Giornalismo a fumetti e tanto altro: intervista a Giacomo Taddeo Traini.

di Salvo Balistreri
e Enrica Frigerio

Giacomo Taddeo Traini è un fumettista e illustratore nato ad Ascoli Piceno nel 1995. Dal 2013 vive a Padova, dove si è diplomato alla Scuola Internazionale di Comics. Per BeccoGiallo crea, nel 2015, la rubrica digitale di canzoni a fumetti “Jukeboxcomics”. Dal 2016 collabora come illustratore con Radio Sherwood, realtà per la quale cura la rassegna G.A.S.P. (Gagliarde Autoproduzioni Sherwood Padova) e conduce, in compagnia di Luca Scholl, il programma “Bonaventura”. Dal marzo 2018 cura, insieme a Mattia Ferri, STORMI, rivista digitale di informazione a fumetti. Nel luglio 2018 esce il suo primo libro, “Unidos Venceremos, storie dal commercio Equo e Solidale”, a cui segue un’altra storia breve sullo stesso tema, “Dalla Coca al Cacao”, e “Silvia Ruotolo-tutto ciò che libera e tutto ciò che unisce” realizzato in collaborazione con l’associazione Libera. Ha all’attivo diverse autoproduzioni, che non smette mai di stampare.

Domanda di rito: come e quando hai capito di voler fare il fumettista?

Ah madonna, in realtà ancora non l’ho capito! No, scherzo, penso di averlo sempre voluto fare. A casa mia si legge tanto e si disegna tanto. Mio nonno disegnava, mio papà sa disegnare: quando ero bambino il gioco con mio papà era proprio disegnare e indovinare cosa stesse facendo l’altro prima che finisse. Ho sempre disegnato e ho sempre letto un sacco di fumetti anche prima di saper leggere, cioè sfogliavo i Topolino. Uno dei miei primi ricordi di infanzia sono proprio io che leggo l’Uomo Ragno la notte di Capodanno tra il 1999 e il 2000, avevo cominciato a leggere da tre mesi e ci mettevo venti minuti per leggere una pagina, penso. Me lo ricordo come se fosse ieri, non mi sono accorto del passaggio del millennio perché stavo leggendo il fumetto. Era il numero 1 dell’Uomo Ragno 2099, quindi una tamarrata rara, però bello.
A 14 anni ho conosciuto per la prima volta un fumettista vero, Carmine Di Giandomenico, che già all’epoca era un fico, adesso ha pure disegnato Batman. L’ho conosciuto ad Ascoli, nella mia città. Lui è abruzzese ed era venuto a fare un incontro con i ragazzi per spiegare come si realizzano i fumetti, come si producono…molto interessante. Peccato che io arrivai proprio gli ultimi 20 minuti, stava disegnando a manovella Spiderman per i ragazzini, me ne sono fatto fare uno anche io. Mi ha disegnato in un nanosecondo questo Spiderman a mano libera, con un pennarello Giotto, e io non ci potevo credere. Lì ho iniziato a disegnare, disegnare veramente. Quando andavo al mare ricordo che mi portavo i pacchi di fumetti da copiare. Copiavo vignette su vignette, quel disegno lì l’avrò copiato cento volte. Ho passato un anno a copiare cose: copiare è il primo passo. L’anno dopo, Carmine Di Giandomenico è tornato e mi sono detto “Beh, minchia, questa volta non me lo faccio scappare!”. Sono stato lì tre ore, tutto l’incontro. E, mentre faceva disegni alla gente, io sono stato seduto a fianco a lui a parlarci, di tutto. Così l’ho conosciuto e ho capito che era una persona vera, un essere umano come me e come voi, e mi sono detto “Allora forse basta esercitarsi. Forse ci riesco anche io”. Prima avevo idealizzato il mestiere del fumettista, per me era una magia saper disegnare così bene. Quell’estate ho fatto la mia prima storia a fumetti. 

Qualche anno dopo, quando avevo circa sedici anni, ho realizzato la mia prima autoproduzione. Una canzone di Guccini – Addio – fatta a fumetti e, in appendice, una breve storia sull’uccisione di due partigiani raccontata da mia nonna. Impaginata in maniera becera: una cosa fatta in word, fotocopiata e tenuta insieme con lo scotch. La andai a vendere al primo banchetto della mia vita, a un concerto a Offida, paese vicino ad Ascoli, organizzato da Rifondazione Comunista. Da lì ne ho fatte molte altre, migliorando grazie a Dio di volta in volta.

Cos’è STORMI.info e com’è nata l’idea?

STORMI.info è una rivista digitale di giornalismo a fumetti antifascista, antirazzista, antisessista ed ecologista. Lo scopo è informare attraverso il fumetto. L’abbiamo creata io e un mio carissimo amico, sceneggiatore: Mattia Ferri. Ci siamo conosciuti nel mondo dell’autoproduzione, lui seguiva quello che facevo io e viceversa. Ci siamo incontrati la prima volta al Comic Book Festival di Treviso nel 2015. Abbiamo realizzato una storia insieme, scritta da lui e disegnata da me, che è finita in un’antologia prodotta da Mattia, la terza di McGuffin Comics: “Liberati dal male”. Dopo Mattia ha iniziato ad avvicinarsi a BeccoGiallo, con cui io già collaboravo. BeccoGiallo aveva un blog, “Pillole di giornalismo disegnato”, dove hanno collaborato tantissimi autori che negli anni hanno prodotto cose molto interessanti, ma non era molto seguito. Io sono entrato in contatto con BeccoGiallo proprio tramite questo blog, per cui ho ideato e curato la rubrica di canzoni a fumetti “Jukeboxcomics”. Pensavo sarebbe stato figo gestire il blog di BeccoGiallo ma da solo non me la sentivo, avevo anche altri progetti in ballo. A un certo punto è arrivato Mattia e inizialmente abbiamo pensato di gestire il blog insieme, ma poi l’idea è cresciuta e si è mutata fino a diventare qualcosa di completamente diverso, ovvero una piattaforma totalmente indipendente. Ha comunque in BeccoGiallo un alleato fedele, perché nasce da quel desiderio di informazione, memoria e lotta che avevano i due fondatori di BeccoGiallo quando la casa editrice è nata. Col tempo il modo di fare informazione è cambiato, secondo me e Mattia ci voleva qualcosa di più forte, di più combat. STORMI doveva essere un centro sociale a fumetti. Eravamo molto incazzati per il fatto che nessuno prendesse troppa posizione. In quel periodo se affermavi di essere antifascista venivi bollato come facinoroso. Invece no, cazzo, noi siamo degli antifascisti e siamo delle persone serie, e ci tenevamo a metterlo in chiaro. Pensavamo che non prendere posizione volesse dire lasciar scegliere la folla, e la folla sceglie sempre Barabba. STORMI è un progetto dai lineamenti molto chiari, se non ti sta bene non ci leggi e non collabori con noi. Invece, la cosa interessante è che molti autori hanno iniziato a proporci cose, le persone con cui ne parlavamo erano entusiaste, c’è stato un grande interesse anche da parte dei giornalisti che ci hanno intervistato. Un bella cosa. E tanti autori che non sono così combat, che non vengono dai centri sociali come noi o dalle autoproduzioni più underground, hanno espresso interesse per questo sito. Secondo noi il mondo dei fumetti sta prendendo posizione e STORMI è stata una risposta giusta al momento giusto. Non è diventato un sito influencer…però. Il motto è “Fumetti come molotov” che rappresenta la nostra rabbia. Deve essere una bomba che ti esplode in mano ma non ti fa male fisicamente, ti fa male nel cervello.

Com’è nato il nome?

È stato combattutissimo. Volevamo una cosa efficace e forte, che rimandasse all’idea di unità. Una sera è arrivata l’illuminazione: STORMI ci sembrò la soluzione finale. Dava il concetto di individui che riescono a fare molto di più nella collettività. In più non è stormo ma stormi, quindi dà l’idea di più comunità che comunicano tra di loro. Come tanti gruppi di autori che vivono sotto lo stesso tetto e insieme possono fare di più di quanto possano fare da soli. Poi è una parola breve ma dura. In più rimanda a BeccoGiallo, il cui simbolo è un merlo. 

C’è qualche argomento che vorresti fosse trattato di più?

Stiamo pensando di trattare di più una serie di tematiche ambientali, ne abbiamo un paio in cantiere. Un tema che abbiamo trattato ma ci piacerebbe incrementare è quello dei diritti delle varie forme di sessualità. Stiamo parlando anche di disabilità: è degno di nota un reportage scritto da Mattia qualche mese fa sul BASKIN, uno sport nato in Italia ma diffuso in tutto il mondo. È lo sport più inclusivo che esista, nella stessa squadra possono giocare sia disabili che normodotati. Le regole non sono ancora ben definite, cambiano continuamente proprio per poter includere sempre di più.  L’idea è raccontare storie di nicchia ma che potenzialmente siano applicabili a tutti noi, storie che vadano a trattare differenti aspetti della società di cui facciamo parte. A volte quelle persone di cui si parla un domani potremmo essere noi. Penso alla storia dello sfruttamento dei lavoratori stagionali in Versilia chiamata “Il litorale degli schiavi”. Domani un ragazzo che va a lavorare sulla litoranea e viene sfruttato, leggendo quella storia potrebbe capire quali sono i propri diritti e venire a conoscenza dell’esistenza di persone e associazioni a cui fare riferimento. 

L’ultima storia pubblicata su STORMI è “Il vangelo secondo San Precario. Storia di una polisportiva indipendente”. Che cos’è?

Un viaggio a fumetti nella storia della Polisportiva San Precario. Si tratta di una polisportiva padovana che esiste ormai da 12 anni e che ha valori molto simili a quelli di STORMI. Una realtà che ho scoperto qualche anno fa anche grazie a Sherwood e al circolo dei centri sociali padovani. Inizialmente mi ha colpito il loro modo di fare, un po’ da Ultras, tutti con il cappellino, la felpa, etc. Mi sembrava strano in un ambiente così vedere questo fomento per lo sport, che di solito è sempre prerogativa delle destre estreme. Poi ho scoperto che sono Supporters, non Ultras. Ho fatto una serie di interviste ad alcune persone della San Precario per capire meglio di cosa si tratta, e ho realizzato che il lavoro svolto dalla polisportiva è molto inclusivo, anche nei confronti di persone che non hanno mai fatto sport e mai ne faranno perché non sono interessate…anche se a volte capita che finiscano per farlo. Il mondo sportivo in San Precario è, appunto, inclusivo, non è fissato con il risultato, non esiste la competizione malata, quel machismo esagerato che si può trovare negli sport e che, spesso, spinge ragazzi e ragazze ad abbandonare. C’è una competizione sana e c’è una vita di spogliatoio sana. Lo sport, e la San Precario ne è dimostrazione, può raggiungere risultati a livello comunitario e sociale che nessuna manifestazione, evento, festival potrà mai raggiungere. È entrata in contatto con molte squadre di provincia e, come è noto, negli sport di provincia il tifo è notoriamente spostato a destra, per l’ideale di sport di cui parlavamo prima. Quello che accade è che questi tifosi si ritrovano accanto ai centri sociali, che per loro sono il male assoluto, con questi striscioni sull’inclusione, i tamburi, decine di persone che fanno festa…si rendono conto che giocano bene, che non fanno un coro offensivo né contro l’altra squadra né contro i propri giocatori, e che a prescindere dal risultato alla fine delle partite applaudono sempre gli atleti. Ogni partita, di qualsiasi sport, si conclude con il terzo tempo, dove si mangia e si beve tutti insieme, compresi gli avversari. Questo atteggiamento a volte spiazza le altre squadre, ma è quel tipo di atteggiamento che include e non dà adito a polemiche.
La San Precario è Fair Play. La San Precario è come dovrebbe essere lo sport.

Parliamo di Unidos Venceremos – Storie dal Commercio Equo & Solidale. Come è stato scrivere questo fumetto?

Unidos Venceremos è il mio primo libro distribuito in libreria, prodotto da BeccoGiallo. Ci sono sette capitoli che parlano di sette diverse cooperative del commercio equo e solidale nel mondo. É stata un’esperienza davvero interessante: è stato il mio primo impatto con il giornalismo a fumetti vero e proprio, e una delle prime occasioni in cui dovevo prendere delle storie vere e delle persone vere e farle parlare nel mio fumetto cercando di non far dir loro stronzate. In questa occasione non ho fatto io le interviste, ho preso del materiale di repertorio del Commercio Equo e Solidale. In gran parte ho utilizzato dei documentari girati da Aldo Pavan, documentarista molto in gamba che ho avuto il piacere di conoscere e che è rimasto molto colpito dal libro, cosa che mi ha fatto davvero piacere. Tanto materiale quindi mi è stato fornito, tanto altro l’ho cercato io per contestualizzare le realtà dal punto di vista socio politico, come per esempio studiare la guerra serbo-bosniaca per capire cosa cazzo è successo in Bosnia e per poter contestualizzare la cooperativa Insieme, che lavora appunto in Bosnia. 

Ho conosciuto una delle persone del fumetto, Ruth Salditos, che è proprio nel primo capitolo. É una donna che lavora in una cooperativa nelle Filippine che produce muscovado, zucchero di canna molto grezzo, buonissimo. La situazione è drammatica perché i grandi produttori locali stanno mettendo i piedi in testa ai produttori equo-solidali perché non vogliono che questa idea di lavoro sostenibile e ben retribuito si diffonda. L’estate scorsa hanno assassinato il marito di Ruth, insieme a sei suoi colleghi, che facevano parte di un’associazione umanitaria pacifista. Ho incontrato Ruth l’ottobre scorso, all’AltroMercato Campus a Verona. Lì ho incontrato anche due produttori di cacao colombiani, due ragazzi davvero tosti, di cui ho poi parlato in un successivo fumetto sul commercio Equo e Solidale che si chiama “Dalla coca al cacao”. Un racconto di venti tavole, dove fondalmente parlo del Perù e della Colombia, due comunità passate dalla produzione delle foglie di coca alla produzione di cacao.

Ultima domanda: Giacomo è autore, illustratore, curatore di una rivista on-line, organizzatore di eventi, conduttore di una trasmissione radio, cantautore… insomma, chi è Giacomo?

Ma che cazzo di domanda è? [ride]. Allora, quando me lo chiedono, io rispondo che sono un fumettista. Poi magari argomento, spiego che organizzo eventi, che faccio anche il venditore per Beccogiallo, ma, ripeto, di base faccio il fumettista. Perché il fumetto per tutta la vita è stato il mezzo che più mi è stato vicino, che più mi ha aiutato nella crescita, e quello grazie al quale ancora mi esprimo meglio, e con cui mi soddisfo di più a esprimermi. Nel tempo mi sono avvicinato anche alla musica, che gioca comunque un ruolo importante ma più di sfogo. Una volta pensavo che il mio sogno fosse proprio fare i fumetti e, per carità, è in parte ancora questo. Ma si creano sempre sogni nuovi: ad oggi credo che il mio sogno sia fare quello che decido io di fare. Mi rendo conto che la vita è fatta anche di rotture di coglioni, però voglio potermi scegliere queste rotture di coglioni. E il fumettista, il musicista, l’organizzatore di eventi, sono cose che più o meno mi permettono di farlo, e di creare delle cose come le ho sempre sognate. 

Per approfondire:

-Stormi.info (clicca qui)
-Il vangelo secondo San Precario. Storia di una polisportiva indipendente (clicca qui)
-Agonismo e delicatezza. Il baskin (clicca qui)
-Polisportiva San Precario (clicca qui)
-BeccoGiallo Edizioni (clicca qui)
-Unidos Venceremos. Storia del commercio equo & solidale (clicca qui)
-McGuffin Comics (clicca qui)
-Radio Sherwood – Bonaventura (clicca qui)
-Degrettica CP (clicca qui)
-Profusione (clicca qui)
-G.A.S.P. (clicca qui)

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