E che… calcio! “Son”, anzi, siam tutti felici per te.

Giacarta, 1 Settembre 2018.

Una città ed una data che resteranno impresse nella memoria dei calciatori sudcoreani che hanno preso parte ai Giochi Asiatici 2018, certamente per l’obiettivo sportivo e professionale raggiunto in campo con la maglia che rappresenta la nazione guidata attualmente dal presidente Moon Jae-in, ai danni dell’ostico Giappone, ma soprattutto per il valore simbolico ed umano che la stessa competizione rivestiva.
Infatti, la nazionale sudcoreana ha abbandonato la “campagna russa” prima del previsto mancando la qualificazione al secondo turno del Mondiale di Russia 2018, perdendo la possibilità di ottenere l’esenzione dal servizio militare obbligatorio di 22 mesi per merito sportivo.

Una storia tra le storie, senza alcun dubbio degna di nota, è quella del calciatore degli Spurs: Son.

Il 26enne sudcoreano di nascita, ma, cosmopolita calcisticamente parlando, grazie all’esperienza maturata nel vecchio continente ed in campo internazionale. In Bundesliga con la maglia dell’Amburgo prima e quella del Bayer Leverkusen poi;  successivamente, in Premier League proprio al Tottenham,  grazie ai 25 milioni di euro sborsati dai londinesi per il suo cartellino, rendendolo il giocatore asiatico più pagato di sempre. Grazie alla conquista dei Giochi Asiatici Son Heung-Min ha messo la parola “fine” al suo personale incubo e non dovrà interrompere la sua carriera.

Una città ed una data che scrivono l’ennesima emozionante pagina di quel romanzo che trova il suo filo conduttore nel connubio, mai banale, tra sport e politica.

Basti pensare all’assurdo e malinconico Mondiale argentino dei Desaparecidos, durante il quale migliaia di studenti ed oppositori di Videla vennero torturati e non tornarono mai più a casa, o alla celebre notte in cui Tommie Smith e John Carlos, a piedi scalzi sul podio dei 200 metri alle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico, alzarono il pugno verso il cielo, con quei guanti neri simbolo del black power.

Questa volta, però, ha vinto il più debole e quindi non resta che dire: “Son” ,anzi, siamo tutti felici per te!

 

Giovanni Adamo

Son

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