Gennaio ha dentro un fresco profumo di libertà.

di Elisa
Di Dio

Gennaio per me è un mese stranamente colmo di allerta emotiva: sarà perché porta nel nome stesso, con  il riferimento a Ianus, l’italico dio Giano protettore dei passaggi e delle soglie, l’idea della trasformazione? Oppure perché dentro questo mese, cupo di nubi e neve, si prepara nel ventre della terra una nuova, desiderata primavera? Non lo so, so solo che questo è un mese che amo e odio allo stesso tempo: mi regala da un lato tristezze ampie quanto i suoi cieli grigi, dall’altro, improvvise speranze, la voglia di nuovo che anticipa, di tanto, il calore della nuova stagione. Chissà. Da un paio di anni, gennaio è però per me, e per la scuola in cui insegno, il mese in cui si festeggia un compleanno, quello di Paolo Borsellino e così, già subito dopo l’Epifania, si pensa a un regalo per il giudice ucciso il 19 luglio del 1992 in via D’Amelio. A volere fortemente questo evento, da alcuni anni a questa parte, è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il movimento Agende rosse e La Casa di Paolo, realtà nate a Palermo dalla stessa volontà dei familiari che, insieme alla ristrutturazione dell’abitazione in cui è nato il giudice, hanno avviato un percorso di legalità, mobilitazione culturale e civile per creare nelle nuove generazioni, e soprattutto in quelle più a rischio, stimoli alla consapevolezza, al rifiuto delle logiche e della mentalità mafiosa. Grazie alla preside Giusi Gugliotta, io e le colleghe di Diritto, Rossella Trovato e Graziella Fasciana, abbiamo conosciuto la sociologa Linda Grasso, che, ogni anno, insieme a Salvatore, imbastisce con pazienza e tenacia la trama di una grande festa che viene ospitata in uno dei teatri più belli di Palermo, il Santa Cecilia, storica sede del Brass group. Per una sera il suo palcoscenico diviene lo spazio dove si sta insieme a una persona, non a un ricordo sbiadito. Rifuggendo dalla logica della commemorazione, Salvatore invita un gruppo di amici per far festa a un fratello che lui ama ricordare nei momenti di vita quotidiana, e così succede che, mentre lui ricorda la dimensione intima di Paolo, al contempo risuonano vive, attuali, coraggiose le parole che il magistrato donava ai ragazzi quando parlava nelle scuole o nel corso delle interviste. Una festa di compleanno si può dire riuscita quando fra gli invitati c’è allegria, quando partono gli applausi, quando la musica fa sognare e danzare, ed è per questo che ogni anno sul palco si alternano artisti palermitani e non solo, che donano a Paolo e a tutti i presenti, momenti di vera bellezza. Quest’anno, ad esempio, sono intervenuti Roberto Lipari e i giovani attori del cast de La mafia uccide solo d’estate. Nel corso delle ultime edizioni è stato un onore, per me, presentare due mie performances teatrali affidate alla sensibilità dei ragazzi del Federico II di Enna. Paolo Bono ed Elisa Giunta hanno raccontato con la forza e la freschezza dei loro anni, storie di ragazze e ragazzi a confronto con le parole e la vita del giudice. Quest’anno, in particolare, Elisa ha raccontato il legame speciale fra Paolo e Rita Atria, giovanissima testimone di giustizia, suicidatasi una settimana dopo l’attentato al “suo” giudice. Le parole sono importanti, creano intese fra le generazioni, tessono le trame limpide del nuovo che deve sostituirsi a un mondo al collasso, imbruttito dall’odio e dalla violenza. Intanto, nei giorni scorsi, una notizia è passata quasi inosservata: il 22 gennaio è stato dato un colpo durissimo alla mafia con l’arresto di sette persone accusate di far parte della ricostituita Commissione di Cosa Nostra e che volevano ridare vita alla famigerata Cupola. Fra questi Leandro Greco, nipote di Michele, boss storico della borgata di Ciaculli, ventottenne con smanie da capo dei capi. Ecco, contro tutto questo c’è il fresco profumo della libertà, suggerito da Paolo Borsellino, che ritorna nelle parole dei ragazzi che lo hanno incontrato e lo incontreranno, ieri, oggi, domani.
E allora, credo di non essere fuori tempo massimo per augurare anche da questa pagina di pensieri liberi e semplici, buon compleanno a Paolo, e per dirgli grazie, a nome mio e dei nostri ragazzi.

L’effetto non previsto dal tritolo dei mafiosi è la capacità che hanno le idee di uomini come Falcone e Borsellino di risuonare più forti che mai. E questi uomini sono più vivi oggi, che da vivi. La memoria non sbiadisce, si prende le sue rivincite. Alla faccia di quella montagna di merda che è la mafia e che sono i mafiosi.

A ripensarci, poi, gennaio non è così male. Racconta di una primavera lontana, è vero, ma che verrà nonostante il gelo dell’inverno. Come per Giovanni, Ninni, Boris, Carlo Alberto, Paolo, Peppino, Rita, Emanuela, Francesca, don Pino, Vito, e tanti e tanti altri ancora.


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