Ferite a morte – Serena Dandini

di Enrica Frigerio

“Ferite a morte” nasce nel 2013, come libro e come spettacolo teatrale, con l’intento di raccontare le vite di donne che sono state vittime di femminicidio. Serena Dandini si pone una semplice domanda: “E se le vittime potessero parlare?”,e risponde creando un posto, forse un paradiso, in cui a ognuna di queste donne viene concessa la possibilità di raccontare la propria storia. Nasce così una serie di monologhi che ridà vita a donne, ragazze o bambine, uccise solo perché appartenenti al genere femminile. L’autrice inventa nomi, cambia luoghi, intreccia casi e mescola nazionalità, ma ogni monologo è riconducibile, purtroppo, a fatti realmente accaduti.

Fra le pagine del libro troviamo non solo donne che sono state uccise da mariti, ex e compagni, in quelli che generalmente i mezzi di informazione si ostinano ancora a chiamare “delitti passionali”. Incontriamo anche donne lapidate perché hanno commesso adulterio, ragazzine soffocate perché hanno cercato di ribellarsi a un matrimonio combinato, bambine uccise ancora prima di nascere perché si sono rivelate femmine.

“Ferite a morte” inizia con una citazione dell’Antologia di Spoon River [Dove sono Ella, Kate, Mag, Edith, Lizzie…Tutte, tutte, dormono sulla collina] e termina con una serie di dati agghiaccianti, sull’Italia e altri paesi, da cui emerge che gli omicidi contro le donne si verificano ormai con una cadenza matematica di una vittima ogni due-tre giorni. I dati svelano anche che, in Italia, il femminicidio è solo la punta di un iceberg, l’evidente e coerente conclusione di una serie di violenze e soprusi nascosti che possono andare avanti per un’intera vita.

Nell’introduzione, Serena Dandini dichiara: “Finché in Italia il tema del femminicidio non sarà al primo posto nella famosa agenda di qualsiasi nuovo governo, le donne non si fermeranno e si faranno sentire con ogni mezzo. Mi auguro che “Ferite a Morte” diventi uno di questi”.

Perciò leggete questo libro. Non importa con cosa deciderete di accompagnarlo, non sarà un bicchiere di vino a farvi mandare giù queste storie più facilmente. Leggetelo, tutto d’un fiato o poche pagine per volta, ma immergervi nella sua rabbia e nella sua sofferenza, e riemergetene con la voglia di farvi sentire anche voi.

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