Fedeltà di Marco Missiroli

di Eleonora Carpi

Fedeltà è un libro “cinematografico”, in cui la telecamera di Marco Missiroli si muove fluida da un personaggio all’altro, con piani sequenza a volte lunghi, a volte più brevi. Montaggi accurati in un’alternanza tra campi profondi e primi piani. Il lettore segue così il movimento di inquadratura, acquisendo un punto di vista sempre diverso sulla storia.

A fare da sfondo ci sono la Milano borghese e letteraria, e quella più nascosta, notturna, delle periferie e delle lotte clandestine dei cani. E poi c’è Rimini, dove il tempo sembra essersi fermato.

Gli era affiorata una consapevolezza: che il mondo esteriore – i fatti e l’attualità e i cambiamenti di un’epoca – tutto fosse stato surclassato dal proprio tempo interiore – l’ossessione, l’intimità, i marchingegni viscerali –, come se al di fuori del proprio ecosistema ogni cosa sfumasse”.

L’ecosistema di cui si parla è quello di Carlo Pentecoste, professore universitario e scrittore irrisolto. Su Carlo si apre la prima inquadratura del libro e si apprende il motore iniziale della storia: il professore è stato sorpreso in bagno in atteggiamenti equivoci con una studentessa, Sofia Casadei, e ha raccontato “il malinteso” a Margherita, sua moglie.
L’ecosistema di Margherita, all’apparenza una donna controllata e leggera, inizia così a gravitare intorno all’idea di Carlo e Sofia, inseguendo l’ossessione di sapere cosa sia realmente successo. Poi c’è Andrea, il fisioterapista di Margherita, e il desiderio provocato dal contatto tra i corpi, ma anche il mistero della sua vita nascosta. Nel passare da un mondo interiore all’altro, ci si perde insieme ai personaggi nel tentativo di stabilire il confine tra desideri, che si tramutano in ossessioni, e fatti reali, accaduti.
La madre di Margherita, Anna, diventa uno scoglio a cui sia i personaggi che il lettore si ancorano alla ricerca di conforto dalle proprie incertezze.

Missiroli, con raffinatezza di scrittura e pensiero, non fornisce una risposta univoca alle domande e ai dubbi che i personaggi, di volta in volta, si pongono su cosa significhi essere fedeli. L’idea di (in)fedeltà è esplorata nel romanzo senza alcun giudizio e morale, ma piuttosto affiora come un’ombra umana intrinseca anche ai legami d’amore più tenaci come quello tra Carlo e Margherita. C’è l’(in)fedeltà dei corpi e quella immaginata e desiderata, ma c’è anche l’(in)fedeltà al proprio orientamento sessuale, alle proprie ambizioni e talenti.
Chi legge si trova così a domandarsi insieme alle voci del libro: quanto sono fedele? Vorrei essere infedele? Qual è la lotta del mio mondo interiore?

Consiglio questo libro a chi voglia perdersi nelle proprie (in)fedeltà e trovare nuove domande e  – forse – anche delle risposte.

La lettura  può essere accompagnata da un vino rosso rubino delle colline emiliane, dal sapore intenso ma frizzante, come il Marcello. Per chi gradisce anche una musica di sottofondo, consiglio un disco di Ornella Vanoni, cantante milanese dell’intimità e dei sentimenti, la cui musica riecheggia tra le pagine di Fedeltà.

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