Fragilità. Confessioni di un uomo morto.

di Fabio Lolicato

Un altro anno è appena giunto al termine.
Storie di vite non vissute, di rinunce e di sconfitte. 
Gli anni scorrono, la pelle invecchia, i capelli ingrigiscono. 
L’ animo sempre più stanco, logoratosi aspettando una morte che, giorno dopo giorno, puntualmente non arriva mai.
L’ansia di avere l’ansia. L’ansia di non vedere il domani. L’ansia d’impazzire. 
La paura di non essere capiti, di non essere presi sul serio.
Trappole dopo trappole create dalla nostra stessa mente per rendere questa vita un inferno. 
Come si fa a essere più intelligenti della tua stessa mente?

Come si fa a ingannare il proprio pensiero?
Pensieri, riflessioni, illusioni.
Una adolescenza vissuta nell’incredibile consapevolezza di essere immortali, svanita nella triste realtà della fragilità dell’animo umano.

Assapora il mio sangue versato su questi inutili fogli bianchi.

Macchia col tuo respiro questo inutile tempo

da cui ogni cosa ha avuto inizio.

Sconfiggi il male che nascosto nella luce

infligge dolore attraverso le preghiere.

Liberati dalle catene che ostacolano la tua libertà.

Fuggi lontano da qui, o demone del male,

perché tu porti pace ma nessuno capirà.

Voglio urlare, liberarmi da queste catene.

Voglio vivere, seguire la mia strada.

Nessuno deve fermarmi.

Io sono nato per essere me stesso.

Sei costretto a nasconderti.

Cerchi rifugio in false verità, ma la tua strada è il mio confine.

Portami con te, voglio scappare ormai, preda dei bianchi colletti.

Innalzami verso il cielo, o signore del male, solo tu conosci la mia strada.

Indicami il mio percorso, perché credo in te.

Credo in un qualcosa che non esiste.

 Voglio urlare, liberarmi da queste catene.

Voglio vivere seguendo la mia strada.

Nessuno deve fermarmi.

Io sono nato per essere me stesso.

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