Eurotrump – Mondovisioni

di Mario Margani

Sabato 18 maggio si terrà a Milano il comizio dei sovranisti europei. Il capo della Lega e Ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha invitato a partecipare alcuni degli esponenti dei partiti con i quali formerà il gruppo sovranista sugli scranni del parlamento europeo. 

Su quel palco salirà anche Geert Wilders, recordman di islamofobia. Per le sue posizioni e dichiarazioni spesso sconfinanti nell’insulto, si è attirato nel corso dei decenni le minacce di morte da buona parte dei gruppi terroristi e jihadisti esistenti. Per questo motivo vive sotto scorta 24 ore su 24 dal 2004, anno dell’omicidio del regista Theo Van Gogh ad opera di un fondamentalismo islamico.

“Eurotrump”, il terzo film di Mondovisioni presentato al Garage giovedì 16 e sabato 18 maggio, con regia di Stephen Robert Morse e Nicholas Hampson, rappresenta un documento raro su Geert Wilders. Per la prima volta il politico olandese ha concesso a un giornalista, Stephen Morse, di affiancarlo per diverse settimane e di effettuare un’intervista approfondita. Si trattava della campagna elettorale 2017 per guidare i Paesi Bassi.
Nonostante i sondaggi avessero dato per favorito il PVV – Party for Freedom, il suo personalissimo partito, di cui è fondatore, segretario e ad oggi unico membro ufficiale, Wilders arriverà secondo dietro al leader dei popolari Mark Rutte, premier olandese dal 2010. 

La sconfitta di Wilders fece tirare il fiato a molti giornalisti e politici, che la interpretarono come un segnale di frenata nella crescita dei movimenti di estrema destra europei. Pochi mesi prima Trump aveva preso possesso della Casa Bianca.
Non era così, oggi possiamo dirlo. Anni di dichiarazioni e retorica di destra hanno lasciato un segno indelebile nella politica dei Paesi Bassi, così come in quella di molti altri paesi europei. 
Da alcuni anni, ormai, visioni e parole che 30 anni fa nessuno si sarebbe permesso di dichiarare in pubblico, sono entrate nei salotti e nei talk show olandesi. Immigrazione, Islam, terrorismo. Il mantra che Wilders con la sua lingua affilata ha imposto come priorità nel dibattito politico. 

Alle elezioni provinciali di qualche mese fa il Partito di Wilders ha accusato un calo di consensi e si è nuovamente piazzato al secondo posto, ma non certo a causa di una crescita dei popolari o di altri partiti moderati o di altro credo politico, bensì a favore di colui che è già stato rinominato “il nuovo Wilders” nei Paesi Bassi: il trentaseienne Thierry Baudet, che mette insieme le idee del fiero rappresentante della Dutchness con acconciatura alla Beethoven, con una maggiore spigliatezza sui social ed un’aria da intellettuale dandy anti-europeista, giusto un pizzico più avveduto nelle sue dichiarazioni contro l’Islam, ma in prima linea su tutte le teorie complottiste anti-establishment europeo.

Perché uno dei paesi economicamente più forti dell’UE ha vissuto questa svolta a destra, islamofoba ed anti-europeista?
Perché uno dei paesi più felici al mondo secondo diverse classifiche appoggia in numero costantemente crescente seminatori di odio?
Odio, xenofobia, sopraffazione, memoria corta: sono frutto di momenti storici di crisi economica e sociale, o sono dei tratti endemici del nostro sistema economico basato su accumulo, accentramento, plusvalore e isolamento sociale?
La normalizzazione di Wilders e della sua visione della società è avvenuta anche grazie alla strategia attendista di popolari e socialisti. Come si fa a non farsi dettare le priorità nel dibattito pubblico?

Di queste ed altre domande parleremo con chi vorrà dopo le due proiezioni di Eurotrump.

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