Eurocalcio. Mou, “lo special one” duro a morire.

In Inghilterra, ormai da settimane, tiene banco la questione allenatore in casa United. La sponda rossa di Manchester sta continuando a vivere un post Sir Alex Ferguson altalenante. La dirigenza di Old Trafford,aveva individuato nello “Special One” la cura a tutti i mali interni allo spogliatoio del teatro dei sogni, lo psicologo per eccellenza, il plurititolato Josè Mourinho.

Mourinho ha allenato club tra i più grandi al mondo: Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid. Può vantare di aver vinto ovunque, campionati, coppe nazionali, e soprattutto Champions League; impresa più grande:il “triplete” con l’Inter di Moratti, capitanato da Javier Zanetti.

Cosa sembrerebbe mancare? L’impronta dell’allenatore, le sue squadre non spiccano mai per un gioco eccezionale ma per solidità, affidabilità, sicurezza, unione di intenti. La fase difensiva delle squadre del portoghese, la velocità delle ripartenze sono tutte conseguenze di un gioco di squadra costruito sulla testa prima che sulle gambe.

Sabato scorso, al termine dei primi quarantacinque minuti giocati contro la squadra di Rafa Benitez, chiunque avrebbe dato per spacciato il manager dello United, esonero pronto e prime indiscrezioni su Zinedine Zidane come suo successore.

Poi… la scintilla, il cambio di rotta, Mou nello spogliatoio parla ai suoi calciatori, ai suoi uomini. Un confronto deciso, una resa dei conti, un vero e proprio patto di non belligeranza tra lui e la squadra, su tutti Paul Pogba. Richieste tattiche del centrocampista francese esaudite, entra in campo Marouane Fellini, Pogba viene spostato sulla trequarti avversaria e cambia il match: Mata, Martial, Sanchez! Partita ribaltata, Newcastle sconfitto, il risultato finale è 3-2.

Sarà stata la svolta? Continuerà lo “Special one” a confermarsi tale? TO BE CONTINUED…

Valerio Adamo

special one

Rispondi

Chiudi il menu
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: