Gee Whiz But This Is A Lonesome Town – Moriarty

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di Pino Puglisi

Anche questa volta è capitato tutto per caso, una mattina mi giunge alle orecchie una loro canzone, mi colpiscono subito, c’è qualcosa che mi attrae, sarà la voce sinuosa e accattivante di Rosemary Standley che mi ha portato direttamente nel loro mondo. Passo la giornata ad ascoltarli e approfondire la loro storia, decido così di parlarvene subito. 

Riflettendo più attentamente capisco che il vero motivo per cui ho deciso di parlare dei Moriarty è perché grazie a loro è possibile viaggiare anche solo con la mente e in questo momento non è cosa da poco. Provate ad ascoltarli, quando lo faccio mi immagino in qualche paesino della Francia o ancor più dell’Irlanda, a girovagare per le vie della città, e quando la sera per puro caso entro in un pub, sul palchetto ci sono i Moriarty a suonare live. Così ti innamori della loro musica, a fine concerto hai pure la possibilità di scambiare qualche parola con loro e il viaggio si arricchisce di nuove esperienze e nuove conoscenze. La bellezza del viaggio sta proprio lì, nello scoprire nuovi posti, allargare gli orizzonti e, perché no, anche conoscere nuova musica.

Mi è piaciuta molto la definizione di collettivo blues, loro sono una band formata nel 1995 da musicisti di origine francese, svizzera, vietnamita nati per lo più in Francia da genitori statunitensi. Sono un quintetto acustico, una miscela di folk, blues e country americano che uniscono esperienze di diversa provenienza: c’è chi è partito dalla Lousiana, qualcuno che ha girovagato per l’Italia – dove ha rubato una Olivetti Lettera 22, quella con cui sono state scritte le note del disco – per trovare finalmente tutti patria in Francia dove altri di loro già resiedevano.

Immagine che contiene testo, segnale

Descrizione generata automaticamente

Gee Whiz But This Is A Lonesome Town è un album estremamente sincero, diretto e in parte anche teatrale. Merito in gran parte va alla voce di Rosemary, ma sarebbe ingiusto non riconoscere i meriti di tutta la band, dal multistrumentista Tom alle chitarre di Charles e Arthur, dal contrabbasso di Zim ai batteristi Eric Tafani e Vincent Talpaert, reclutati per il live. La band rispolvera vecchi mandolini, chitarre, percussioni e armonica a bocca e tira fuori un lavoro di tutto rispetto.

Le canzoni proposte vanno dal folk-roots, come nella ballata iniziale di “Jimmy”, al galop (danza diffusasi specialmente nel XIX secolo in Francia e Inghilterra caratterizzata da un passo di danza molto movimentato) di”Private Lily” con dinamiche sempre crescenti, al tango per virtuosismi di fisarmonica e percussioni di “Animals Can’t Laugh”, fino al blues di “Hanoi Blue”. 

Ecco allora che, immaginare di ascoltare “Gee Whiz But This Is A Lonesome Town” da un vecchio grammofono a 78 giri viene facile e può aiutare a comprendere fino in fondo questo album.
Abbandonatevi alle loro sonorità d’altri tempi, magari con un bicchiere di vino in mano, e lasciatevi alle spalle per un momento i vostri pensieri. Buon ascolto! 

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