Le calciatrici e le donne sudafricane in generale hanno contribuito notevolmente alla lotta contro l’apartheid e – da quando è stata fondata la prima squadra nazionale di calcio femminile nel 1993 – sono diventate icone ispiratrici e modelli di riferimento per migliaia di donne e ragazze.

In Iran, il calcio ha significato addirittura rivoluzione e libertà per l’intera nazione, ma, in particolar modo per le donne, ridando loro voce e speranza in occasione della qualificazione della nazionale iraniana alla Coppa del Mondo FIFA 1998 in Francia. Sfidando, infatti, un divieto durato decenni ed urlando: “Siamo anche noi parte di questa nazione, e abbiamo il diritto di festeggiare! Non siamo formiche!”, si unirono ai festeggiamenti invadendo lo stadio Azadi di Teheran per accogliere i loro beniamini al rientro dalla storica trasferta in Australia.

Il 1991 è l’anno della prima Coppa del Mondo femminile FIFA,vinta dalla nazionale statunitense. Esattamente 20 anni dopo il Giapponediventa, invece, la prima squadra asiatica femminile a salire sul tetto del mondo.

Dagli anni della Rivoluzione del pallone iraniana ad oggi, il rapporto tra il mondo femminile e quello del pallone è ulteriormente cambiato e migliorato. Sono sempre più numerose, infatti, le società, dilettantistiche e professionistiche, di stampo femminile e maggiore è l’importanza data dalle federazioni, nonché dalla stampa, al gentil sesso. In maniera direttamente proporzionale è in costante aumento anche la percentuale di “quote rosa” che ricoprono ruoli di vertice e di coordinamento all’interno di società calcistiche di caratura nazionale ed internazionale.

Tra le più importanti e potenti a livello planetario spicca senza dubbio Marina Granovskaia, da anni braccio destro di Roman Abramovich, magnate russo e patron del Chelsea, che le ha affidato le trattative di mercato dei Blues. Fredda e determinata, quando si tratta di acquistare e vendere giocatori, non teme alcun tipo di sfida e di interlocutore. Karren Brady è, invece, la vice-presidente di un altro storico team londinese, il West Ham United. Con un passato da amministratore delegato del Birmingham, l’esperienza non le manca di certo. Apprezzatissima dalla famosa tifoseria degli Hammers, vanta milioni di followers in tutto il mondo.

Un altro grande personaggio femminile del calcio internazionale è Alona Barkat, la presidentessa dell’Hapoel Beer Sheva. Sotto la sua guida, infatti, la società israeliana è tornata a vincere il campionato nazionale dopo 40 anni privi di successi. Il suo rapporto con i tifosi è così speciale da aver reso pubblico il suo numero di cellulare per poter ascoltare i loro punti di vista.

Tra le storiche rappresentanti italiane in questa special-list si collocano Rosella Sensi, per anni presidente della Roma dopo la scomparsa dell’amato papà Franco, Valentina Mezzaroma, a lungo dirigente del Siena e Barbara Berlusconi, attualmente presidente della onlus Fondazione Milan, ma, con un trascorso recente nel CdA della società rossonera.

Facendo un breve excursus storico delle più celebri donne di spettacolo del nostro calcio, non possiamo non ricordare il famoso sgabello dal quale Alba Parietti conduceva la trasmissione sportiva Galagol?, la simpatica Simona Ventura di Quelli che il Calcio, sino a citare le conduttrici che oggi rendono più piacevoli i pre e post partita del nostro campionato come Ilaria D’Amico e Diletta Leotta.

Proprio il nostro “Bel paese”, è stato, soprattutto nelle ultime settimane, luogo di diversi episodi, goliardici e non, che hanno dato nuova linfa alle chiacchiere, quasi carnevalesche, dato il periodo in cui ci troviamo, inerenti il rapporto tra donne e pallone.

Basti pensare, infatti, alla ormai nota tripletta Wanda-Icardi-Inter, ben diversa dallo storico Triplete dei nerazzurri del 2010, o, restando nel capoluogo lombardo, alle simpatiche, ma non banali, dichiarazioni di Ringhio Gattuso (leggi qui), passando per Francesca Costa, mamma del neo talento giallorosso Zaniolo e nuova star del web grazie ai suoi selfie, che non sono, infatti, sfuggiti alle Iene (qui il video).

L’episodio più eclatante e discusso resta, senza dubbio, quello legato all’ex campione del mondo italiano 1982, Fulvio Collovati, resosi protagonista di dichiarazioni discutibili, inerenti le competenze tattiche del gentil sesso, durante la diretta della trasmissione televisiva Quelli che il calcio (guarda le dichiarazioni), in seguito alle quali è stato “squalificato” dalla Rai per due puntate.

“Troppe chiacchiere”, però, rischiano di far male alla nostra salute ed al nostro calcio!

Mi piace pensare, piuttosto, che il calcio, lo sport più amato e seguito al mondo, non divida, bensì unisca.

E nonostante per Vujadin Boskov “Se uomo preferisce donna a finale d Coppa dei Campioni allora forse è bravo fidanzato, ma non vero uomo” e per Elizabeth Hogg “I calciatori sono gladiatori inzaccherati, il cui unico fine nella vita è infilare un surrogato del cranio umano in mezzo ai pali”, mi auguro…

che ogni giorno accada una piccola Rivoluzione del pallone;

che le donne si ritrovino nei pub o davanti la tv per parlare di calcio e per guardare la propria squadra del cuore sorseggiando una buona birra;
che donne, uomini e bambini riempiano gli stadi di tutto il mondo come accadde a Teheran per festeggiare insieme e gridare “goal!”…

Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del «goal». Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica.” (Pier Paolo Pasolini)

Perché in fondo, Il pallone, è come una donna, ama le carezze”.(Eric Cantona)

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