Geert Wilders, in breve.

di Paolo Rosi

Oggi, 18 maggio, Matteo Salvini concluderà la campagna elettorale per le elezioni europee con un live in piazza Duomo, a Milano, insieme ai “tanti amici” delle nuove estreme destre europee, tra cui la compagna di balere Marine Le Pen e un politico olandese semi sconosciuto al grande pubblico italiano.
Eppure Geert Wilders è il più ossigenato leader islamofobo in circolazione, il politico più minacciato nella storia democratica dei Paesi Bassi, nonché il leader del secondo partito, per numero di voti, del sesto paese più ricco d’Europa (il quinto è San Marino!).

Matteo Salvini, Geert Wilders e Marine Le Pen

Ma andiamo con ordine. Geert nasce nel 1963 nella molto cattolica e molto povera Venlo, cittadina di frontiera vicino al confine con la Germania. È il figlio più giovane di una famiglia operaia: padre autoctono, madre nata in quelle Indie Orientali Olandesi che sarebbero poi diventate Indonesia.
Wilders inizia la carriera politica negli anni ’90 come ghostwriter per il partito di centrodestra olandese, dopo una serie di “viaggi studio” in Israele e alcuni paesi arabi. Nel ’98 viene eletto parlamentare e dallo scranno di legislatore non si alza più, accumulando un primato – oltre 7000 giorni in Parlamento – di tutto rispetto anche per gli standard italiani.
La svolta arriva negli anni Duemila, momento buio della cosiddetta Olanda multiculturale scossa dall’undici settembre e da due cadaveri eccellenti: quello del politico populista anti-Islam Pim Fortuyn, ucciso per strada da un fanatico, e quello del regista Theo Van Gogh, assassinato nel 2004 da un appartenente al gruppo terroristico al-Takfir wa l-Hijra.
Proprio nel 2004, Geert Wilders viene cacciato dal centrodestra olandese, finisce sotto scorta per le minacce ricevute da un gruppo islamico e pianta il seme di quello che diventerà, nel 2007, il Partito per la Libertà (Partij Voor de Vrijheid – PVV). Una formazione, il PVV, nazionalista e populista, anti-immigrazione e anti-Islam, che vive di ombrose donazioni private e ha come fondatore, presidente e unico iscritto…Geert Wilders.

Sui soldi è presto detto. Per la legge olandese il PVV non può ricevere finanziamenti pubblici perché senza iscritti, mentre deve dichiarare tutte le donazioni private che eccedono i 4500 euro. Per questo sappiamo che a sostenere Wilders sono tanto gli olandesi (e.g. un’esperta di “terapie orto-molecolari nel campo della psci-neuro immunologia”) quanto fumose entità statunitensi (aziende fantasma con sede a Buffalo NY e ricche fondazioni pro-Israele che pubblicano libri intitolati “Progressive Racism” bastano a rendere l’idea?). Purtroppo per Geert però, il governo olandese ha ristretto la possibilità di ricevere finanziamenti da parte di soggetti non europei, mettendo il Partito per la Libertà un passo più vicino alla porta.

Sulla forma, Wilders ha invece sbancato. Nel silenzio delle istituzioni (anche europee) ha infatti ottenuto ciò che molti leader di estrema destra possono solo sognare. Ovvero un partito fantasma comandato da un capitano affiancato da fedeli sconosciuti, senza un programma di governo e senza organi collegiali. Geert, insomma, ha inventato un modo nuovo di fare politica in Olanda mischiato a un nuovo linguaggio, triviale e apertamente razzista, che gli ha permesso di conquistare il secondo posto alle elezioni del 2017 dopo una campagna elettorale incentrata sulla lotta alla “feccia marocchina che rende le strade olandesi pericolose”.

Proprio così.

A niente sono serviti i processi per istigazione all’odio razziale che Wilders ha dovuto affrontare nel 2011 e 2016. A niente sono serviti gli scivoloni di molti suoi collaboratori che hanno regalato al Partito per la Libertà il primo posto nella piramide degli scandali politici: sei solo lo scorso anno (più o meno quanti ne scoppiano in zona Lega ogni mese).
Scandaloso e scostumato che sia, Geert è ancora lì. E porterà a Milano una propaganda elettorale anti-Islam, anti-immigrazione e anti-Europa. Sempre sotto scorta, ossessivamente incancrenito su posizioni nazionaliste, sospettoso all’inverosimile a detta dei suoi ex giannizzeri, Wilders è una persona sola e potente, vittima della sua stessa creazione.

Thierry Baudet


Il consenso, questo invece reale, Geert Wilders però lo mantiene. Anche se in Olanda avanza una destra meno triviale, che porta il nome di Thierry Baudet: un ragazzo bello ed elegante che nega il cambiamento climatico, ma che non fa politica da vent’anni con riunioni segrete a porte chiuse, senza comizi né congressi, comandando un partito senza statuto tra i piedi e senza franchi tiratori alle spalle.
La cosiddetta nuova destra olandese, insomma, non è ancora quel carro armato che ha inventato Wilders. Una macchina intelligente e spesso sottovalutata, il Partito per la Libertà, che non ha mai governato i Paesi Bassi, ma che ha saputo trascinare una Destra e una Sinistra in profonda crisi elettorale verso posizioni sempre più conservatrici e razziste.

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