Fondo. L’era dell’indignazione.

Indignati, gli indignati dovunque e per qualunque cosa.

Negli ultimi giorni tutti parlano della cosiddetta “acqua Ferragni”. Nonostante sia in commercio da quasi un anno, l’onda social arriva con grosso ritardo e travolge la giovane influencer italiana.

Esistono acque minerali di lusso ed Evian è semplicemente un’azienda francese, appartenente al colosso agroalimentare Danone, che commercializza questo prodotto. In particolare, dal 2008 la ditta ha iniziato a produrre bottiglie griffate da designer e personaggi di spicco tra cui: Christian Lacroix, Jean Paul Gaultier, Kenzo e molti altri tra cui, ultima, la sopracitata Chiara Ferragni. Le bottiglie in passato hanno sfiorato il costo di 14 dollari. In questa ottica di collezionismo ed edizioni limitate va inserita, dunque giudicata, la ormai famosa bottiglia che perde la sua funzione di contenitore e assume quella di oggetto di design. Non differente dalle bottigliette di Coca-Cola da collezione o da un raro modellino del Millennium Falcon. Sarebbe accettabile una critica estetica o una riflessione su cos’è moda o arte ma l’attacco a Chiara Ferragni, che di certo non decide il costo di un prodotto del quale è testimonial, mi pare di assoluta vacuità. Questa critica sterile non fa che aumentare la popolarità della Ferragni che è, lei stessa, un prodotto della nostra società, un piccolo tassello che trova il suo posto in un sistema capitalistico profondamente ingiusto. La confezione da 12 bottiglie, venduta al modico prezzo di 72 euro, è andata esaurita.
Sicuramente fa impressione vedere un prezzo così alto per un bene così prezioso. Per quanto mi riguarda non acquisterò mai una bottiglia di acqua minerale di lusso e mi batterò sempre per avere acqua di ottima qualità, sicura e gratuita direttamente dai rubinetti di casa. L’acqua è una risorsa di prima necessità ed è importante assicurare l’accessibilità in tutto il pianete assumendo comportamenti adeguati, in campo civile, agricolo e industriale, per garantirne la purezza e la distribuzione, per noi e per le generazioni future.

Da indignazione a indignazione.

A Verona è stata approva una mozione anti-aborto a favore delle associazioni cattoliche che si oppongono all’interruzione di gravidanza.

Il vergognoso testo (Consultabile qui) addita l’aborto legale come la causa della crisi demografica del nostro paese, definisce “uccisioni nascoste” le interruzioni di gravidanza tramite l’assunzione della “pillola abortiva” e accusa i medici che praticano la procreazione assistita di “sacrificare ed eliminare embrioni umani”. Individuano come causa de “l’aumento dell’aborto come metodo contraccettivo” organizzazioni “ideologizzate” e portano a loro supporto, come fonte, il sito www.bastabugie.it, di cui già il nome dà idea di assoluta autorevolezza. Tutto questo in un contesto come quello italiano dove i medici obiettori di coscienza in alcune regioni superano il 90% e i pochi medici non obiettori vengono relegati a svolgere l’ivg come unico compito, dove l’aborto è ancora un tabù e il supporto psicologico concreto per le donne è inesistente o quasi, dove spesso nei consultori vengono adoperate pratiche subdole allo scopo di far perder tempo alle donne e far loro superare i tre mesi di tempo previsti dalla legge 194 del 1978. In un paese come l’Italia dove l’associazione spagnola  Citizen Go (che si professa contraria alle sedicenti teorie del gender, all’eutanasia e alle unioni omosessuali) poco tempo fa si è permessa di promuovere l’affissione a Roma  di uno squallido manifesto che riportava la frase: “L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo #stopaborto”.

manifesto

Il cartellone di 7 per 11 metri, successivamente rimosso perché considerato lesivo della libertà individuale, sociale e politica, accusava tutte le donne che avessero fatto ricorso all’interruzione volontaria di gravidanze di essere delle assassine. A maggio sulle pagine del nostro blog ricordavamo il 40° anniversario proprio di quella legge che provava a contrastare la piaga dell’interruzione di gravidanza clandestina e garantiva l’accesso a tutte le donne ad un aborto libero, gratuito e sicuro.

Per questi episodi c’è stato uno scalpore del tutto modesto e spesso circoscritto alle associazioni femministe che, da sempre, lottano per la parità dei sessi e che oggi saranno in piazza a Verona a ribadire le loro posizioni, insieme a movimenti LGBTQI e studenteschi, ai collettivi universitari e alle altre associazioni che lavorano per aprire spazi di libertà. Stiamo assistendo giorno dopo giorno allo sdoganamento di comportamenti offensivi e irrispettosi che da sempre sono parte della nostra cultura ma che con duro lavoro erano stati allontanati dal dibattito pubblico, che tornano oggi alla ribalta spalleggiati da un governo che anziché guidare la nazione con scrupolo e dedizione si lascia trasportare da queste ventate di regresso con il solo obiettivo di aumentare il consenso.

In questo clima di indignazione permanente la voce di chi combatte e si indigna per lotte che contano viene smorzata e sottovalutata. Cerchiamo di focalizzare le nostre energie e unire le nostre voci per contrastare le urla sempre più assordanti di razzisti, sessisti e fascisti. Per garantire i diritti guadagnati con il sudore che oggi non sembrano più garantiti e ottenerne di nuovi. Diamo un vero valore alla nostra indignazione e alla nostra protesta, diamo alla nostra rabbia dignità e utilizziamola per affrontare le ingiustizie del nostro mondo e del nostro paese. Adottiamo un atteggiamento critico sulle notizie che ogni giorno bombardano la nostra vista e assumiamo coscienza di ciò che ci circonda.

I tempi sono maturi per dare uno sfogo costruttivo alla nostra rabbia e cercare di alzare la testa contro questo modo indecente di pensare. Il nostro blog, attivo da pochi mesi, si propone come libero spazio di dialogo e confronto in cui i contenuti discriminanti vengono rigettati. La nostra associazione si pone da sempre al fianco dei più deboli e propone iniziative di inclusione e integrazione sul territorio, di lotta alla mafia e di promozione artistica e culturale.

Quel che mi auguro è che queste righe creino un dibattito pubblico o privato che possa arricchire tutti e migliorarci.

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Salvo Balistreri

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